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  • Fiorentina, da Ripa a Pradé: il ritorno dei Montella boys

    Fiorentina, da Ripa a Pradé: il ritorno dei Montella boys

    • Luca Cellini
    Tutto è nato il 17 gennaio scorso quando l’attenzione del patron gigliato Andrea Della Valle è stata catturata dalla sfuriata di Vincenzo Montella con un giornalista nella sala stampa dello stadio Franchi all’immediata vigilia della sfida di Verona contro il Chievo. Quella stessa rabbia di un allenatore della Fiorentina nei confronti di chi lo circondava, piazza, stampa, tifoseria, l’azionista di riferimento viola l’aveva già vissuta sulla sua pelle con Cesare Prandelli. Il tecnico tanto amato da Firenze, si era fatto logorare dalle guerre interne al club gigliato,e sapendo di non poterla avere vinta con il suo rivale, troppo potente ed intoccabile all’interno della Fiorentina, aveva deciso di spostare la sua rabbia e frustrazione sui più immediati interlocutori. Non è un caso che quando il poi ct della Nazionale italiana ruppe ogni tipo di rapporto con una parte dei media, quest’ultimi crearono una non indifferente macchina del fango sulla questione Juventus, che contribuì alla dipartita dell’uomo di Orzinuovi verso la tuta azzurra.

    No, stavolta Andrea Della Valle non ha voluto che accadesse un Prandelli bis, con tutte le conseguenze del caso, ovvero nuovo progetto tecnico, nuovi dirigenti calcistici in società, e ripartenza quasi da zero della pianificazione calcistica. E così in cambio di una ricomposizione delle crepe all’interno delle anime viola, ha dovuto accontentare quello che era il diktat assoluto del vertice operativo della Fiorentina: rientrare il prima possibile dell’esborso economico fatto nell’ultimo cda viola di fine 2014, ovvero poco meno di 30 milioni di euro. Come? Con la cessione del pezzo pregiato Cuadrado, subito, prima di un'ulteriore svalutazione. La contropartita però per il presidente Andrea Della Valle era troppo importante: ridare potere a quegli uomini o quei dirigenti emarginati negli ultimi 12 mesi.

    Il primo su tutti che ha beneficiato della nuova libertà è stato l’assai paziente e diplomatico Daniele Pradé, cresciuto all’ombra del Cupolone con le belve feroci, societarie e mediatiche, della piazza giallorossa romana. I litigi in Fiorentina per lui sono il solletico, e così dopo aver dovuto deglutire amaro nelle ultime sessioni di mercato, dove di fatto era poco più che una comparsa, a gennaio scorso ha piazzato il colpo low cost Diamanti, ha scommesso su Rosi, ed ha puntato sul rilancio di Ilicic, Badelj e Richards. Oggi il d.s. viola può rientrare a testa alta nello spogliatoio, cosa che prima, i giocatori lo sapevano bene, non poteva fare con tanta naturalezza, nel periodo ai margini a cui era stato confinato nella realtà gigliata. 

    L’altro uomo determinante per la nuova vita di Montella è Roberto Ripa, neo acquisto gigliato da fine 2014 scorso. Mandato più o meno al confinio a metà della scorsa estate, ufficialmente promosso come dirigente che avrebbe dovuto sviluppare il progetto di collaborazione fra Fiorentina e California school, spostandosi a vivere direttamente negli Stati Uniti, l’ex centrale difensivo anche di Bari e Ternana, era passato da team manager ad impiegato nel settore giovanile gigliato. Sorvolando sulle colpe presuntamente imputate a Ripa per questa (non) promozione sul campo, da oltre 3 mesi il concittadino di Andrea Della Valle è tornato a vivere la vita principalmente al centro sportivo gigliato, facendo un lavoro di trade union determinante fra società e spogliatoio Fiorentina. Non è un caso che certe questioni di rinnovo di contratto si sono appianate e risolte anche grazie al suo ausilio.

    Di non secondaria rilevanza poi il supporto dell’ortopedico di Federico Fofi. Un giorno in Fiorentina si disse che Montella non dettava la linea nel calciomercato dei medici viola. Sta di fatto che dal momento dell’arrivo dell’ex componente dello staff clinico della Montenegranaro basket, sono diminuite sensibilmente certi tipi di problematiche sui calciatori viola, e soprattutto si sono azzerate le ricadute da infortuni, con Fofi che rappresenta il prototipo di medico perfetto per l’allenatore gigliato: preparato, disponibile e poco propenso a finire davanti alle telecamere. 
     

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