Roberto Infascelli, attore-conduttore radiofonico (era il Sorcio nella serie Romanzo Criminale, giusto per ricordarne una) ha racchiuso il mondo Juve in una sola frase, durante una chiacchierata poco dopo la partita. Lui, romanista oltre la linea di quanto si possa essere romanisti, l'ha messa così: "Io credo che in quella fuga di Schick che sbatte su Szczesny ci sia l'essenza, la sintesi di chi siamo noi rispetto a loro". Lo ha detto con orgoglio e un filo di amarezza, certo: aveva perso la sfida che sente di più, Roberto. Forse anche più del derby, credo. Il titolo? Io direi "Rimpianto criminale".

In quella fuga di Schick che sbatte su Szcezsny però, c'è una cosa che raramente s'era vista prima nell'era americana: una Roma che non muore prima, molto prima, del fischio finale. Una Roma che non mette la testa nella ghigliottina con astrusità tattiche o ginocchia tremanti. Una Roma che si sarà anche svegliata tardi - è vero, poteva farlo prima - ma voi ricordate molte squadre che hanno costretto la Juve a sparare palla in tribuna negli ultimi, acuminatissimi minuti finali?

Io non ci casco. Certo non sto lì a parlare di sfiga, traverse di Florenzi o gol mangiati dal più giovane e atteso talento dell'intero campionato. Non è mio costume. Anche perchè ritengo che la fortuna sia una bellissima, affascinante signora. Una signora che, nel mondo del pallone, la si deve corteggiare con il bel gioco, il coraggio, la personalità.

Vado oltre la sconfitta e dico che il segnale di maturità inviato dalla Roma al campionato, per come se l'è giocata, è un segnale importante, intenso, forse definitivo. Lo scopriremo tra poche ore, quando il Sassuolo che ha messo in ginocchio il Mourinho 2.0 dell'Inter, Luciano Spalletti, salirà le scalette dell'Olimpico. Proseguendo nell'immaginario di Infascelli, devo per forza sottolineare come sia molto romanista il gol dell'ex, la parata decisiva dell'ex, la fantastica partita giocata dall'ex. Nell'ordine, Benatia, Szczesny, Pjanic, giusto a ricordare che il vendi e compra pallottiano può farti di questi scherzi. E attaccarsi alla 'mitraglia' di Benatia quale gesto da traditore... beh, siamo seri.

Nel ko dello Stadium però, sono emerse lacune dolorose. Strootman, innanzitutto, ormai è un caso aperto. Per affetto, qui a Roma, tutti fingono che non sia così, ma della lavatrice olandese, quella che dominava spargendo strapotere a centrocampo, è rimasto solo un vago ricordo. E non è un caso che un Pellegrini non al top sia bastato a dare maggior velocità e incisività alla Roma. Poi, sì, Schick. Va bene, va bene, vi ha mandato di traverso il Natale. Però, entra lui e la Roma diventa pericolosa. Con lui in campo Dzeko non è più solo e abbandonato là davanti e si rianima, così come era accaduto in coppa con il Toro. S'è sempre detto come il bosniaco renda al meglio con una punta che “gli gira intorno”. Ciò che era successo lo scorso anno in coppia con Salah, uno che, si diceva qui a Roma: “se vedesse la porta sarebbe Cristiano Ronaldo”. Ecco, ora la porta la vede: è capocannoniere della Premier League. Con Roberto Infascelli, prima di farci gli auguri, abbiamo convenuto quanto sia “molto romanista” anche l'inattesa trasformazione di Momo Salah in killer sotto porta. E, attenzione, non stiamo giocando al rimpiantuccio per l'egiziano: semplicemente, perso un giocatore da 19 reti e 11 assist (tutti per Dzeko, più o meno), non si è trovato modo di rimpiazzarlo, tra acquisti inutili o perlomeno non necessari. Ecco perchè il futuro della Roma, di Dzeko e della lotta per il titolo, dovrà necessariamente passare per quel ragazzo che ha sbattuto contro Szczesny. Buon Natale a tutti.