Da qualche tempo a questa parte il signor Maurizio Setti ha preso il vezzo d'esternare. Rilascia interviste, scrive lettere aperte, divulga video-messaggi. Il tema è sempre quello: la situazione economica e societaria dell'Hellas Verona. E a questo punto, alla gamma dei canali multimediali usati da questo imprenditore carpigiano della moda, mancano il braille e l'apparizione sui vetri dei microonde nelle case dei tifosi gialloblu. A quel punto il cerchio dell'offensiva mediatica sarebbe compiuto. Senza che, invero, l'auspicato effetto-trasparenza scalfisca minimamente l'opacità che avvolge il club di cui Setti è proprietario dal 2012. Un anno che è stato l'inizio di tutto, senza che ancora si sia capito di cosa.

Soltanto l'anno precedente il signor Setti fa parte della cordata che, ispirata da Giovanni Consorte, rileva il Bologna. Del club rossoblu viene eletto vicepresidente, appena una poltrona sotto quella del geometra centese Albano Guaraldi. Al quale riserva parole molto dure nel momento di andarsene a Verona. Parla di "concezione lobbistica del fare sport", e per rimarcare la propria diversità afferma d'essere portatore di una visione romantica del calcio e di non credere "che si debba mescolare lo sport con gli affari che possono venire di conseguenza" (LEGGI QUI).

Parole che tornano indietro come boomerang, allo stesso modo in cui con costanza si ripresenta una figura che è il convitato di pietra dell'intera vicenda calcistica di Setti: Gabriele Volpi, l'imprenditore italiano con passaporto nigeriano che dopo il rientro in Italia ha preso a investire nello sport. Nel suo portafoglio sono entrati la Pro Recco di pallanuoto (club della sua città natale) e i club calcistici dello Spezia e del Rjeka, in Croazia. Negli ultimi anni Volpi è stato dato vicinissimo anche all'acquisizione della Sampdoria, senza che l'operazione si sia mai concretizzata. E soprattutto è stato indicato come molto prossimo a Setti. Sia nei giorni in cui l'imprenditore carpigiano è vicepresidente del Bologna, come riferisce l'articolo appena menzionato, sia dal momento in cui mette le mani sull'Hellas.

Riguardo a quest'ultima avventura calcistica, per Setti la gestione dell'ombra di Gabriele Volpi è sin da principio fonte di imbarazzo. Difficile per lui negare che vi sia un rapporto, e allora per lungo tempo si tratta di sminuirne la portata. Amici sì, ma nulla più. E pazienza se quel perfido archivio che è il web pullula di reperti da cui si evince una prossimità parecchio simile alla promiscuità. A cominciare dalle notizie del periodo in cui Setti s'appresta a lasciare il Bologna e insieme al ricchissimo imprenditore tornato dalla Nigeria pare impegnato nelle grandi manovre. Pallone e alta finanza come fosse Antani.

Nella primavera del 2012 i due si muovono da gran compari, con Volpi che fa addirittura da spin doctor per il suo rampante amico della provincia modenese. A fine marzo 2012 il magnate italo-nigeriano affida una confidenza alla Gazzetta dello Sport, e racconta che Setti acquisirà il Verona ma lui non c'entra nulla  (LEGGI QUI). I due sono appena stati a contatto di gomito per vedere la gara della Coppa Italia di Lega Pro tra Spezia e Foggia (6-0 per i padroni di casa), con lo Zio d'Africa a fare da anfitrione sugli spalti dello stadio Picco (LEGGI QUI).

Con siffatte premesse, inevitabile che il chiacchiericcio sul reale assetto proprietario dell'Hellas si faccia ricco di allusioni. Rispetto alle quali Setti ha per lungo tempo risposto con fermezza, e talvolta in modo piccato. Questione di reputazione e d'autostima, per un soggetto che ci ha sempre tenuto a coltivare l'ego. Per capire, basta dare una sbirciatina alla sua pagina su Wikipedia. Una di quelle che, a chi come me si tassa per 5 euro al mese per sostenere l'enciclopedia collettiva del web, suscita il dovuto disappunto per l'inadeguata sorveglianza sui contenuti che vengono inseriti nelle pagine biografiche. Pagine che a volte rischiano di essere un pelino apologetiche, per via di quel trasformarsi in un ibrido fra il curriculum vitae e l'autobiografia. Ovviamente ci si guarda bene dall'asserire che la pagina Wiki su Maurizio Setti sia stata vergata da Setti Maurizio. L'uomo è troppo impegnato a gestire le aziende e le ospitate da Gigi Marzullo (LEGGI QUI), per dedicarsi alla fureria biografica di sé medesimo.

