Il destino di Patrik Schick è ancora poco chiaro. Prima la vicenda delle visite mediche a inizio estate, l’affare saltato tra Juventus e Sampdoria; dopo, l’entrata in scena dell’Inter, con il sì del giocatore ma la distanza tra i due club sulla formula da adottare; infine, a sorpresa, ma poi non troppo visto che è un ritorno di fiamma, l’irruzione della Roma, e quella proposta importante da 30,5 milioni. Per tacere ancora della Juve che, tra ieri e oggi, forse ancora gelosa del suo pupillo (o semplicemente per azione di disturbo), sembra essersi rifatta sotto. Una cosa è certa: oramai è difficilissimo orientarsi in questa selva di proposte. Per questo, ci accontenteremo qui di provare a rispondere a una domanda: a chi serve di più il giovane Patrik?   

PREMESSA: ALLA SAMP
Nella Sampdoria di Giampaolo si gioca col 4-3-1-2. Tre centrocampisti, un trequartista e due punte. Arrivato dallo Sparta Praga dopo il prestito al Bohemians Praga, dove Schick nella stagione 2015/2016 giocava fondamentalmente da prima punta nel 4-2-3-1, il tecnico blucerchiato lo ha schierato in tutti e tre i ruoli d’attacco. Qualche numero relativo al campionato scorso: 32 presenze, 11 gol e 5 assist. Piccolo particolare: ha disputato 18 partite da subentrante.  Ma eccolo nell’ultima giornata, contro il Napoli, sul centro-sinistra del fronte d’attacco, in coppia con Quagliarella. Si rammenti infatti che dalla fine di marzo in avanti, a causa dell’infortunio di Muriel, Schick era stato promosso titolare.  



In altre occasioni, magari quando subentrava e bisognava recuperare uno svantaggio, il ceco finiva sulla trequarti. Questo, sia per sfruttare in zona strategica la sua tecnica e i suoi centimetri (è quasi 1,90), sia per mantenere la minaccia di Muriel e Quagliarella in campo, contemporaneamente. Un esempio? Proprio contro la Juve, nella gara di ritorno. 



Quando invece mancava Quagliarella, anche se poi le due punte di Giampaolo si scambiano spesso di posizione, Schick prediligeva il lato destro del fronte d’attacco, lasciando a Muriel la fascia sinistra. Sotto, l’azione del gol che ha deciso il derby della Lanterna nel girone di ritorno. 



Ed è proprio a partire da questa predilezione che vorrei impostare la risposta alla domanda iniziale: a quale pretendente serve di più? Nell’ordine, il mio parere è dunque questo: Roma, Inter, Juventus. Vediamo perché. 

PROSPETTIVA ROMA – Nel gioco di Giampaolo succede spesso che le punte si aprano sul lato forte, con un movimento interno-esterno come quello eseguito qui sotto proprio da Schick. In questo caso l’attaccante va a cercare spazio in ampiezza, alle spalle di Laxalt. Si defila per assecondare l’inserimento centrale del trequartista, ma anche, altra opzione, per ricevere palla e giocarsi l’uno contro uno col marcatore che lo segue.    



Schick, tra le tante giocate nel suo bagaglio tecnico, ne ha una tipica da esterno puro, che certamente fa gola a Di Francesco. Sa girarsi in un fazzoletto, sa sparire tra la linea laterale e il proprio marcatore come pochi.  



Per poi puntarlo fronte alla porta con una naturalezza nel tocco e una leggerezza negli spostamenti davvero incantevole. 



Quando poi, lontano dalla porta, sfugge allo stesso modo al difensore salito in pressione, e si trova a campo aperto, in contropiede, la sua falcata palla al piede è devastante. Non lo prendi. E in questo a Di Francesco ricorderà un pochino certe ripartenze di Berardi. Forse anche qualcosa di meglio. 



Per di più è mancino e molto tecnico, e saprebbe convergere e tagliare proprio come piace al nuovo tecnico della Roma. Inoltre, alto com’è, assente Dzeko, potrebbe sostituirlo diversamente da Defrel, che in teoria è stato preso per l’appunto come vice-Dzeko, ma che in realtà richiede una manovra su misura, perché non sa farsi valere nel gioco aereo, almeno nelle sponde. Quanto poi alla concorrenza con lo stesso francese, nel ruolo di esterno destro, il ceco garantirebbe qualcosa in più in termini di fantasia e imprevedibilità. Dovrà però imparare anche a faticare come un esterno, e molto, considerando il lavoro che chiede Di Francesco agli uomini di fascia del tridente. Su e giù, continuamente. Altra vita rispetto a quella con Giampaolo, dove era la mezzala a uscire forte (qui Barreto, mentre Schick accorcia e sorveglia il centrale di difesa).    



Riguarderebbe dunque soprattutto la fase difensiva la vera trasformazione di Schick da blucerchiato a giallorosso, perché per quanto riguarda quell’altra, di fase, il giovane ceco indirettamente e implicitamente ci ha già fatto vedere tutto (o quasi). Potenzialmente, è un grande esterno, e Di Francesco lo sa. In più, Schick gli serve come il pane, conoscendo anche l’approccio timido e perciò molto graduale del suo Defrel. 

ALL’INTER? - Metto l’Inter al secondo posto, dato che il giocatore verrebbe impostato più o meno così, da esterno destro capace di convergere. La differenza con Candreva sarebbe appunto principalmente questa: l’italiano ama andare sul fondo e crossare col destro, Schick cercherebbe di più la giocata a piede invertito, tagliando verso la porta. All’occorrenza Spalletti potrebbe usarlo anche come trequartista o prima punta (vice-Icardi). Ma va da sé che all’Inter, al momento, Schick non avrebbe una maglia titolare garantita come a Roma.  

ALLA JUVE? La Juve, paradossalmente, è la squadra che ne ha meno bisogno, di Schick. Il discorso fatto per Roma e Inter, non può valere per chi ha appena comprato gente come Douglas Costa e Bernardeschi, e può “accontentarsi” di schierare Mandzukic punta centrale, qualora il Pipita sia indisponibile. Tuttavia, se con l’arrivo di Matuidi il centrocampo a tre prende quota, possiamo domandarci se non sia stata pensata anche la soluzione 4-3-1-2, intendo come alternativa. Per amor di completezza, perché nel calcio di oggi bisogna saper giocare in tutti i modi. A quel punto, allora, il nome Schick tornerebbe fuori di diritto anche a Torino.