Dopo mesi di astio e malumore nei confronti della proprietà, Firenze ha messo nel mirino anche il suo allenatore (oltre a buona parte del gruppo di calciatori che indossa la maglia viola): la bella squadra che faceva risultato un po’ ovunque, sbloccando subito le partite e poi dominandole col possesso, ed arrivando addirittura in testa alla classifica, è soltanto un vecchio ricordo. E’ durata di fatto quattro mesi e mezzo, quelli iniziali della scorsa stagione, prima del tracollo tremendo da gennaio in poi.
 
PUNTO DI NON RITORNO – Lo snodo cruciale fu tutto nel mercato di gennaio: con la Fiorentina prima, e in lotta quantomeno per la Champions, i Della Valle non furono in grado di soddisfare le richieste del portoghese. Zarate, Tello, Tino Costa, Kone e il disastroso ed eterno infortunato Benalouane non rappresentarono certo quelle alternative ai titolari di cui i viola avevano bisogno per proseguire la loro marcia ai vertici. Così ecco le presunte dimissioni di Sousa, sempre smentite dalla Fiorentina, che però secondo qualche versione le avrebbe ricevute eccome, rifiutandole naturalmente. Il danno però era ormai fatto e, dopo un gennaio a dir poco sotto tono, la Fiorentina iniziò la sua discesa inesorabile, dovuta anche ad una “perdita di stimoli”  che lo stesso portoghese ammise di aver avuto e che spense definitivamente la sua squadra.
 
PERMANENZA A SORPRESA – In pochi avrebbero scommesso sulla conferma di Sousa per la stagione 2016/17 e invece, a sorpresa, Andrea Della Valle a inizio maggio annunciò l’armonia ritrovata (anzi, addirittura “mai persa”) tra le parti, quasi che a gennaio non fosse successo nulla. Intanto Corvino tornava dietro la scrivania viola e si impegnava in prima persona per rassicurare Sousa,andandolo a trovare direttamente in Portogallo. La scadenza del contratto recitava (e recita) giugno 2017 e dunque ecco andare in scena il Sousa 2.0.
 
DOV’E’ L’INTERRUTTORE? – L’estate ha visto però un Paulo Sousa decisamente diverso, più scuro in volto e in sala stampa, meno entusiasta nelle sue uscite pubbliche e letteralmente in balia delle scelte della società. Aldilà dell’approvazione o meno degli arrivi del mercato, il portoghese si proclamava subordinato all’azione della dirigenza e in attesa della rosa completa: quasi una delegittimazione dalla sua ambizione di allenatore-manager “all’inglese”. I risultati estivi d’altra parte confermarono l’impressione negativa e la Fiorentina chiuse con cinque k.o. di fila: l’esatto opposto di un anno fa, quando i viola avevano battuto Chelsea e Barcellona. Eccoci dunque al campionato, partito con la sconfitta dello Stadium e proseguito con tanta fatica nel segnare e creare gioco, con la sensazione che l’interruttore della Fiorentina fosse irrimediabilmente fissato su ‘Off’. E tale è rimasto anche dopo la seconda sosta di campionato, che doveva portare novità e vigore e invece ha presentato la solita squadra spenta, banale, prevedibile ed ora anche fischiata dal proprio pubblico; alibi finiti ma a rischiare più di tutti, come spesso accade, è l’allenatore: la fiducia per Sousa sembra essere a medio termine. L’allenatore entusiasta e vincente di un anno fa è scomparso e la sua brutta copia sta rischiando davvero grosso.