E tuttavia leggendo certi passaggi vien da dire che, se non proprio da lui, essi paiono scritti dalla mano di una mamma o di un'amorevole zia. Per dire, quell'inizio in cui si riferisce ch'egli "possiede un aereo storico 'Falchetto'", e che è "appassionato della Vespa, di cui possiede un esemplare del 1951 esposta nell'atrio della sua azienda", pare parecchio intimista (QUI LA CONFERMA). Non certo in linea col distacco e i contenuti informativi che un'enciclopedia web dovrebbe riportare. E lasciamo pure perdere quel riferimento al periodo in cui è stato "socio del Carpi F. C. con cui ha conquistato due promozioni". Come se in campo fosse sceso lui.

Ma al di là di quale sia la mano apologetica che ha vergato queste note sul web, rimane il fatto che per il signor Setti il senso dell'ego sia una stella polare. Per cui figurarsi quanto possa fargli piacere sentire insinuare che non sia lui, bensì lo Zio d'Africa, il vero proprietario dell'Hellas. E infatti, fino a un dato periodo, il proprietario-di-un-esemplare-di-Vespa-del-1951 reagisce con decisione a ogni voce che riporti questa ipotesi. Per un articolo della Gazzetta, firmato da Nicola Binda e pubblicato nel 2013, parte addirittura una querela (LEGGI QUI). Da informazioni riservate risulta che quel procedimento giudiziario sia stato archiviato dal Tribunale di Milano esattamente un anno fa. E durante il comodissimo lasso di tempo in cui la giustizia ha fatto il suo corso, per Setti l'ombra di Volpi è stata una compagnia costante.

A novembre 2015, durante il programma televisivo "Lunedì nel pallone" mandato in onda da Telearena, arriva a sostenere che le voci sull'amicizia col magnate italo-nigeriano siano "leggende metropolitane". E tutti gli articoli di giornale pubblicati nel 2012? E le foto scattate sulle tribune dello stadio Picco? Niente d'importante. E anzi, per rafforzare il concetto Setti fa riportare quella versione sul sito ufficiale dell'Hellas, in una notizia che riferisce tutte le altre varie amenità pronunciate nel corso della serata televisiva. Compresa l'affermazione di avere lo stesso numero di telefono portatile dal '90  (IL COMUNICATO).

Poi però quel granitico smentire comincia a mostrare delle crepe. Quando a ottobre 2015 un articolo firmato da Mario Gerevini per il Corriere della Sera mette in evidenza il complesso intreccio di società cui fa capo l'Hellas (con tanto di diramazione lussemburghese), e pone esplicitamente in dubbio il fatto che Setti sia proprietario del club  (QUI L'INCHIESTA), le reazioni sono meno bellicose, e di querelare non se ne parla proprio. Tanto più che ormai le voci sul rapporto fra Volpi e l'Hellas si fanno incontrollabili. 

Ad agosto 2017 l'ipotesi viene avanzata dalla Guardia di Finanza, mica da Nicola Binda della Gazzetta o dai vari Criscitielli. Emerge a margine di un'inchiesta condotta dalla Procura di Como e dalle Fiamme Gialle locali, in cui si ipotizza il reato di autoriciclaggio per il proprietario e presidente onorario dello Spezia. Una storia di spalloni che porterebbero ogni mese dall'Italia in Svizzera la somma di 250 mila euro in contanti. E in quel milieu trovavano spazio le intercettazioni che hanno come protagonista Gianpiero Fiorani, l'ex ammistratore delegato della Banca Popolare di Lodi travolto dagli scandali esplosi nell'estate dei Furbetti del Quartierino, rientrato nel giro grande proprio come consigliere di Gabriele Volpi. 

