Tira aria di rifondazione al Barcellona. Non è ovviamente solo l'eliminazione in Champions ad opera della Juventus, così come non è solo l'addio di Luis Enrique a segnare il passo in casa blaugrana. Talenti assoluti e top player non mancano, né possono dirsi in assoluto sul viale del tramonto. Ma nell'ambiente del Barça la sensazione è che il ciclo dei fenomeni sia concluso, anche da tempo. Il triplete del 2015 è stato allo stesso tempo ultimo atto della squadra che ha saputo riscrivere la storia del calcio negli anni Duemila: da Rijkard a Guardiola e Villanova fino al primo Luis Enrique. E non è forse un caso che la crisi del modello Barça sia sta sancita proprio negli anni in cui la sua leggendaria cantera ha smesso di produrre calciatori degni della prima squadra: senza scomodare esempi come Messi e Iniesta, Puyol e Xavi (ma si potrebbe-dovrebbe andare avanti), gli ultimi ad aver conquistato la prima squadra sono ormai due classe '93 come Rafinha e Sergi Roberto, con Luis Enrique che lascerà il suo posto con quello strano titolo dell'essere di fatto il primo allenatore ad aver interrotto l'inserimento di prodotti del vivaio in prima squadra. Il cambio di rotta di Bartomeu è tutto anche in un'operazione di mercato passata sotto traccia fuori dai confini spagnoli, ma capace di fotografare la situazione: via Munir al Valencia, dentro Alcacer per quasi 30 milioni, per un confronto impietoso in favore dell'ex blaugrana. Ed ora che sembra arrivato il momento di rifondare, Bartomeu e il prossimo allenatore (Valverde più di Unzué) dovranno saper ritornare al passato, ripartendo anche dalla Masia.

 

VIAGGIO IN MASIA – Siamo andati a visitarla, in occasione dell'Open Media Day di mercoledì in vista della Final Four di Youth League che da domani vedrà la Juvenil A di Gabri tentare il proprio trionfo europeo. All'interno della Ciutat Esportiva Joan Gamper, a due passi dal polo dove opera e vive la prima squadra, si sviluppa un centro sportivo di primo piano: nove campi e tutto quello che può servire ad ogni livello per un'autentica cittadella dello sport che possa accogliere tutte le squadre del Barcellona, dai più piccoli fino al Barça B di Gerard, passando per la sezione femminile. Tutti insieme, per un confronto continuo. Una risorsa di vitale importanza cui tornare ad attingere a piene mani, pari forse solo a quella dell'Ajax in termini di continuità e produzione di calciatori. Non a caso, il modello nasce dalle proposte di Johan Crujiff fin dal suo arrivo a Barcellona da giocatore sul finire degli anni Settanta, proseguito poi col suo passaggio a uomo chiave di tutto il club nel decennio successivo: l'inversione di rotta degli ultimi anni all'insegna di una diversa selezione dei talenti, più votata alla struttura fisica che non alla tecnica, più dedicata al raggiungimento del tutto e subito (vedi risultati e immediate plusvalenze) che non alla pazienza ed alla costruzione di calciatori, è già pronta a ricevere una brusca frenata non avendo portato i risultati sperati. Ed è proprio dal gruppo della Juvenil A che si spera di poter rilanciare il modello vincente dopo qualche anno di passaggio a vuoto.

 

PARLA GABRI – Fiore all'occhiello dell'intera cantera, la Juvenil A ha visto passare ad esempio un elemento come Alena, già stabilmente col Barça B e convocato anche in Champions. Con lui anche i vari Mboula, Lee (il 'Messi d'Asia', il cui tesseramento poi portò al blocco del mercato imposto dalla Fifa), Cucurella e Oriol Busquets fanno ben sperare nel futuro. Senza fare nomi, è proprio Gabri, allenatore di questo gruppo, a spiegare quanta fiducia ci sia in questa doppia leva '98-'99: “Non so chi possa poi diventare da Barcellona, sono tanti i fattori che possono fare la differenza in questi casi. Ma sono tanti i ragazzi che continuando a lavorare così potranno riuscire a ripercorrere la strada di tutti quei campioni che sono partiti dalla cantera per arrivare in prima squadra”. Il modello Masia rimane un punto di riferimento per tutto il mondo: “Cosa ci sia di speciale, di diverso, nel nostro settore giovanile è difficile da spiegare in poche parole. Non è solo una questione di metodo di allenamento, o di strutture, o di approccio tattico. È anche un qualcosa che ha a che fare con l'identità, con la tradizione, con la cultura. Il sentimento e gli obiettivi sono sempre rimasti gli stessi fin dai tempi di Cruijff, privilegiare la tecnica e lo sviluppo del talento individuale all'interno di un collettivo. Poi, sicuramente c'è anche un progetto chiaro. Possiamo dire di voler ad ogni livello insegnare a comandare il gioco attraverso il possesso palla? Sì, sempre. Possiamo dire di voler aggredire sempre gli avversari, mettendo il risultato al primo posto? No, mai. Ma c'è molto, molto di più, difficile anche da descrivere”. Inevitabile il cambiamento negli anni, più nella forma che non nello spirito: “Qualcosa è sicuramente cambiato ad esempio dai tempi miei e di Puyol, quando ragazzini entrammo in Masia. Cambia il calcio, cambiano le tecnologie, migliorano le strutture, e via così. Più che diverso, possiamo dire che negli anni abbiamo assistito ad un'evoluzione. Ma il senso, il messaggio è sempre quello di Cruijff e dei nostri maestri”.

@NicolaBalice