Intervistato da GQ a margine di un evento del suo sponsor tecnico, l'attaccante dell'Inter, Mauro Icardi, ha parlato a tutto tondo del suo rapporto con il club nerazzurro, con i tifosi e con la città di Milano.

Quali sono i tre luoghi del ‘cuore’ di Milano
"Il primo sicuramente è San Siro. Poi mi piace andare in centro a fare shopping e mi piace sempre andare a vedere il Duomo, ogni volta che ci passiamo davanti scattiamo le foto".

I tre ristoranti preferiti di Milano.
"Veramente sono due. Per la carne un ristorante argentino, per il pesce, giapponese".

Ma uscite spesso la sera tu e Wanna?
"Noo, con cinque bambini, proprio no".

Quanto ti senti milanese oggi Mauro Icardi? (Conosci qualche parola in dialetto?
"Mi sento molto milanese. Ormai sono qui da quattro anni e sono molto legato all’Inter".

Si dice spesso che Icardi non ha molti palloni giocabili a partita, ma fa sempre gol. Qual è il segreto per sfruttare al meglio le occasioni che capitano?
"Quest’anno sto facendo anche molti assist. E per fare gol bisogna trovarsi sempre nel posto giusto al momento giosto. Questo è il compito di ogni attaccante. Il sogno che aveva era di giocare ad alti livelli e l’ho già raggiunto da un paio d’anni. Il mio prossimo obiettivo è milgiorare in modo da poter giocare per la Nazionale del mio Paese".

Qual è il gol più bello della tua carriera?
"Come bellezza o come importanza? Il più bello è sicuramente quello fatto da fuori area contro il Bologna. All’incrocio dei pali. Il più importante… è sempre contro la Juve".

Che cosa pensi dell’immagine da star che hanno i calciatori oggi?. Un tempo non era proprio così. È un fenomeno nato forse con Maradona…
"Be’, oggi siamo molto più esposti a causa dei social network e di internet. Sia le partite di calcio, sia molti aspetti della nostra vita privata possono essere seguiti ovunque".

A proposito di gioventù: sei stato al Barcellona e avevi una stanza alla Masia, considerata una ‘scuola’ per tanti giovani calciatori. Il compagno di allora che senti ancora e cosa ti ha insegnato la vita collegiale nel centro del Barca.
"Sono tanti i compagni di allora con cui mi sento. Poi la vita alla Masia mi ha insegnato tante cose che hanno più a che fare forse con la vita stessa che con il calcio in senso stretto. Alla Masia si cura più l’uomo che lo sportivo. Tra coloro che sento ancora oggi di più, certamente c’è Rafinha, che gioca in prima squadra col Barcellona".

I compagni che frequenti oggi, fuori dal campo?
Gli argentini.

Musica preferita?
"Cumbia argentina e reggaeton. La prima però a Wanda non piace. Percui l’ascolto in macchina".

Film preferito?
"Mi piacciono molto, anche riguardandol, Pearl Harbor e I pirati dei Caraibi".

E quando invece smetterai, addio calcio o ti piacerebbe continuare con un ruolo diverso?
"Escludo che lavorerò ancora nel mondo del calcio. Sicuramente no come allenatore. Non è nei miei pensieri. In questo momento non ho ancora progetti per il futuro".

Che cosa ti manca di più dell’argentina?
"A parte i famigliari e gli amici, le grigliate di carne".