SCOMMETIAMO CHE. Yukio Mishima (pseudonimo di Kimitake Hiraoka), estroso ed eclettico artista giapponese di metà ‘900, prestando il suo genio malinconico, tipico della cultura nipponica, tanto alla regia, quanto alla recitazione e alla scrittura, soleva dire spesso: “scommettere con parsimonia non ha significato”. Perché scommettere poco se lo si può fare pesantemente? Una domanda che potrebbe essere girata benissimo a Vrenna e Ursino. Da qualsiasi punto la si guardi, la campagna acquisti del Crotone è stata imponentemente criptica e ha portato sulle rive dello Jonio ben 13 volti nuovi, o quasi. Da Oliver Kragl, primo tassello aggiunto lo scorso 4 luglio, a Stefan Simic, ghermito pochi istanti prima della chiusura delle porte dell’Hotel Melià. In mezzo i ritorni in pompa magna di Budimir e Trotta, la linea verde con Mandragora, Crociata, Romero e Tumminello, e gente in cerca di riscatto come Faraoni, Ajeti, Cabrera, Izco e Pavlovic. Tanti, forse troppi, punti di domanda per chi mira a mantenere la categoria, considerando anche che la colonna vertebrale dello scorso anno, Ferrari-Crisetig-Falcinelli, non c’è più. La positività di tali scelte, in attesa del responso del campo, va cercata nell’abbondante assortimento a disposizione di Nicola: in rosa sono presenti almeno due opzioni per ruolo, e la versatilità di alcuni potrà suggerire scostamenti tattici dal rodato 4-4-2, anche a partita in corso. Almeno non si rischia di rimanere scoperti.

QUANTI DUBBI. Crotone fa rima con Frosinone, anche sul rettangolo verde. Contando pure Tonev, sono ora quattro gli ex frusinati a vestire la maglia pitagorica (Kragl, Ajeti, Pavlovic); gli stessi quattro che poco poterono fare per evitare la retrocessione in B dei ciociari nella stagione 2015/2016. Un azzardo. Altro azzardo aver ingaggiato giocatori che la A, fino a ieri, non l’avevano neanche sfiorata, come i baby Crociata e Simic dal Milan; altri, invece, che lo hanno fatto complessivamente per 181’, sommando le due presenze di Mandragora e il minutino di Tumminello la scorsa giornata contro l’Inter. Giovani che, ci si auspica, non siano solo di belle speranze. Le doti del venezuelano Aristoteles Romero, al momento, paiono buone solo per genere meme virali sui social: possa il campo affrancarlo al più presto dalla beffarda omonimia con l’attaccante carioca di longobardiana memoria. Molto passerà dalla fame di rivalsa di chi ha toppato la prima occasione ad alti livelli, come Budimir alla Samp, Cabrera all’Atletico Madrid, Trotta a Sassuolo, Faraoni nei suoi trascorsi in nerazzurro, all’Udinese e al Watford, e di chi, come Izco, vuol dimostrare che in massima serie merita di starci ancora. In bocca al lupo Nicola, una serie così lunga di rebus non si era vista neanche sulla Settimana Enigmistica.