E poi gli parte l’embolo. Black out. Buio totale. Staccami la spina e poi vediamo cosa succede. Evra come Cantona. Perché se anche il calciatore si comporta come il peggiore degli hooligans allora siamo fritti. Game over. Possiamo chiudere la baracca. Tirare giù il tendone del circo e salutare tutti. Siamo soliti pensare che quel che succede in campo, dentro al perimetro di gioco, anche se non si può giustificare, però si può provare a comprendere. Ci sforziamo. Ogni tanto ci riusciamo, ogni tanto no. E dunque: il fallo vigliacco, la testata da bullo, il tackle carogna, il pugnetto vile e tutto il repertorio di brutti gesti fanno parte di una casistica a cui siamo - purtroppo- abituati. Condannarli, senza se e senza ma, è doveroso ed è anche l’unico modo per archiviarli e trarne lezione a futura memoria, ma in fondo tutti sappiamo che dobbiamo metterli in conto.

Diverso è quando il calciatore sposta altrove il terreno dello scontro. Oltre il perimetro del campo. E se la prende con i tifosi. Al netto di qualsiasi giustificazione possibile - pare che Evra sia stato pesantemente insultato durante il riscaldamento - una reazione di quel tipo non è giustificabile in nessun modo. Nel febbraio del ’95 The King Cantona rifilò un calcione ad un hooligan del Crystal Palace. Era stato appena espulso per aver scalciato il suo avversario, stava rientrando negli spogliatoi. “Dieu” Cantona, come lo chiavano all’epoca, giocava con il Manchester Utd, fu condannato a 120 ore di lavori socialmente utili e venne sospeso per nove mesi dall’attività. Evra ora rischia una lunga squalifica e il licenziamento da parte del suo club, il Marsiglia. Una quindicina di anni fa il portiere Soviero in un Messina-Venezia aggredì a calci, pugni e manate in faccia l’allenatore avversario, un magazziniere e un paio di massaggiatori. “Ho perso le staffe”, si scusò. Ma va? Derubricare a “macchietta” il Mazzone che corse ingiuriando verso la curva dell’Atalanta oggi è facile, ma quella resta una macchia in una carriera perlato specchiatissima. Così come sbagliò il Seba Rossi, portiere del Milan negli anni 90, che allo Zaccheria di Foggia raccolse un fumogeno che gli era stato lanciato contro e lo (ri)lanciò in curva.

Sono episodi rari, per fortuna, ma ci aspettiamo che la squalifica di Evra sia lunga e serva da monito per quei colleghi che rischiano di cadere in tentazione da qui in avanti. Pensiero finale: abbiamo visto tutti il bulletto di quel liceo modenese lanciare il cestino verso la professoressa. Se si fosse comportata come Evra, la prof avrebbe ri-tirato il cestino addosso al ragazzo. E ad una idiozia (del ragazzo) se ne sarebbe aggiunta un’altra (della prof).