COME LA KRYPTONITE. L’effetto che il Crotone sortisce sul Benevento, ogni volta che la sorte li mette contro, assomiglia molto a quello che il minerale alieno aveva su Superman. Eh sì, perché per i sanniti la tradizione contro i pitagorici continua a essere fortemente negativa; al contrario, i calabresi, per la prima vittoria in A di questo campionato non potevano scegliere vittima più scontata. Non fraintendetemi, per carità, nessuna burla nei confronti della compagine beneventana, ma i giallorossi erano gli avversari giusti da affrontare in questo momento. Per reagire ai cinque schiaffoni di Bergamo e per compiere il tanto agognato cambio di mentalità, al Crotone serviva una rivale messa peggio in termini psicologici e fisici. Matricola, ancora a secco di punti e con lo shock, ancora fresco, di avere un capitano sospeso per doping: la situazione era troppo ghiotta per non essere cinici. La massima serie è una giungla in cui vige la regola del più forte, e i calabresi hanno fatto la parte del più forte.

Quel complesso di “superiorità”, infondato nei precedenti impegni, ha lasciato il posto a “un’umile consapevolezza” nei propri mezzi, che ha portato gli undici di Nicola a gestire la gara per 85 minuti buoni, giocando di fatto come il gatto col topo. Da cancellare, invece, la sofferenza che ha caratterizzato il finale di partita, con annessi rigore sbagliato e occasioni avversarie. Ben venga, però, se costituirà fattore di crescita emotiva. La soddisfazione più grande, al di là dei 3 punti, è quella di aver visto uno spirito di squadra, un’unità di intenti che raramente ho percepito in questo principio di torneo. Non vorrei sbilanciarmi, ma forse i ragazzi stanno cominciando a mettere una pietra sulla salvezza della passata stagione: la determinazione con cui hanno fatto loro l’intera posta in palio dimostra che si è finalmente pronti a riscrivere una nuova pagina di storia. Passo dopo passo, senza inutili e dannosi paragoni.

Nota personale: un grande “in bocca al lupo” a Marco Tumminello, che nei prossimi mesi si troverà a giocare la partita più difficile, quella per il recupero da un bruttissimo infortunio, quella per diventare uomo. L’indole da lottatore c’è, il futuro è suo