Una gara per chiudere i conti per lo Scudetto, il sesto consecutivo, e la finale di Champions per vivere un sogno. La Juventus è a due passi dal riscrivere la storia e il protagonista di questa magica stagione è sicuramente Gonzalo Higuain. L'attaccante della Juventus, arrivato in estate dal Napoli, ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport, della scelta di approdare in bianconero.

L'ARGENTINA COME L'ITALIA - "I due paesi si somigliano molto. Infatti penso che sia il paese d'Europa che più ci va vicino. C'è un legame di sangue, fatto dall'emigrazione e forse un legame di sentimenti. Ci assomigliano anche nel modo di vivere il calcio. Per storia tattica e ambiente invece no. Ciò che unisce i due mondi sono la competitività e la passione".

COSA MI MANCA? - "L'Argentina mi manca, mi mancano gli amici, la vita. Mi manca l'asado, il mate, i nostri sapori. Quando sei lontano pioi anche prepararti e bere una tazza di mate, ma lo fai da solo o con pochi amici. In Argentina lo fanno tutti e lo fanno assieme. Manca la collettività, ogni volta che torno lì è una grandissima gioia".

I SOGNI - "Ancora mi manca molto, deve mancare sempre molto in una carriera. Tra venti giorni c'è la Champions, poi il prossimo Mondiale. Voglio ancora crescere e raggiungere questi obiettivi. Ora la cosa che spero di più è concludere in modo positivo quest'anno meraviglioso alla Juventus".

IL CAMBIAMENTO ALLA JUVE - "Quando sono arrivato mi sono trovato a giocare con un modulo tutto nuovo. Era la prima volta quindi è stato difficile. Dopo Firenze abbiamo cambiato lo schema nel 4-2-3-1. Quando Allegri l'ha fatto ha chiesto a quelli che giocavano in attacco di sacrificarsi di più. Era la condizione per non rendere fragile la squadra. Per usare tutto il talento serviva sacrificarsi. Ce lo siamo messi in testa e abbiamo voluto e saputo farlo".

VOGLIA DI VINCERE - "Non tutte le squadre sono uguali. Ho giocato sette anni nel Real Madrid la cui struttura somiglia a quella della Juve per rigore e modernità. Ringrazio il Napoli e la città per tutto quello che mi ha dato, ma ora ho avuto la fortuna di venire a Torino. E' stata la scelta più giusta, perchè volevo venire qui per arrivare ad un traguardo importante e ci siamo vicini, molto vicini. Anche se non abbiamo ancora vinto nulla. Ad agosto era il nostro sogno di vincere Coppa, campionato e Champions, ora siamo ad un passo".

IL RICORDO DI NAPOLI - "Ho un ricordo meraviglioso di Napoli, non ho nulla da dire di più. I compagni, lo staff, i magazzinieri, i fisioterapisti, gli amici. Ho lasciato una parte del mio cuore tra i tifosi. Sono stati gli unici a cercarmi quando sono andato via dal Real. Ma sono un professionista e andare via è stata la scelta più giusta".

LA TRATTATIVA CON LA JUVE - "C'erano dei rumors, che la Juve poteva pagare la clausola. Ma non lo credevo possibile è stata una scelta molto molto complicata. Ma da quando ho capito che era vero ho detto basta aspettare e decidiamo. Ho voluto prendere il rischio e i fatti, i risultati della Juve, hanno dimostrato che ho fatto bene".

SARRI IL MIGLIORE - "L'allenatore più importante? Difficile, però senza dubbio quello con il quale ho avuto più continuità è stato Sarri. Ho fatto una stagione molto buona con lui, mi ha dato fiducia e lui sa quanto gli voglio bene e lo ringrazio".

SU ALLEGRI - "Allegri lo conoscevo già. Ha vinto il campionato in altre squadre e lui trasmette voglia di vincere. Lui mi ha cambiato un po', mi ha insegnato il modo di migliorare tatticamente".

GLIK SENZA DIGNITA' - "Il fallo di Glik? Non ho parole. Una cosa senza senso, senza motivo, senza dignità. Tutto il mondo ha visto che lo ha fatto apposta e non ha avuto l'onestà di venire a chiedere scusa. Lui non mi interessa, mi dispiace per lui che mi voleva fare male e non ci è riuscito".

CONSIGLIO ALARIO ALLA JUVE - "Un argentino che consiglierei? Ce ne sono tanti. Io penso che Alario del River Plate può arrivare a giocare in Europa da centravanti. Anche Martinez Quarta difensore sempre del River sembra possa arrivare lontano".