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  • Dai 200 gol al Buondì:|Le scommesse di Signori

    Dai 200 gol al Buondì:|Le scommesse di Signori

    Dai suoi gol, «mezzo miliardo di lire se arrivo a 200 in serie A» sfidò dieci anni fa un detrattore, ai morsi per divorarsi un Buondì Motta, Beppe Signori scommetteva su tutto. Da sempre. Neppure era un gran segreto: «È vero, scommetto - raccontò nel 2000, già idolo del Bologna e di Bologna, dopo esserlo stato della Lazio - e la cosa mi diverte tantissimo. E, spesso e volentieri, vinco. Penso non ci sia nulla di strano, niente di cui scandalizzarsi. Le scommesse sono state legalizzate e tutti possono farlo: non vedo perché i calciatori debbano ritenersi esclusi». Naturale, come tirare in porta. Ma quando sei uno degli ultimi Paperoni del pallone, per i miliardi (di lire) versati da Sergio Cragnotti, possono pure sfuggirti le proporzioni: magari migliaia di euro su una partita ti sembrano il supernenalotto dell'uomo qualunque, e le agenzie di scommesse rischiano di non bastarti più. «Caro Beppe, tu sei un giocatore compulsivo», l'avvertì anni fa un amico bolognese. Sorrise.


    Chissà, dev'essere nell'indole, come il suo sinistro, da 188 gol in A. «Perché scommetto? È soprattutto un modo di mettersi in discussione - spiegò ancora - e poi è funzionale al mio approccio alla vita. Servono sempre nuove sfide, nuovi traguardi da porsi per evitare di scadere in un'esistenza piatta». Ora non lo è di certo: boss del calcioscommesse, secondo l'inchiesta della Procura di Cremona. Innominabile nelle intercettazioni, addirittura, se i presunti complici lo chiamavano il «Beppe Nazionale» o «quello che ha fatto 200 gol». Che fosse il Keyser Soze del pallone, tra chi lo frequenta c'è però qualche dubbio: «Pensare a Signori come la mente di tutto il giro mi fa ridere, troppo pollo», spara sicuro un amico di Bologna, dove Signori torna spesso. Ormai la grande casa in piazza Carducci, da diecimila euro al mese, l'ha affittata a Marco Di Vaio, ma ha un bilocale in centro, a pochi passi dal ristorante preferito, «La Braseria»: porto di giocatori e dintorni, rifugio di Beppe quand'era bomber rossoblù, e buon approdo negli anni seguenti, per guardarsi con gli amici le partite. Su cui ha puntato, va da sé.

    Gli capitava di scommettere anche sulle sue, come fece nell'ottobre 2000: «Ho giocato la nostra vittoria sul Milan, faceva parte di una legata. La nostra vittoria era data a 3,40. Alla fine ho perso, ma almeno quel risultato l'ho azzeccato». Gol all'ultimo minuto. Sfidava il destino su tutte le piste, Signori. Un giorno, incrociò uno che gli buttò lì una dritta: «Ehi, c'è il Maccabi favorito, stasera in Eurolega». Il biondino ci mise soprà venti mila euro. Persi. Ma domani è un altro giorno.

    Figurarsi se poi non scommetteva sul suo sinistro diabolico, «perché il destro lo uso solo per l'acceleratore della macchina». E allora, a duello con Francesco Guidolin, l'allenatore di allora, anno di grazia 2000: farò più di 15 gol, scommise. Arrivò a 16, e il tecnico fu costretto a pagare la penitenza, pulirgli le scarpe. Gli andò male al replay: «Se non arrivo a venti gol, seguirò Guidolin in bicicletta, ovunque». Gli acciacchi, gli lasciarono tre reti. L'estate seguente, durante il noioso ritiro di Sestola, lieve Appennino modenese, brevettò la famosa scommessa del Buondì Motta: mangiarselo, senza acqua o iniezioni di marmellata, entro trenta passi. «Non c'è proprio verso di riuscirci». Nell'occasione, contro i temerari sfidanti ci metteva sopra un milione di lire. Di certo ci guadagnò lo sfottò di Totti, l'alter ego dell'era laziale, alla vigilia di un Bologna-Roma: «Signori chi? L'ultima volta l'ho visto fare pubblicità al Buondì Motta». Solo ieri, all'ingresso della questura di Bologna, non aveva molta voglia di azzardare, e di scommettere, tra poliziotti e telecamere: «Ma non avete pietà in questa situazione?»


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