Non sono bastati 230 milioni di euro di investimenti sul mercato in estate per accorciare il gap tra il Milan e le attuali big del nostro campionato. Una rosa rivoluzionata e rafforzata in ogni reparto che però, alla prova dei fatti, ha manifestato chiari limiti nel trovare un suo equilibrio e la famosa amalgama. Individuata nell'ex tecnico Montella la causa della crescita troppo lenta della squadra, l'attenzione della critica si è spostata sulla campagna acquisti gestita da Mirabelli e Fassone e sulla quale, per la prima volta e in maniera inaspettata, è arrivata l'autocritica dell'amministratore delegato rossonero.

MISTERO CALHANOGLU - "Rifarei tutti gli acquisti, anche se uno o due errori li abbiamo fatti. Abbiamo cercato di correggere gli errori, ma io sono convinto che abbiamo fatto una grande campagna acquisti". Ma a quali errori allude Fassone? Quali sono i giocatori che il Milan non ricomprerebbe se potesse tornare indietro? Degli 11 volti nuovi rispetto alla passata stagione, nessuno sta rispettando le aspettative create dai costi dei loro cartellini e della nomea che li accompagnava, ma sono almeno due le situazioni che da tempo sono oggetto di dibattito. Gli indizi più forti conducono all'acquisto di Hakan Calhanoglu per una cifra complessiva di 24 milioni di euro (bonus compresi) e un ingaggio quadriennale di 3 milioni a stagione. Un investimento monstre per un giocatore di difficile collocazione tattica e che nelle sue precedenti esperienze in Bundesliga con le maglie di Amburgo e Bayer Leverkusen aveva sempre dimostrato di non possedere quella continuità che fa la differenza tra i buoni e i grandi calciatori. Finito ai margini durante la gestione Montella e non a caso oggetto dei primi rumors che lo vogliono in uscita già a gennaio, nel mirino soprattutto di alcuni club turchi.

BONUCCI SCHEGGIA IMPAZZITA - Doveva essere l'elemento in grado di far fare il salto di qualità il Milan, esattamente come Leonardo Bonucci, acquistato dalla Juventus non solo e soltanto per rinforzare il reparto difensivo, quanto per accreditarsi agli occhi dell'opinione pubblica come un club con rinnovate ambizioni. 42 milioni di euro di euro per un'occasione che, per ammissione degli stessi dirigenti rossoneri, si è presentata in maniera del tutto inaspettata e ha scompaginato i piani iniziali. Un budget destinato teoricamente a obiettivi differenti, in primis a un centravanti che potesse fare la differenza e consentire ad André Silva una crescita più graduale piuttosto che giocarsi una maglia da titolare con Kalinic, rivelatosi a conti fatti una soluzione di ripiego. Senza dimenticare che l'arrivo di Bonucci ha costretto un repentino cambio di modulo con l'abbandono della difesa a 4 e l'utilizzo di una linea a 3, opzione che ha finito per penalizzare due giocatori poco abituati a questo sistema di gioco come Musacchio e Romagnoli. Due scelte, due errori, come li ha definiti Fassone, che rischiano di compromettere irrimediabilmente quella che avrebbe dovuto essere la stagione della rinascita del Milan.