Ad agosto 2016 qualcuno in Fiorentina pensava alla salvezza. Non a un piazzamento valido per la Champions, o a una fortunata avventura in Europa League, o alla possibilità di aggiudicarsi la Coppa Italia. Nossignori. Si parlava proprio di permanenza in serie A. E sembrerà fantascienza, e invece è tutto messo nero su bianco nel documento di bilancio al 31/12/2016, disponibile a chiunque presso il Registro delle Imprese. Pure ai giornalisti che seguono quotidianamente la Fiorentina.

Quel bilancio si chiude con un risultato negativo di euro 2.736.769. Un altro segno rosso dopo quello dell'anno precedente che si assestava addirittura sul -15.581.807. Cifre che continuano a destare sconcerto nei tifosi viola. Che si chiedono come sia possibile produrre questi numeri negativi cui non corrispondono spese folli in sede di mercato dei trasferimenti, e anzi vedono una società costantemente impegnata a realizzare cessioni pesanti e a abbattere il monte-ingaggi. Ma proprio qui sta il punto. Perché non è corretto dire che la Fiorentina non stia spendendo per acquisire calciatori. Spende, eccome. Piuttosto, bisogna chiedersi come stia spendendo. E su questo tema si apre uno spazio di discussione che richiederà diversi articoli.

Di questo tema ha iniziato a occuparsi Donato Mongatti, con un dettagliato articolo pubblicato la scorsa settimana da Il Sito di Firenze (QUI). In quel testo Mongatti sottolineva che tra acquisizioni di calciatori e compensi agli agenti la Fiorentina ha speso quasi 21 milioni nella campagna trasferimenti dell'estate 2016, quella condotta dal ritornante Pantaleo Corvino.

Va ricordato che quei calciatori sono, in ordine alfabetico: Cristoforo, De Maio, Diks, Dragowski, Hagi, Maganic, Milic, Maxi Olivera, Salcedo, Sanchez, Toledo. Chi ha seguito la stagione della Fiorentina sa che questo è il più gigantesco bidonificio nella storia della squadra viola. E forse nell'intera storia del calcio, ma meglio non allargarsi perché altrimenti qualcuno è pure capace di reclamare la medaglia. Il solo Sanchez è stato utilizzato con assiduità, ciò che gli ha permesso di garantire una stagione da cinque e mezzo in pagella a essere generosi. Quanto a tutti gli altri, siamo alla desolazione. Due di questi (Diks e Toledo LEGGI QUI), costati complessivamente oltre 5,6 milioni, sono già stati rispediti al mittente. Milic e Salcedo hanno dimostrato d'essere all'altezza d'una dignitosa Lega Pro. Altri hanno visto il campo mai o quasi. 

E poi ci sono i casi dei due uruguayani, Sebastián Cristoforo e Maxi Olivera. E qui c'è uno dei passaggi più interessanti dell'intero documento depositato dall'ACF Fiorentina. Entrambi sono arrivati in prestito oneroso, con obbligo di riscatto al maturare di determinate condizioni. Una formula molto amata da Pantaleo Corvino, e già usata nel breve ma intenso passaggio a Bologna. Con effetti che per il club rossoblu hanno pesato sulla campagna trasferimenti estiva del 2016. Sia Cristoforo (QUI) che Maxi Olivera sono roba di Paco Casal, signore assoluto del calcio uruguayano. Nel caso di Olivera, addirittura, i media uruguayani hanno parlato di un rapporto che non è soltanto d'agenzia (QUI).

Se si va a guardare alle cifre, si scopre che, fra prestito e obbligo di riscatto, Cristoforo costa alla Fiorentina 3 milioni e Maxi Olivera 4,8 milioni



In totale fanno quasi 8 milioni per assicurarsi fino al 30/6/2021 (!) le prestazioni di due calciatori spesso inguardabili. Non è ancora tutto. Dando una sbirciata alla tabella riguardante le commissioni pagate agli agenti si scopre che, curiosamente, per i due calciatori è stata corrisposta la stessa cifra: 321 mila euro, che moltiplicata per due fa 642 mila euro



Ma il dettaglio più sapido si ritrova a pagina 53 del documento intero, che corrisponde alla pagina 6 della Relazione sulla Gestione. Lì viene svelato quale sia la condizione che rende obbligatorio il riscatto di Cristoforo e Maxi Olivera a fine stagione. Ve lo si riporta in modo testuale:


Avete letto bene: la Fiorentina ha fissato la salvezza come obiettivo da raggiungere per rendere obbligatorio il riscatto dei due uruguayani. E poiché la salvezza veniva data per acquisita già alla fine dell'anno solare, ne ha contabilizzato valori attivi e passivi nel bilancio del 2016. Non ho idea di come, in linea di principio, si possa dare per scontata la salvezza aritmetica di una squadra (di qualunque squadra) al 31/12. Merita però rilevare che a stipulare quelle clausole sull'obbligatorietà del riscatto sia stato il direttore generale che raccontava d'essere tornato a Firenze per vincere un trofeo. Lo stesso che invece, nei giorni di contestazione a febbraio dopo l'eliminazione dall'Europa League, vantava il fatto che in fondo la Fiorentina sia al suo dodicesimo campionato consecutivo di serie A. In fondo, si può spiegare anche così la clausola sull'obbligatorietà dei riscatto di Cristoforo e Maxi Olivera. Gratta gratta, alla fine l'ex direttore sportivo del Casarano viene inesorabilmente fuori.

@pippoevai