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  • E il mondo scoprì Rosetti

    E il mondo scoprì Rosetti

    • Luca Cellini

    Mentre i vertici del calcio italiano, all'indomani dell'eliminazione azzurra ai Mondiali, mettono in scena lo spettacolo che da anni riesce meglio al nostro Paese, ovvero lo scaricabarile, imputando l'eliminazione della squadra guidata da Marcello Lippi (in un girone troppo semplice per non essere superato) ai troppi stranieri in serie A, al mancato ricambio generazionale, alla crisi tecnica, non pensando assolutamente - da Abete a Petrucci - a dimissioni o passi indietro, da ieri sera tutto il mondo ha imparato a conoscere Roberto Rosetti. A Firenze il 43enne di Pecetto Torinese è un vero e proprio incubo che era riuscito a superare negli ultimi mesi, in quanto ad astio (per non dire altro), anche il celebre Ovrebo.

    Le recenti intercettazioni riesumate dal filone Calciopoli hanno ricordato come fosse Roberto Rosetti l'arbitro di quel Lazio-Fiorentina, penultima giornata del campionato 2004-2005, che non vide il clamoroso fallo di mano di Zauri. 'Perché hai chiesto conto a Giannichedda e non a Zauri di quel che è successo? Hai creato un casino incredibile' gli urla al telefono il giorno dopo il designatore Paolo Bergamo, con Mazzini e Abete che si rammaricano per quell'errore incredibile di Rosetti, giudicato 'ingiustificabile'. Eppure proprio quest'ultimo ha fatto una carriera internazionale incredibile, riuscendo nella strategia che il film 'Kill the referee' mette bene in mostra: arruffianarsi i potenti (splendida una conversazione fra Rosetti e Platini che ridono dei possibili errori sul campo di un arbitro) e l'arte dell'apparenza (Rosetti che al termine di una partita degli Europei di Svizzera e Austria si diverte a farsi fotografare insieme alle hostess dello stadio).

    Il fallimento del calcio italiano, tenuto nascosto da una coppa del Mondo vinta più con orgoglio che con merito quattro anni fa, adesso è totale. Si era salvato nei tempi recenti anche Pierluigi Collina, designatore da un milione di euro l'anno che proprio per preservare Rosetti in vista del Mondiale ne aveva giustificato l'errore del febbraio scorso (clamoroso rigore non visto a favore della Fiorentina, nel recupero di campionato contro il Milan), fermandolo per quasi due mesi per presunto infortunio muscolare. Quanto accaduto ieri in Argentina-Messico è ingiustificabile, non solo per l'errore - in collaborazione con Ayroldi -, ma per la messa in scena successiva. Due minuti per valutare un errore e poi per non cancellarlo, il tutto in nome di ciò che vuole la Fifa. Rosetti sarebbe stato applaudito anche da Firenze se, capendo l'errore, si fosse fatto supportare dal maxischermo. Ma da tipico italiano, come il suo presidente federale Abete, il suo vice Albertini (a proposito: che contributo ha dato al calcio negli ultimi quattro anni?) o il presidente della Lega Calcio Beretta, Rosetti ha messo la testa sotto la sabbia, per difendere i potenti. E qualcuno invita ancora gli italiani ad andare negli stadi o a rifare gli abbonamenti tv. Totò avrebbe detto: 'Ma mi faccia il piacere...'.


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