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  • Della Valle:| Il sogno (a rischio) del calcio diverso

    Della Valle:| Il sogno (a rischio) del calcio diverso

    • L.C.

    È un po' come la tela di Penelope. E se solo quella tela l'avessero disfatta i barbari proci, invece che la regina di Itaca nelle sue notti insonni, il paragone sarebbe ancora più calzante. Perché è un po' così che si devono sentire la Fiorentina e i fratelli Della Valle che con Firenze avevano stipulato, fin dal loro arrivo, un sorta di tacito accordo: la costruzione di una squadra di livello europeo in cambio di quel tentativo di fare di Firenze e del Franchi un nuovo modello calcistico, in campo e sugli spalti. 'Il calcio è divertimento', fece scrivere Andrea Della Valle in persona solo due stagioni fa sulle maglie viola in attesa di uno sponsor. Un messaggio, un seme. Ma il terreno del pallone in Italia, si sa, è tanto arido da non permettere nemmeno all'erba di crescere trasformando i nostri spelacchiati campi in un agghiacciante paradigma.

    Cori razzisti, risse in tribuna, con conseguenti giustificazioni di chi non sente più nemmeno il bisogno, a mente fredda, di chiudersi in silenzio chiedendo semplicemente scusa. Eppure la Fiorentina e i suoi tifosi sognano l’Europa. Quella della musichetta Champions certamente, ma anche quella obbliga a mettere sulle maglie la scritta 'respect' e che ha dichiarato guerra a qualsiasi atto di discriminazione. L'ultimo caso ieri, con la Dinamo Kiev che sarà costretta a giocare le prossime partite internazionali a porte chiuse, così come solo qualche settimana fa è capitato a Roma, sponda laziale. In Europa cori come quelli cantati a Boateng e Balotelli (anche a Firenze) o episodi come quelli avvenuti nella tribuna del Franchi, non sono più accettati. Alle parole, alla 'tolleranza zero' che la Federcalcio ripete come un disco quasi ogni domenica, Platini e la Uefa preferiscono i fatti. E non è un caso che 'Le Roi' solo pochi anni fa abbia portato la Fiorentina e Firenze a esempio di un calcio diverso.

    Lui, ex juventino, fu invitato con coraggio dal club viola per assistere all'amichevole contro il Barcellona. Una cortesia che fu così gradita al numero uno della Uefa da seguire il percorso europeo della squadra con vivo interesse. Ma quelli erano anche i giorni del 'terzo tempo' che la società viola impose ai propri giocatori nel momento più difficile: aspettare e rendere onore, divisi su due ali, ai giocatori del Glasgow Rangers che avevano appena eliminato la Fiorentina dalla semifinale di Europa League. Un gesto che i viola ripeterono anche in campionato tra l'incredulità degli avversari, prima che la Lega ne assumesse la paternità (snaturando il tutto) per poi lasciarlo cadere nel vuoto, cedendo ancora una volta alle isterie del dopo gara. Che non saranno belle, ma fanno ascolti, perché in fondo 'basta che se ne parli'.

    E che dire del Cartellino Viola, il premio che la Fiorentina assegna agli autori di gesti di fair play. Nessun risalto e troppi pochi episodi da segnalare per poter consolidarne la prassi, fino a divenire quasi un fastidio per la serie A e i suoi protagonisti. Ma i tentativi della Fiorentina sono stati anche altri: uno spazio esterno allo stadio per socializzare con i tifosi ospiti (per le partite di Champions), l'individuazione del settore dello stadio più corretto da cui estrarre a sorte un tifoso da premiare (Viola Fair), l'accordo con Save the Children a cui la Fiorentina riserva spazi gratuiti allo stadio e sulla maglia e con cui collabora per iniziative benefiche. E poi i bambini di 'Promesse Viola' a cui la proprietà ha ceduto il proprio posto in balaustra, nella parte più nobile della tribuna autorità. Già, proprio quel settore dove domenica scorsa è successo di tutto, a due passi dai fratelli Della Valle, gli stessi che lo scorso anno furono costretti a minacciare di non mettere più piede al Franchi se il clima di contestazione e di tensione non si fosse placato. Per ribadire ancora che 'il calcio è un divertimento'. E non solo quando si vince.

    (Corriere Fiorentino)

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