Gino Corioni oggi compie 75 anni, «ma è più giusto dire 55+20», dice il presidente del Brescia. E a sentirlo parlare, nell´ora di colloquio, si ricava una certezza: il calcio è la sua vita da sempre, la stanchezza più volte denunciata magari è anche reale ma dovuta più alla malattia, a certi dispiaceri. Alle sue spalle, nel salone grande della Saniplast, c´è lo stadio dei sogni. Perchè a 55 anni + 20 non si può ancora vivere solo di ricordi.
Presidente Corioni, 55+20 è un modo per?
Mi piace partire da 55 e aggiungerne 20. Perchè 75 sono tanti, ma è una formula che uso non per scaramanzia nè per sentirmi più giovane. La vita è la vita, tutte le tappe hanno un loro fascino, nel bene come nel male. Ma la vita è un grande regalo di Dio, io spero di continuare a viverla il meglio possibile.
Come sta?
Ultimamente ho passato qualche burrasca, anzi tempesta. Cinque anni fa, quando abbiamo fatto l´intervista per i 55+15, ero più o meno nella stessa situazione. Ma sono ancora qui con la stessa voglia di fare, con lo spirito di sempre, con l´identico sentimento.
E cosa sente in particolare?
Quello che si sente non è un´opinione. Si possono cambiare idee sulla cose, sulle situazioni, sulla politica se una certa idea, un certo partito o una certa persona deludono. I sentimenti restano.
A propisito di cambiare idea, c´è qualcosa nella sua vita di presidente che non rifarebbe?
Il mio impegno nel calcio è tutt´ora straordinariamente assurdo. Il calcio mi ha dato soddisfazioni impensabili. Anche grandi delusioni, ma se sono ancora qui è perchè le soddisfazioni sono state maggiori.
Politici che deludono; nel suo caso i sindaci di Brescia?
Il mio cruccio, in 20 anni di presidenza di questa società, è di non aver saputo convincere i colleghi imprenditori ad aiutarmi, eppure di promesse ne avevo tante. Mi dicevano: cosa ci fai lì a Bologna? E poi lo stadio: fino a 10 anni fa era tollerabile non averne uno moderno, ora non più con il calcio mediatico di oggi. Persino Inter e Milan, che hanno lo stadio più bello d´Italia, ne vogliono uno nuovo e moderno. Oggi non se ne può più fare senza.
Ma lei è un testone...
Di sicuro. Ma spero ancora di poter lasciare una società più forte con strutture all´altezza.
Anzi, no: più che un testone, un sognatore. Ma questa situazione infinita di stallo, è solo colpa dei sindaci?
Da quando sono presidente del Brescia, ne sono passati almeno 10. A parole tutti si dicono appassionati di calcio. Nei fatti, invece, niente. La verità è che nessuno capisce che impegnarsi per il Brescia non vuol dire trarre vantaggi personali, ma dare soddisfazione alla collettività.
Difficile però credere ancora in questo calcio in crisi economica e morale. O le due cose sono legate?
Ma quale crisi economica! Il calcio italiano non è mai stato così ricco. Non scherziamo. Un tempo, ricordo, il calcio italiano aveva a disposizione 400 miliardi di vecchie lire, equamente divisi tra serie A e B. Oggi riceve 1.200 milioni di euro. Ma il 90 per cento va alla serie A e il restante 10 alla serie B. Pazzesco: così, dalla B in giù, è l´inferno. A parte Milan, Inter e Juventus, che chiudono in rosso perchè lo vogliono, perchè ne hanno la possibilità e perchè il blasone costringe a prendere campioni, tutte le altre guadagnano.
La situazione economica del Brescia è migliorata rispetto a un anno fa?
L´allarme è sempre alto. Certo, abbiamo meno debiti di 3-4 anni fa.
Crisi economica, ma anche crisi morale del calcio italiano?
Ogni 5-10 anni avviene un grande scandalo. Ma questo, con la novità delle scommesse, è molto più pericoloso.
Come mai, secondo lei?
Faccio un esempio. Se c´è una partita che per due squadre conta relativamente e arriva uno che offre un milione di euro per fare 2-2 a un giocatore, che magari quella cifra non la guadagna in 20 anni di carriera, che si fa?
L´etica dice che si dovrebbe rifiutare e accettare è disonesto.
Sì, è disonesto. Ma è una tentazione fortissima. Bisognerebbe preservare il calcio e i calciatori da queste tentazioni.
Il direttore sportivo Andrea Iaconi è stato chiamato in causa per un tentativo di illecito ai tempi del Grosseto e la Procura Federale ha chiesto la condanna a 4 anni e mezzo perchè Iaconi non è disposto a patteggiare.
Ma se uno è onesto, sa di non aver commesso illeciti, perchè dovrebbe? E, qualunque sarà la sentenza, Iaconi resterà al Brescia: è un uomo onesto e capace, sa fare il suo mestiere, si sa muovere bene sul mercato.
Con la Juventus i rapporti sono sempre stati ottimi, ultimamente si sono infittiti: Leali ed El Kaddouri da una parte, Rossi dall´altra.
La Juve è sempre stata amica mia e del Brescia, a parte quel quindicennio.
La triade.
Io però farei una distinzione. Moggi è una persona di grande simpatia, oltre che di provata competenza. Il suo problema è che si divertiva a realizzare le fantasia del diavolo vero.
Giraudo.
