Quando ballano i pachidermi…la terra trema e il cielo traballa. È un modo di dire indiano che gli americani hanno fatto loro, adeguandolo almeno un po’ al loro stile di comunicazione. Il significato è molto semplice: quando intervengono forze superiori agli altri tocca adattarsi. In questi ultimi giorni l’Asia è stata scossa dalle dichiarazioni dei vertici della federazione calcistica nazionale che ha annunciato di voler avviare un programma di ampliamento e di integrazione del movimento femminile e giovanile. Se vi sembra una cosa del tutto normale è evidente che non avete letto spesso del Pakistan, paese integralista a maggioranza islamica che viene considerato il più chiuso in assoluto nei confronti di donne e giovani, molto più dell’Iran.

Il Pakistan fino ad alcuni anni fa era considerato il nemico pubblico n.1 degli Stati Uniti: ricorderete senz’altro che quando la guerra… ops… pardon… l’operazione di pace in Medio Oriente aveva perso spessore e che delle armi di distruzione di massa irachene non si era trovata traccia, George W. Bush attaccò pesantemente il Pakistan reo di sovvenzionare il terrorismo e coprire le cellule attive di Al Qaeda. Fu l’ultimo colpo di coda del Presidente americano che di lì a poco si sarebbe dovuto preoccupare più di Obama che di tutto il resto.

Oggi, a distanza di alcuni anni le cose sono cambiate parecchio: il Pakistan resta un paese radicalmente islamico e con fortissime tensioni interne tra le numerose anime religiose del paese ma c’è qualcosa che a poco a poco sta mettendo d’accordo tutti. 

I soldi. I soliti stramaledetti soldi. 

Non scrivo qui per fare politica o per prendere posizioni su vicende che non siano sportive ma è un dato di fatto che lo sport è un prodotto che ha bisogno di una guida, di una linea programmatica ma anche di soldi. Perché senza i soldi non si fa nulla. 

Due anni fa il presidente della federazione pakistana, Makhdoom Faisal Saleh Hayat, eletto al vertice federale nel 2015 dopo un’estenuante faida interna tra integralisti e progressisti, ha sposato la linea della modernità: più spazio alle donne, nessun obbligo di lezioni coraniche ai ragazzini delle scuole calcistiche che fino a qualche anno fa giocavano a calcio solo se assistevano anche alle lezioni di religione e soprattutto porte aperte agli sponsor.

Il Pakistan in definitiva è un paese ricchissimo grazie al suo sottosuolo e uno degli uomini più ricchi del mondo, è Shahid Khan: 67 anni, un vezzoso codino di capelli che gli scende oltre le spalle, pizzetto, doppia nazionalità pakistana e statunitense e un conto corrente di pura liquidità, esclusi immobili e proprietà aziendali e di marchi, che supera i 100 miliardi di dollari. Si è comperato i Ravens di NFL e ha tolto dalle spalle dell’amico Al Fayed il peso economico del Fulham con un bonifico, pare (la cifra è secretata e non verrà resa nota) da 120 milioni di euro. Una spesa del tutto sproporzionata rispetto al valore del club ma Shahid Khan ha voluto rimborsare al vecchio, stanco e segnato Al Fayed anche le spese sostenute negli ultimi dieci anni quando rimase solo, senza il figlio Dodi e altri soci, a gestire il team. 

Quanto a integrazione e politica, Shahid Khan è stato molto chiaro: l’unico proprietario di NFL di razza non caucasica, si è inginocchiato accanto ai suoi giocatori pochi giorni fa, fianco a fianco con Mercedes Lewis e Telvin Smith dopo i tweet definiti “razzisti e medievali” di Donald Trump. Dopo la foto è arrivato anche il sottotitolo: “Sono pronto a supportare la federazione pakistana con somme importanti, ogni anno, pur di vedere una squadra competitiva a tutti i livelli, maschile, femminile, giovanile, di calcio, futsal e beach soccer”. Un uomo che non compra un club ma sovvenziona la nazionale. Esistono…!

Il pachiderma si è spostato e la terra ha tremato: “Ringraziamo Mr.Khan per il suo interessamento nei nostri confronti, abbiamo immediatamente un progetto da proporgli” ha risposto il presidente federale Makhdoom Hayat. Due giorni dopo la segreteria di Khan ha ricevuto la proposta per la realizzazione di sei poli di eccellenza nazionale dedicati a calcio e atletica in tutto il paese. Perché calcio e atletica? Perché se costruisci un campo di calcio con poco sforzo puoi anche aggiungere piste e impianti per corsa, salto, getto e lancio. Semplice come l’acqua: avrai atleti più completi. Dei sei impianti due sorgerebbero a Islamabad, uno a Lahore e a Quetta – nel lontano e isolatissimo ovest del paese - e altri due a Karachi. Il progetto, che prevede anche istituti scolastici e una facoltà di fisiatria ed educazione fisica, recava soltanto la linea strategica, le aree dedicate alla realizzazione, la filosofia dell’iniziativa. 

Il prezzo lo ha messo Khan che ha immediatamente staccato un assegno da 200 milioni di euro. Tanto per cominciare… a patto che nessuna struttura politica gestisca i suoi soldi: tutto deve essere seguito dalla federazione.

Per uno che guadagna circa otto miliardi di dollari netti all’anno, 200 milioni di euro saranno poca cosa… ma c’è una cosa estremamente facile quando si hanno tanti soldi: sperperarli. In un momento così, c’è un pakistano che si sente più americano del suo presidente al punto da mettersi in ginocchio rischiando anche la propria immagine di Muslim, in un ambiente molto conservativo ed estremamente radicale; un uomo che decide di spendere tanti soldi per far giocare a pallone i ragazzini del suo paese. Trovo che sia una bella storia. Il tutto mentre un ragazzo di 22 anni, Ghayas Zahid, ha fatto il suo esordio, primo giocatore di etnia pakistana, in Champions League con l’Apoel Nicosia. I genitori di Zahid, emigrati in Norvegia nel 1990 da Lala Musa hanno fatto sapere il loro pensieri ai colleghi norvegesi: “Che i genitori stiano accanto ai loro figli, consolino le loro delusioni e cullino i loro sogni”. Che meraviglia… sembra quasi un tweet.