Una sonora bocciatura: è quella che il Genoa si è guadagnata nell'arco di tutto il 2017. L'anno che va a concludersi lascia in eredità al popolo rossoblu tante amarezze, qualche paura e ben pochi sorrisi.

Va bene che, come dice qualcuno, un tifoso genoano è nato per soffrire, però negli ultimi dodici mesi si è davvero toccato il fondo. E anche in più di un'occasione. Ciò che è accaduto al Grifone in 365 giorni nella stragrande maggioranza delle società professionistiche mondiali difficilmente accade in dieci anni. Ed invece nel 2017 dalle parti di Pegli abbiamo visto di tutto: un allenatore esonerato, richiamato e poi nuovamente cacciato; una salvezza acciuffata per i capelli al penultimo tentativo possibile; figuracce memorabili come le 5 sberle prese in casa di quella che prima dell'arrivo del Benevento era stata la peggior squadra di sempre in Serie A; una manata (non manita) replicata qualche settimana dopo a Marassi dal mai sufficientemente rimpianto Gasperini; due derby persi in malo modo; oltre 30 giocatori mobilitati nelle due finestre di mercato; gente (il brasiliano Edenilson, tanto per non fare nomi) che nel mezzo della stagione saluta tutti e se ne torna a casa. E potrei continuare ancora per un po'. Anche se a suggellare questo terribile quadretto basterebbe solo rievocare lo stucchevole balletto inscenato attorno alla vendita, o presunta tale, della società. Una pantomima che purtroppo non è ancora arrivata alla parola fine.

Insomma il 2017 non verrà certo ricordato con favore dai tifosi rossoblu. Anche se, proprio quando l'anno cominciava ad avviarsi verso il suo tramonto, si è forse cominciato a vedere qualche raggio di luce in fondo al tunnel. L'arrivo di Giorgio Perinetti in dirigenza e quello di Davide Ballardini in panchina hanno dato una scossa positiva a tutto l'ambiente, un'impresa dovuta ad una semplice opera di normalizzazione.
Il Peri ed il Balla non sono due santi e non fanno miracoli. Si limitano a programmare ed attuare senza avere la pretesa di inventarsi nulla, riportando ognuno nella propria legittima posizione, in campo e fuori. Da loro e chissà magari anche dalle magie che, fato permettendo, saprà regalare Pepito Rossi dipende il 2018 del grifone. E soprattutto la serenità dei suoi tifosi.
Un popolo destinato a soffrire ma meritevole anche di togliersi qualche soddisfazione ogni tanto.