E' una delle discussioni più gettonate tra gli appassionati di calcio: quale sia il derby più bello e più appassionante del calcio mondiale. La vita e la professione mi hanno consentito di testare di persona numerose stracittadine a cominciare da quella della mia città, Genova. Posso garantire che il derby della Lanterna è unico nel suo genere: e non dico più bello o più appassionante degli altri. Dico semplicemente unico. Non mi dilungo, anche perché credo che solo i genovesi – di entrambe le parti – potrebbero capire e darmi ragione. 

Ho visto Liverpool-Everton ad Anfield, ho visto il derby Celtic-Rangers dei tempi migliori sia in casa degli Hoops che ad Ibrox: posso garantire che entri allo stadio con i brividi e non ti passano se non un bel pezzo dopo la partita. 
Ho visto Amburgo-St. Pauli e vi prego… non sorridete: è vero che il St. Pauli non vede la Bundesliga da sette anni, ma quando questa partita capita, per quanto di rado capiti, può cambiare la vita anche all'appassionato più scafato. 
Ho visto un paio di Real-Atletico, quattro Arsenal-Tottenham, due Tottenham-Arsenal e tre Arsenal-Chelsea spendendo negli ultimi anni una piccola fortuna, ma aggiungendo qualche pacchetto musicale agli show calcistici, dico anche che ne è sempre valsa la pena. Sono stato anche a vedere Boca-River, una sola volta: e mi è bastata. 

Ma Flamengo-Fluminense è un qualcosa che ti si attacca e non dimentichi più. Ormai sono più di vent'anni che non torno in Brasile. Non sono riuscito a tornare nemmeno per il Mondiale e per le Olimpiadi, facendo infuriare i molti amici che vivono lì. Alcuni di loro sono italiani e si sono trasferiti per non tornare più: avrei voluto farlo anche io nel 1995, l'ultima volta che sono andato a Rio e dintorni. Era il mio ottavo viaggio in Brasile e l'occasione era straordinaria, realizzare alcune interviste, visitare il sud del paese (Porto Alegre, Curitiba e Florianopolis) e assister alla finale del campionato carioca tra Fluminense e Flamengo in programma al Maracanà. Il giorno prima della partita comprai il biglietto di ritorno: "Se non parto subito va a finire che in Italia non ci torno più…", dissi agli amici. 

Fino a quel momento avevo visto Fla-Flu sei volte, cinque vittorie e un pareggio per il mio clube rubronegro. Sono andato allo stadio con cinque ore di anticipo per godermi tutto: la lunga camminata fino alla curva, un paio di chopp (birre alla spina gelide e leggerissime), la picanha scottata allo spiedo e infilata tra due fettine di pane sottili e ingoiata con un paio di capirinhas volanti prese dai chioschetti che suonano samba a tutto volume. Sono corner meravigliosi, piccole comunità che alla fine riuniscono anche chi non riesce a vedere la partita e la vive da lì, tra i boati dello stadio e il colore della straordinaria radiocronaca brasiliana. Maglia rubronegra d'ordinanza originale, la camisa dez di Zico, polsino rosso e nero e capelli quasi più lunghi di quelli che ho oggi. 

Lo stadio è una bolgia festosa, una presa per il culo continua da una parte e dall'altra. Lo so quello che si dice del Brasile e di Rio: che è una città pericolosa, che se non stai attento ti ritrovi con la gola tagliata. Sarà… io ho avuto molti amici che mi hanno dato un solo consiglio: "Siamo tutti morti di fame, quindi non fare il ricco italiano nel paese dei morti di fame". Un buon consiglio: vestito in t-shirt, sneakers e bermuda – senza orologi vistosi, o catenine pesanti o con il portafoglio in vista – a me non ha mai torto un capello nessuno. 

Oggi Fla-Flu è di nuovo di attualità perché il Flamengo ha appena eliminato la Chapecoense qualificandosi per i quarti di finale di Copa Sudamericana e il Fluminense è uscito sconfitto, ma indenne dalla trasferta a Quito: il quarto di finale sarà l’ennesimo derby di passione per tutta Rio de Janeiro. 

La partita? Ah, già… la partita… Come dimenticarla… Gol di Renato Gaucho (sì, proprio Portaluppi, tre gol in Coppa Italia, uno in Coppa Uefa e mai un centro in campionato con la Roma, quello che disse che i calciatori italiani erano tutti mezzi omosessuali) e raddoppio di Leonardo (no, nulla a che fare con Leo Araujo, quello che abbiamo conosciuto da giocatore e da dirigente). Fluminense 2-0 e morale in cantina: meno male che c'è Romario, 2-1, e che immediatamente dopo arriva anche il pareggio di Fabinho. Nel mentre c'erano state due risse e un'entrata assassina a due piedi in spaccata di Lira su un incontenibile Fabinho, reo di avere esultato un po' troppo sul gol del pareggio e l'espulsione di Lima con il Fla in superiorità numerica. 

Sul 2-2 ho avuto la netta sensazione di essere sul punto di svenire.
Sarà stato il mix birra, picanha, caipirinha. L'inerzia del match era tutta dalla nostra parte, ero convinto avremmo vinto. E invece… Renato segna uno dei pochissimi gol di pancia della storia del calcio, cosa che a me oggi riuscirebbe estremamente facile: sulla conclusione di un compagno colpisce la palla con un leggero movimento dell'addome. Gol. 

Sarà che lì intorno molta gente non faceva altro, ma mi è venuto da piangere. Con gli anni la delusione si è dissolta e lascia spazio a un ricordo che va pompare prepotentemente la saudade di Rio, della sua gente e del suo modo di vivere il calcio. Ho assistito a una delle partite più straordinarie della storia del calcio. Finita male, d'accordo. Ma straordinaria lo stesso. L'ho sempre detto che non amo i vincenti e che da bambino stavo dalla parte degli indiani.