Le grandi storie e le più belle favole, di solito, cominciano sempre con "c'era una volta..." Una frase diventata ormai famosa, che spesso presuppone si parli di un tempo lontano e misterioso. Calata nel contesto calcistico contemporaneo del Verona, tale frase potrebbe essere usata per dire: "c'era una volta il gol". Un'affermazione appropriata, perchè sembra davvero che sia passato tanto (troppo) tempo dall'ultimo gol dei gialloblù. In realtà era il 19 agosto, quando Pazzini siglò dal dischetto il rigore che portò sul 1 a 3 il risultato con il Napoli al Bentegodi. Dopo quella rete però, più niente, per cinque lunghe giornate. Il Verona è l'unica squadra di Serie A a non aver ancora segnato su azione. Un primato che lungo le rive dell'Adige avrebbero volentieri evitato.

I gialloblù non sono solo la squadra con meno reti dell'intero campionato (1 gol in sei partite, primato in coabitazione col Benevento), ma pure una di quelle che, numeri alla mano, calcia di meno verso la porta avversaria. Un calo drastico nell'attitudine offensiva  rispetto al recente passato che non può essere giustificato solo con il cambio di categoria. Certo, il passaggio Serie B/Serie A ha sicuramente influito, ma i motivi, come si è visto bene nella partita di questo pomeriggio con la Lazio, sono anche altri. Il 4-3-3 di Pecchia dava delle buone garanzie difensive in Serie B, garanzie che quest'anno non riesce a dare più. Per questo motivo l'allenatore formiano chiede spesso ai suoi due esterni offensivi maggiore copertura e sacrificio in difesa. Questo però porta il Verona a rimanere troppo schiacciato dietro per lunghi tratti di gara, lasciando il solo centravanti a lottare contro la difesa avversaria. Pazzini, sia nel primo tempo con la Lazio che nei 70 minuti giocati con la Sampdoria si è trovato a giocare nel deserto, in completa solitudine e con pochissime probabilità di vincere i duelli impari con i due o tre avversari che lo circondavano. Un problema che si riscontra ogni volta che i gialloblù non hanno modo di salire manovrando la palla e si trovano costretti al lancio lungo. Per gli avversari è quindi fin troppo facile andare a recuperare palla e disinnescare così sul nascere i possibili contropiede. Quando poi i ragazzi di Pecchia riescono ad arrivare in attacco attraverso il possesso palla, manca spesso la capacità di creare occasioni da gol (questo è particolarmente evidente quando ad agire da esterni sono giocatori come Valoti, Fares e Bearzotti, molto utili per corsa e dedizione, ma con meno qualità nel saltare il diretto avversario).

Insomma, Pecchia si trova nella difficile posizione di dover decidere se puntare su giocatori con maggiore qualità come Verde o Cerci o se schierare elementi più duttili e abituati al sacrificio, per aiutare una squadra che in fase difensiva continua a faticare. Quel che è certo è che Pazzini lì davanti deve essere assistito di più e meglio. In questo senso gli spezzoni di match giocati da Kean e Lee potrebbero dare delle indicazioni interessanti all'allenatore. Pecchia sa che il tempo a sua disposizione per cercare di ribaltare una situazione già diventata difficile non è poi così tanto. Dovrà essere bravo a sistemare i suoi migliorando la fase offensiva e allo stesso tempo, mantenendo l'equilibrio sul campo. I gialloblù necessitano di un cambio di marcia immediato, già dalla partita di domenica prossima con il Torino.

La speranza è quella di poter tornare presto a parlare del Verona senza frasi ed allusioni a favole e tempi lontani, ma piuttosto raccontando la cronaca di un bel gol e, finalmente, di una bella vittoria.