Caro Procuratore,

seguendo Sanremo ho avuto l'illuminazione: "faccio il calciatore...perché lo faccio? Perché non me ne vado una vita in vacanza...e nessuno che dice se sbagli sei fuori, sei fuori...".

La canzone "Una vita in vacanza" del gruppo Lo Stato Sociale si è dimenticata di annoverare, tra le "professioni" di moda oggi, quella del calciatore (si sono però ricordati degli analisti di calciomercato!) e, secondo me, è stata una grave mancanza. Perché siamo proprio noi, la categoria dei calciatori di un calcio minore, che dovremmo dire a noi stessi: "Perché lo fai? Perchè lo fai?". 

Gioco in serie C e ho uno stipendio poco superiore a quello di un operaio, una moglie (ora disoccupata) e due figli piccoli. Il calcio a fine stagione lo lascerò, ma di certo non potrò andarmene in vacanza. Dovrò cercarmi un altro lavoro per poter provvedere ai bisogni della mia famiglia.

La mia denuncia è questa: perché i calciatori di serie C sono sottopagati? Perché, non solo io, siamo costretti a porci la domanda: "perché gioco a calcio?". Si parla sempre dei tanti milioni che girano nel mondo del pallone, ma noi, calciatori di un calcio minore, non siamo assolutamente tutelati da nessuno. Neppure voi procuratori ci volete in procura, perché la vostra percentuale sul nostro stipendio sarebbe ridicola. Il mio stato sociale è questo. 

CalciatorediserieC




Gentile CalciatorediserieC,

la tua lettera, pur simpatica, è decisamente amara
. Il perché fai il calciatore cerco di spiegartelo brevemente. Perché fin da piccolo ti avranno detto che sei portato per il calcio e che il calcio poteva diventare la tua professione. E così è stato. Non ti conosco e non so neppure in che squadra giochi. E' vero: in Serie C oggi non si guadagna tanto e spesso non arrivano neppure gli stipendi regolarmente. Risale a pochi giorni fa la notizia che il calciatore Michele Pini abbia scelto di smettere di giocare a calcio (fino a due anni fa faceva il terzino nel Lumezzane!) per andare a lavorare in una concessionaria di moto a 900 euro al mese. E a chi gli ha chiesto perché lo hai fatto, lui ha risposto: "Stipendi con tre mesi di ritardo, zero certezze, fallimenti continui, stava nascendo mio figlio, non potevo continuare così". 

Pochi ricordano che i calciatori sono lavoratori subordinati e che lo stipendio annuo lordo di un calciatore al minimo sindacale si aggira intorno ai 20 mila euro. E se, poi, non vengono onorati gli stipendi o vengono pagati in ritardo, ecco che verrebbe da cantare proprio come quelli dello Stato Sociale: "Perché lo fai?". 

Romanticamente, vorrei rispondere che chi gioca a calcio lo fa per pura passione, ma non è solo con la passione che si può andare avanti. Il sistema deve cambiare. La palla la passo ai governanti del nostro calcio italiano, sempre più alla deriva.

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