È stato un sabato sera amaro per l'Hellas Verona, ennesima giornata difficile da aggiungere alle altre in questo inizio di stagione. Sotto il diluvio capitolino, i gialloblù escono con un'altra sconfitta e tre reti subite. Certo, andare all'Olimpico per fare punti con la Roma non era un obbiettivo semplice da raggiungere e nemmeno pronosticabile alla vigilia, ma c'era da riscattare la bruttissima prestazione con la Fiorentina. Invece, ancora una volta, il Verona ha deluso.

Una delusione che più che sul piano del risultato, arriva su quella del gioco. Piove sul Verona e piove su Pecchia. Piove su una squadra a cui sono mancate idee e coraggio. Se l'approccio alla partita in questo caso è stato discreto, a mancare completamente è stato proprio il gioco. La Roma ha dominato il campo in lungo e in largo, segnando tre reti e creando almeno altre quattro o cinque nitide occasioni da gol. Il Verona invece, non è stato mai capace di rendersi pericoloso dalle parti di Alisson per l'intero corso del match.

La difesa ha sofferto completamente l'attacco giallorosso e Dzeko, in particolare, ha dominato fisicamente sui centrali Ferrari ed Heurtaux, parsi in grande difficoltà soprattutto nel primo tempo. Il centrocampo, sistemato da mister Pecchia con una linea da 4 più un trequartista (in questo ruolo si sono alternati Bessa e Valoti) ha faticato ancora una volta a chiudere le linee di passaggio e a seguire gli inserimenti delle mezzali giallorosse. L'attacco poi, è stato affidato al solo Kean, costretto per più di un ora a predicare nel deserto e a fare a "sportellate" con Manolas e Fazio cercando di raggiungere qualche pallone mandato in profondità dalle retrovie con scarsi risultati.

Insomma, quello di ieri sera è stato un Verona con poche idee, remissivo ed incapace di reagire alla situazione di difficoltà che si andava delineando. Per la verità, fin dall'inizio di questa stagione, la formazione gialloblù non ha mai dato l'impressione di avere le idee così chiare sul gioco da sviluppare. Certo, con squadre come la Roma è normale dover subire il gioco degli avversari. Il problema vero è che questo Verona non ha tra le sue qualità quella di saper soffrire, di stringere i denti e serrare le file. Se attaccata, la squadra scaligera va presto in difficoltà e questo è un limite che i gialloblù si portano dietro già dalla stagione scorsa. Proprio per questo, il Verona avrebbe la necessità di dotarsi di un gioco più lineare e riconoscibile, che possa dare dei punti di riferimento ai giocatori in campo. Invece, troppo spesso la manovra del Verona si limita ad un possesso palla che riesce a portare la squadra a salire fino alla trequarti, ma da li in poi mancano le idee ed i movimenti per rendersi pericolosi. Lo si è visto chiaramente anche ieri sera. Gli unici pericoli per la porta di Alisson sono arrivati da qualche accelerazione di Romulo o da qualche sporadico lampo di Bessa, entrambi costretti a partire da lontano. Pazzini, entrato a risultato ormai acquisito, non ha potuto fare granché. Insomma, questo Verona sta facendo poco, troppo poco per poter pensare di fare un campionato soddisfacente. 

Adesso i gialloblù entrano in una settimana tosta, con due partite al Bentegodi con Sampdoria e Lazio, formazioni partite molto bene quest'anno. Il momento è già cruciale per la squadra di Pecchia che non può permettersi di giocare altre partite come quelle viste con Fiorentina e Roma. Servono più idee. Serve più coraggio. Servono punti.