Forse sono le cose che contano di più, attualmente, in Italia: il calcio e la cucina. Per questo il binomio si estende a macchia d’olio. Nella realtà e nella, diciamo così, “mezza fiction” televisiva. Sul Gambero Rosso da circa un mese va in onda “Football Kitchen” con Massimo Ugolini e Maurizio Rosazza Prin. Un giornalista e un cuoco, caldo caldo da Masterchef, alle prese per un giorno con un lui calciatore e una lei moglie. Ugolini colloquia (al bar, in auto, nell’ ascensore…) con Paolo Cannavaro, Biabiany o Viviano. Rosazza Prin va a far la spesa con le rispettive mogli e poi si sposta nella cucina della coppia. E’ tutto un po’ finto, si ride sempre, ci si mostra ottimisti sul futuro, l’amore trionfa, lei comanda e lui, poveraccio, segue a ruota. Quando si arriva in cucina c’è la solita (solita perché sugli altri canali ce ne sono almeno altre dieci in contemporanea) ricetta, col cuoco sbarazzino che fa battute e l’ospite femminile che ride, si meraviglia, taglia la cipolla e…piange. L’unico ricordo memorabile è il fumetto di gamberi (chiamato alla francese bisque) che lo chef prepara per un risotto in casa Biabiany. Usa un po’ di cipolla, poi teste,  gusci di gamberi, ma al posto del canonico mezzo bicchiere di vino bianco ci rovescia dentro un litro di brandy. Il fegato dei calciatori in attività è avvertito.

Ai calciatori che hanno appeso le scarpe al chiodo, del loro fegato importa poco, anzi. Platini, il giorno dopo l’ultima partita ha cominciato a fare quel che gli piace di più: frequentare almeno 4 volte alla settimana grandi ristoranti. Non è un caso che quel bel libro intitolato “Cucina Creativa”, scritto da un grande chef, Fredy Girardet, rechi la prefazione del sommo calciatore. Della passione di Gattuso per il pesce è risaputo. Altrettanto del suo ristorante e di quello di Rijkaard  a Milano.

Da qualche giorno ha aperto il suo ristorante a Roma anche Roberto Pruzzo, ex bomber di Genoa e Roma. Si chiama “Osteria il 9”. Insieme ai due soci, Di Carlo e Faccini, anch’essi ex romanisti, lo ha inaugurato circa una settimana fa. Inaugurazione ruspante, a base di porchetta e penne all’arrabbiata. D’altra parte Pruzzo è un tipo verace, al limite dell’eccesso. Nella sua autobiografia non ha esitato a raccontare che la morte non gli fa paura, anzi. Sul calcio e il suo mondo non è stato da meno: “Mi ha sempre annoiato” ha detto. A chi gli ha chiesto cosa pensasse di Ventura C.T. ha risposto senza mezzi termini: “Una scelta incomprensibile perché Ventura allenerebbe tutti i giorni per tutto l’anno. Due, tre settimane l’anno non fanno per lui.”

Se i calciatori che aprono ristoranti sono molti, l’unico ad essere chef ci risulta Roberto Scarnecchia. Ala sgusciante, poco incline al gol, legò le sue sorti soprattutto alla Roma, che lasciò l’anno prima dello scudetto. Chef astemio, come il suo maestro Liedholm (peraltro produttore di vino) Scarnecchia è un vulcano di attività: imprenditore, comunicatore (un master da Harvard) e già da un po’ di tempo cuoco. Ha aperto vari ristoranti, a Genova e in Piemonte, oggi riscuote successo il suo “11”, ne parlammo anche su questo sito. Forse Buffon aprirà l “1”, ma gli altri calciatori che faranno visto che i numeri dietro le maglie non dicono più nulla? Apriranno il 23 o il 18?

Interrogato sul suo piatto emblema, quello che lo rappresenta, Scarnecchia ha risposto: “Spaghetti su nero di seppia, gamberi e riduzione di gorgonzola”. Ci pare un po’ arzigogolato. Come dire: tecnica e inventiva, ma il gol?