Un signore alto, bello, intelligente ma anche incredibilmente cattivo.
Che una volta la minacciò. È vero?
Altrochè! Disse che mandava il mio Brescia in quarta serie.
Adesso alla Juve c´è Marotta.
Un uomo perbene e capace.
Ed El Kaddouri alla Juventus?
Ne abbiamo parlato. Se in cambio Rossi restasse a Brescia, mi farebbe piacere: mi piace parecchio.
El Kaddouri può ripercorrere le orme di Hamsik e Pirlo?
Sicuro, ma deve migliorare sotto tutti i punti di vista.
In che senso?
Tecnico e umano. El Kaddouri mi ha un po´ deluso quando non ha firmato il rinnovo del contratto con noi: ha messo in difficoltà il Brescia ma soprattutto se stesso. Certo, non tutti possono essere allo stesso tempo grandi giocatori e grandi uomini come Pirlo. Se a 33 anni sta stupendo il mondo, se da solo cambia la faccia a una squadra - perchè la Juventus, è matematico, è tornata a vincere lo scudetto grazie a lui - è perchè è anche un grande uomo.
Pirlo dice sempre che, quando smetterà, le darà una mano in società.
Sì, le avvisaglie me la ha già mandate in questo senso.
Prima, però, potrebbe tornare come giocatore.
Può darsi.
Chi vede come suo erede alla presidenza del Brescia?
Per carattere, qualità e competenza, di sicuro Tommaso Ghirardi: come me è partito dalla società del suo paese. E pensare che qualche anno fa era venuto a parlarmi per rilevare il Brescia. Il mio erede più realistico, però, è Pirlo.
Pirlo presidente del Brescia dopo di lei?
Di sicuro mi ha già detto che, a quando smetterà di giocare, entrerà nel Brescia. Anche se io gli auguro di giocare fino a 50 anni.
Perchè saltò la trattativa con Ghirardi?
Perchè ebbe la possibilità di prendere il Parma per poco o niente.
Parma significa anche un centro sportivo di proprietà.
Se alle parole i sindaci di Brescia avesse fatto seguire i fatti, a quest´ora avremmo uno stadio bellissimo e tutto nostro. E il Brescia sarebbe stabilmente tra le prime 6-7 di serie A.
La sua squadra ideale in 20 anni di presidenza?
Non saprei.
Almeno qualche punto fermo.
In porta di sicuro Viviano: mai visto un portiere di quelle qualità. In attacco Baggio e Hagi a sostegno di Toni. In mezzo Pirlo. E poi tanti giovani da affidare al maestro di calcio più bravo al mondo.
Cioè, Mircea Lucescu.
Di gran lunga il miglior allenatore che ho avuto insieme a Guardiola, che ha reso il Barcellona la squadra più grande del mondo. Ma Lucescu è Lucesco: avete visto allo Shakhtar cosa sta facendo? Il suo presidente, che è un uomo dal patrimonio personale stimato in mille miliardi di euro, non lo molla più. Lucescu gli fa crescere i giovani e vince tutto: solo quest´anno scudetto, coppa nazionale e supercoppa. E pochi anni fa anche la Coppa Uefa. Così lo Shakhtar, oltre a vincere, guadagna 25-30 milioni l´anno. E questo nonostante la Dinamo Kiev sia una potenza. Il fratello del presidente è il numero uno della Federazione dell´Ucraina.
Non le è mai venuta la tentazione di dire basta davvero?
Una società di calcio non si può lasciare da un momento all´altro. Quando iniziai, 45 anni fa, dissi a mia moglie: guarda, mi hanno chiesto di diventare presidente dell´Ospitaletto, ma non vado nemmeno a vedere una partita. Fui subito preso in modo così incredbiile che, al battesimo o alla comunione dei miei figli, sceglievo il ristorante in base a dove giocavamo: se a Nave andavo al Miramonti, a Chiari prenotavo alla Lanterna. Poi, durante il pranzo, sparivo per andare a vedere la partita.
Capito. Non dirà mai basta.
No, conosco i limiti della vita e anche i miei: la mia forza economica è limitata, anche quella fisica. Ma quando si riceve tanto, poi bisogna anche dare. Fu così che convinsi Lucchini a diventare presidente dell´Associazione Industriale Bresciana.
Come, come?
Sì. Quando in Aib si deve eleggere il presidente, si nominano 3 saggi. I 3 saggi consultano i membri della Giunta e di solito esce un nome. Quando uscì Lucchini, il Cavaliere rifiutò. Io mi arrabbiai, andai da lui e gli feci questo discorso: tu sei diventato l´industriale che sei diventato per la tua abilità in primis, ma anche perchè i bresciani hanno lavorato con passione nelle tue aziende in qualità di operai, impiegati e dirigenti. Loro hanno fatto tanto per te, perchè ora non fai tu qualcosa per loro?
E lo convinse?
Sì, ma fui aiutato da Ugo Calzoni, che allora era il braccio destro di Lucchini.
Che fine ha fatto Calzoni? È ancora nel Brescia?
Sì, è ancora con noi per migliorare la società. È rimasto scottato dal fatto che si è sobbarcato un´impresa ardua.
Cosa dire ai bresciani in occasione dei suoi 55+20?
Di stare tranquilli, faremo la miglior squadra nel miglior modo possibile.
E a se stesso cosa augura?
Di trovarmi ancora qui tra 20 anni a parlare con voi di questa cos