ENGLISH VERSION

Due anni dopo, Pep vuole riprovarci.
Dopo aver neutralizzato per quasi 80 minuti il Barcellona dei fenomeni col suo Bayern Monaco nella sfida del maggio 2015, Guardiola cadde sotto i colpi di un Messi leggendario, che incanalò con una doppietta la semifinale di Champions che avrebbe poi portato al trionfo di Berlino sulla Juventus. Ci riproverà con un Manchester City che sta cercando di rendere a sua immagine e somiglianza (tanto da ver provato a convincere molte delle sue stelle a seguirlo in Inghilterra) ma che, dopo una partenza monstre da 10 vittorie in altrettante partite stagionali, è incappato nel primo momento di "crisi". Il pareggio per 3-3 a Glasgow col Celtic ha messo a nudo i limiti difensivi della squadra e il solo punto raccolto nelle ultime 2 contro Tottenham ed Everton ha rimesso in discussione anche quelle certezze che sembravano acquisite in campionato.

LA SFIDA DI GUARDIOLA - Ma stasera al Camp Nou, nella sua casa, Guardiola vuole dimostrare al mondo di poter replicare quello stile di gioco che a Barcellona e non è diventato motivo di studio per i teorici del calcio. Uno stile di cui si è impadronito anche l'allievo Luis Enrique, che ha riadattato il calcio fatto di fraseggi stretti e prolungato e di dominio del campo ad una concezione più diretta e verticale della fase d'attacco, sfruttando le qualità immense di un tridente, Messi-Suarez-Neymar, che quest'anno ha agito a scartamento ridotto a causa dei problemi fisici della Pulce e le fatiche estive del brasiliano. Al di là della leadership del girone di Champions, ad oggi nelle mani dei blaugrana, Guardiola vuole mandare un messaggio forte a tutta la concorrenza, fare il Barcellona a Barcellona, ossia provare a sottrarre il controllo del pallino del gioco alla squadra spagnola costringendolo sulla difensiva. L'unica tattica applicabile per estraniare il più possibile dalla partita i tre tenori catalani e non costringere la propria traballante difesa (in ballottaggio il recuperato Kompany e Otamendi al fianco di Stones) a pericolosissimi uno contro uno. 

LE SFIDE NELLE SFIDE - Il City vuole fare il Barcellona giocando come il Barcellona, a specchio, con un centrocampo estremamente tecnico, in cui de Bruyne proverà ad essere l'alter ego di Rakitic, Fernandinho quello di Busquets e in cui il duello a distanza tra i "maghi" Iniesta e David Silva (a meno che quest'ultimo non avanzi in attacco per fare spazio a Gundogan) si preannuncia come una delle attrazioni per i palati più fini. Le sfide nelle sfide sarà un altro dei tanti motivi di interesse del match perchè, oltre al confronto a distanza tra i due allenatori, potremo assistere anche al duello tra portieri, tra un ter Stegen che vorrà definitivamente dimostrare la sua superiorità rispetto a un Bravo costretto a emigrare a Manchester proprio per l'insopportabile concorrenza col numero 1 tedesco. Barcellona-City potrebbe essere anche la partita di Nolito, che nella cantera blaugrana è cresciuto, che in Catalunya avrebbe potuto tornare e che se oggi è giunto alla corte di Guardiola lo deve anche a Luis Enrique, suo allenatore al Celta Vigo. E poi ci sono i due fratelli di Rosario, perchè quello tra Messi e Aguero è un sentimento che va oltre l'amicizia. Campioni del mondo Under 20 a braccetto nel 2005, medaglia d'oro olimpica con l'Argentina nel 2008, compagni di stanza in nazionale, così legati che avrebbero potuto giocare assieme se il Barcellona non avesse spostato l'obiettivo su Neymar nell'estate 2013 a causa anche del no del City a qualsiasi trattativa. E' Barcellona-Manchester City e anche per questi motivi è la partità più bella del mondo.