Se c'è una cosa che tollero davvero poco nell'opinionismo e nel giornalismo è senza dubbio “l'avevodettismo”. Cioè quelli che “io l'avevo detto/scritto”. Quelli che si citano continuamente, che declamano i loro pezzi sui giornali o sparano lì la richiesta di una giuria che ne confermi l'avevodettismo, con dissimulata e perentoria arroganza: “Tu mi sei testimone: io l'avevo detto in tempi non sospetti...”. Ecco, “in tempi non sospetti”, poi, è una delle frasi preferite dell'avevodettista. Ora vi aspettate che vi dica che non cadrò mai nel tranello di questo irritante modo di fare? E invece no.

Per una volta voglio provare il brivido. Voglio sapere cosa si prova ad essere uno di Loro. E lo faccio per alimentare la passione per Stephan El Shaarawy. Un'eccezione eccezionale (non si dovrebbe scrivere così, ma visto che oggi faccio cose che non dovrei...). Durante alcuni collegamenti radiofonici, ho detto e ridetto (eccolo qui, l'avevodettista) che El Shaarawy è il giocatore perfetto per Di Francesco e mi cito testualmente: “E' il Berardi della Roma”. Opinione in parte condivisa, anche se in molti reputavano (e reputano) Perotti il giocatore padrone della fascia sinistra. Io no, per niente. Perotti è giocatore fortissimo, il migliore nell'uno contro uno nella Roma. Il più bravo nel creare superiorità, vero. Ma lo fa su iniziative individuali, non passando per il gioco di EDF. Quindi, per alcuni miei colleghi, Perotti è monumento tattico inamovibile. Anche perchè Stephan, mai fortunato sul piano fisico, tutt'altro, alla Roma di Di Francesco è arrivato passando per noie fisiche non da poco che ne hanno ritardato la messa in vetrina. Quando però il Faraone risorge, ce ne accorgiamo tutti. E, soprattutto, quando sta bene resta un giocatore di livello assoluto per il nostro modesto campionato. E guarda caso, ieri nel primo tempo, Di Francesco ha traslocato Perotti sull'odiata fascia destra per fare spazio al Faraone a sinistra. Una svolta politica, anche se poi il trasversalismo del tecnico si è espresso con un singulto democraticissimo in nome della par condicio: nel secondo tempo fasce invertite e vissero tutti felici e contenti. Giusto per dire: la miglior Roma dell'ultimo Spalletti è stata quella con El Shaarawy al top.

Ecco, per assecondare la passione per questo giocatore, sono diventato un “avevodettista”. So che me ne pentirò in futuro, ma che volete farci? El Shaarawy, uno dei giocatori preferiti dai bimbi giallorossi, è un patrimonio che lo svelto EDF ha guardato con cupidigia già dai primi tormentati allenamenti. Quindi, la sentenza è scritta e, in fondo è la solita dei tempi del Milan o della Roma spallettiana: se Stephan sta bene è titolare indiscutibile. E mica per due gol di ieri. E non lo dico io, lo dice EDF: “Per il mio modo di giocare è l'attaccante ideale, uno dei più bravi ad attaccare la profondità». Come investitura, credo che basti no? Alla faccia dell'avevodettismo.