Sembrava proprio che dovesse essere una serata diversa dalle altre. In una giornata fredda di fine ottobre, con un Bentegodi che finalmente tornava a riempirsi per una partita del Verona. Invece è finita per risultare una serata come tante, troppe altre prima d'ora. Il Verona gioca, lotta e corre, ma finisce per perdere. Stavolta i panni del cinico boia spettano all'Inter, che torna a casa con tre punti pur senza brillare. Ancora una volta non è bastata la volontà ai ragazzi di mister Pecchia, incapaci di reagire alla "sassata" decisiva di Perisic. Ancora una volta il Verona è costretto a lasciare il campo a testa bassa, alimentando il malcontento dei tifosi verso una squadra che fatica a di dimostrarsi tale, almeno a certi livelli. Ancora una volta si finisce per prendere di mira l'allenatore e le sue scelte, una su tutte, l'ennesima panchina stagionale per Giampaolo Pazzini, il giocatore simbolo di questo Verona.

Discutere di Pazzini, Pecchia e la società  da queste parti, è ormai diventata prassi comune. Tra le varie opinioni e le diverse supposizioni che si possono fare, vale la pena di evidenziare alcune delle poche certezze che caratterizzano questa vicenda.

La prima è che Pecchia, al di la di tutto, è un allenatore coraggioso. Ha sempre rivendicato le scelte fatte, compresa quella estremamente impopolare di lasciare in panca il Pazzo, preferendogli la fisicità del giovane Kean. E non è un caso che questa scelta sia avvenuta in particolare contro squadre brave nel fare la partita e nella gestione della palla, come Napoli, Roma ed Atalanta. I risultati non gli stanno dando ragione e l'allenatore ne sta pagando le conseguenze, almeno a livello di popolarità.

La seconda è che Pazzini, anche se entrato spesso dalla panchina, rimane un giocatore decisivo per questo Verona. Quattro gol, tutti su rigore, ma una capacità unica di guidare e trascinare la squadra oltre i suoi limiti e le sue paure. Con lui in campo, il Verona sa essere più pericoloso, soprattutto all'interno dell'area avversaria.

La cosa curiosa è che nonostante il cambio di modulo (dal 4-3-3 al 4-4-2) delle ultime giornate, la situazione di Pazzini non è cambiata, escluso dall'undici titolare sia con l'Atalanta che con l'Inter. Sembra un paradosso, visto che con l'inserimento di due punte centrali al posto di una per il Pazzo lo spazio avrebbe dovuto essere maggiore di prima. Così non è stato. Pecchia ha preferito fare delle scelte diverse. Probabilmente, l'allenatore gialloblù non ritiene che Pazzini possa garantire quello che al momento gli riescono a dare Kean e Cerci, almeno sul piano del movimento e dell'aiuto alla squadra.

Il problema è che la situazione di mister Pecchia al momento non è delle migliori, inviso a gran parte del tifo gialloblù che gli contesta sì la mancanza di risultati, ma anche l'atteggiamento tenuto nei confronti di un giocatore simbolo come Pazzini. Le difficoltà ci sono e sono evidenti, ma per poterle affrontare servirà un clima più disteso rispetto ai veleni che serpeggiano al Bentegodi ormai da qualche tempo. Anche per questo è auspicabile che Pecchia riesca a trovare una soluzione che permetta di coinvolgere maggiormente un giocatore come il Pazzo, uno di cui questo Verona non può davvero pensare di fare a meno.