Chissà che sensazione strana: certo, anche a molti altri calciatori in erba e a qualche professionista mai davvero illuminato dai riflettori sarà capitato di essere allenato dal papà. Paura che i compagni di squadra ti attacchino addosso l'etichetta di raccomandato, imbarazzo quando quel signore paonazzo ti sbraita addosso dalla panchina e tu non sai come rispondergli, se dirgli semplicemente "ok, mister" o scivolare verso un più confidenziale "stai calmo, papà": possiamo solo immaginare il groviglio di emozioni che attanaglia un ragazzo guidato dal padre-allenatore. Ora, trasportiamo questa situazione già di per sé anomala in uno stadio vero, e aggiungiamo qualche migliaia di spettatori sugli spalti; ipotizziamo, poi, che il suddetto calciatore esordisca con la maglia più prestigiosa del mondo mentre il papà, che con quella stessa casacca ha fatto la storia, è ora l'affermato allenatore di quella squadra. Non contenti dello scenario già surreale, supponiamo che il ragazzo segni un gol all'esordio. Ecco ciò che è successo ad Enzo Zidane contro il Leonesa: debutto con il Real Madrid, gol del momentaneo 4-1 con un preciso tiro da fuori e applausi del tecnico che, per combinazione, si chiama Zidane pure lui

QUESTIONE DI GENETICA - Enzo Zidane Fernandez nasce a Bordeaux il 24 marzo 1995 e, come accade a molti bambini, segue con la famiglia gli spostamenti del padre. Per questa ragione, nel 2000 transita nelle giovanili della Juventus, prima di seguire l'ingombrante papà a Madrid nell'estate 2001; tre anni dopo, Enzo entrerà nella cantera del Real Madrid. Guardando il padre davanti al televisore, il piccolo Zidane si specializza crescendo in un ruolo assai simile a quello di Zinedine: piedi e cervello, d'altra parte, possono subire l'influsso dell'ereditarietà, e così Enzo Zidane diventa un trequartista assai promettente, legittimando a suon di giocate la sua appartenenza al mondo madridista. Intanto, il papà inizia la propria carriera da allenatore nelle giovanili madridiste e, pertanto, un primo ricongiungimento familiare avviene già nel Real Madrid Castilla, la seconda squadra dei blancos, dove Enzo e Zinedine arrivano entrambi nel 2014. Poi, nel gennaio scorso, Zidane sr. riceve una promozione e da nuovo allenatore della prima squadra abbandona momentaneamente il figlio; tuttavia, il nuovo capitolo della saga familiare sembra già scritto e si concretizza nel migliore dei modi in una splendida serata di Copa del Rey.

TUTTO IN FAMIGLIA - Come è facile ricordare, i due Zidane non sono in cattiva compagnia: il più illustre precedente per nomi e prestigio, manco a dirlo, è quello di Cesare e Paolo Maldini. La loro prima volta è in un Italia-Austria 0-0 con l'Under 21: siamo nel novembre 1986 e i due si ritroveranno poi in Nazionale e nel Milan, ma questa è storia nota. Meno rinomate sono le vicende Bradley, Kranjcar, Blind e Weiss, tutti protagonisti, padre e figlio, mentre difendevano i colori della propria Nazionale: con la Slovacchia, i due Vladimir Weiss, omonimi in tutto e per tutto, si tolgono anche lo sfizio di eliminare l'Italia nel mondiale 2010. In Inghilterra tutti ricordano la splendida cavalcata dell'Hull City fino alla finale di FA Cup del 2014, persa 3-2 con l'Arsenal: in difesa, Alex Bruce; in panca, suo padre Steve. Più celebri, invece, sono i due Gourcuff, anche a causa dell'invadenza di un papà sempre pronto a difendere il figlio a spada tratta: i due si ritrovano, tuttavia, solo in questa stagione, col ritorno di papà Christian sulla panchina del Rennes. In un calcio sempre pronto al pettegolezzo, c'è però anche chi evita accuratamente questi scenari: è il caso dei De Rossi, con la Roma che fa in modo di non lasciar allenare Daniele al papà Alberto durante la comune permanenza nelle giovanili. Ma c'è poco da fare: il Real è il Real, e questo rende la vicenda Zidane particolarmente magica, potenzialmente sulla strada del precedente Maldini. Zizou, peraltro, ha altri tre figli che giocano tutti con le giovanili delle merengues, ma difficilmente potrà rivivere ancora un momento come quello di ieri: gol e debutto al Santiago Bernabeu, davanti al papà. Chissà che sensazione strana.