Qui non si vuole discutere degli errori che ha commesso o meno Montella nella gestione della squadra e del gruppo, dei duecento milioni spesi in gran parte male oppure bene dalla società (propendiamo per la seconda ipotesi), del fatto che il Milan sia stato sopravvalutato oppure no. Qui si vuole semplicemente porre una domanda e cercare di dare una risposta. La domanda è: è stato giusto affidare a Montella il compito di gestire il nuovo Milan? 

Per stabilire quale sia la risposta corretta a questa domanda, vorremmo mettere da parte l’aspetto tecnico. Montella è certamente un allenatore preparato, che in carriera ha fatto spesso giocare bene o molto bene le sue formazioni (dal Catania alla Fiorentina fino alla Samp) e che di conseguenza ha le qualità per guidare una squadra ambiziosa. Il problema non è questo, dunque: il problema è la fiducia, è l’empatia, è il passato. 

Ebbene, si è sempre avuta la sensazione che Fassone e Mirabelli non credessero fino in fondo in Montella. Hanno tenuto in bilico la sua conferma finché non hanno avuto la certezza della qualificazione per l’Europa League, di sicuro lo avrebbero sostituito se non avesse acciuffato il sesto posto. Si sono guardati attorno a lungo, nella speranza di poter convincere un allenatore di livello internazionale ad affrontare con loro questa grande avventura (Conte, ad esempio): lo avessero trovato, non avrebbero esitato a liberarsi di Vincenzo. Alla fine si sono quasi dovuti accontentare e hanno accettato le sue pressioni, prolungandogli il contratto. Senza esserne intimamente convinti.

Il feeling non è mai nato
, forse anche perché Montella aveva un legame forte con la vecchia gestione del Milan: un retaggio che lo ha condizionato nelle scelte e nei comportamenti, che non lo ha mai portato a concedersi totalmente alla nuova società. E tutto questo è emerso in modo chiaro dopo la partita con la Samp: l’insoddisfazione manifestata pubblicamente da Fassone, comprensibile e legittima, ha coinvolto anche l’allenatore, un segnale ulteriore che il legame non è così forte e che il rapporto non è così complice.

Fassone e Mirabelli erano probabilmente convinti che un Milan così nuovo dovesse avere anche un allenatore nuovo. Non lo hanno trovato e sono andati avanti con quello che c'era. Hanno sbagliato: partendo da questi presupposti, avrebbero dovuto sostituire Montella in estate, senza paure. La storia del calcio ci insegna che cominciare la stagione con un tecnico di cui non si è completamente convinti porta a divorzi prematuri e a rapporti complicati di fronte alle prime difficoltà. E’ quanto sta accadendo al Milan.

Per tornare alla domanda iniziale, ecco la risposta: no, non è stato giusto puntare su Montella. E non perché non sia un allenatore capace.

@steagresti