Daniele De Rossi virtualmente non è più un giocatore della Roma. Da oggi si potrebbe accordare liberamente con un altro club: Manchester City, United, Real Madrid sono sempre pronte a proporgli nove-dieci milioni a stagione. Non vogliamo terrorizzare nessun tifoso giallorosso, ma soltanto fare cronaca. 'Il 31 gennaio non è mai stata una scadenza, il giocatore non mi ha mai messo pressione', ha ricordato il dg Baldini a margine dell'assemblea dei soci lo scorso lunedì, ma il regolamento internazionale dei trasferimenti parla chiaro.

Ciò che trapela, sponda Roma, è un accordo raggiungibile, ma non raggiunto, sulla base di un quadriennale a 6 milioni di euro ed una clausola rescissoria relativamente bassa (12-15 milioni) da esercitare entro un mese dal termine della stagione sportiva. Invece, da parte dell'entourage di De Rossi si spinge affinchè la clausola sia ancora più bassa (8-10) e di durata più lunga.

'La partita è aperta', continua a ripetere lo stesso Baldini, il dirigente incaricato dal Cda a trattare la questione, ma oggi non possiamo a meno di notare che questa situazione di stand-by: rinnovo vicino, ma non firmato, dura da oltre un mese. De Rossi ha come priorità assoluta quella di restare nella Roma e vincere più trofei possibili con la propria squadra del cuore. Tuttavia, il tempo è scaduto. Iniziano i minuti di recupero. E nel calcio si sa, se non si è bravi a chiudere l'incontro, gli avversari poi iniziano a crederci.