Secondo la Guardia di Finanza, alcuni frammenti di discorso pronunciati da Fiorani lascerebbero intendere che il vero proprietario dell'Hellas sia Volpi (LEGGI QUI). La notizia è grave abbastanza da indurre a muoversi la solitamente torpida Procura della Figc. Che apre un fascicolo a settembre 2017 e tre mesi dopo archivia l'inchiesta dopo aver stabilito che l'Hellas Verona, così come quella Vespa del 1951, è di Maurizio Setti e non di Gabriele Volpi  (LEGGI QUI). E per l'uomo giunto in Veneto da Carpi per predicare un calcio alieno da concezioni lobbistiche e affaristiche sarebbe anche una notizia da festeggiare a champagne, se non fosse che nel frattempo gli arrivi un siluro dal devastante impatto. A sganciarlo è Gianpiero Fiorani, per conto di Gabriele Volpi. Che d'improvviso smette d'essere per Setti lo Zio d'Africa e si trasforma in figura ostile. Nel corso della cena pre-natalizia dello Spezia Calcio, Fiorani annuncia pubblicamente che c'è un contenzioso fra il suo boss e l'Hellas Verona.

Oggetto? Un finanziamento che Volpi avrebbe concesso al club gialloblu.
Una cosa "che nn ha funzionato", anche perché "il presidente del Verona non si è rivelato quello che sembrava" (L'ACCUSA QUI). 

E a quel punto, per il povero Setti, si tratta di cominciare ad ammettere qualche verità. Non tutte e non per intero, tuttavia. Solo quelle che man mano vengono a galla e non possono più essere negate. Gli scoprono le carte, e allora gli tocca spiegarle una per una. Sembra un remake de La Zingara, il vecchio format del pre-serale Rai. Gli facessero indossare un turbante, Setti potrebbe tranquillamente prendere il posto di Cloris Brosca. 

Davanti a quelle carte scoperte da altri, Setti si trova nelle condizioni di dover dare delle spiegazioni. Pochi giorni dopo il siluro di Fiorani, concede un'intervista all'Arena e racconta un po' di cose fin lì omesse o negate (LEGGI QUI). Parla di un prestito erogato da Volpi che effettivamente c'è stato, ma non nella misura da lui auspicata. In un primo tempo avrebbero dovuto essere 7 milioni di euro, ma poi il magnate italo-nigeriano avrebbe deciso di sottoscrivere soltanto 5 milioni attraverso la San Rocco Immobiliare. Ma allora le famose "leggende metropolitane" che fine fanno? 

Non c'è tempo per soffermarsi su ciò, anche perché l'intervista vira immediatamente sul tono sentimentale, prossimo all'effettaccio strappalacrime. Perché Setti racconta dei bei tempi in cui era amicone con Volpi, come se davvero fossero lo Zio d'Africa e il Nipote di Carpi. Ma poi qualcosa fra i due si è rotto, e lui non sa perché. D'improvviso Volpi prende a farsi negare al telefono, e poi gli manda a dire che parleranno soltanto tramite intermediari, fino a fargli comunicare di non insistere con le chiamate ché altrimenti c'è il rischio di andare per vie legali. Trattato come uno stalker.

Un colpo mortale, con lui che dall'altra parte della comunicazione non si dà pace. Magari se avesse cambiato il numero del cellulare, anziché tenere lo stesso dal '90, sarebbe riuscito a farsi rispondere dall'ex zio mutato in parente serpente. Ma intanto che a Setti piange il telefono cellulare, la situazione dell'Hellas si fa sempre più critica in campo e opaca in società. Per questo il presidente avvia una campagna comunicativa ispirata a un nuovo stile di rapporto con la piazza e la tifoseria. Più diretto, con rivendicazione di trasparenza.

Scrive dapprima un lungo messaggio in forma di lettera aperta, per dire che la sua gestione dell'Hellas è improntata al rispetto della sostenibilità economica, e che la salute dei conti societari viene prima dei risultati sul campo (LEGGI QUI). Poi divulga un videomessaggio di circa un'ora, manco fosse Fidel Castro, per rispondere alle domande dei tifosi (LEGGI QUI). Mosse che paiono tardive. Comunque inefficaci, a giudicare dalle reazioni della piazza. La storiella della società virtuosa suona stonata, e le perplessità sull'assetto societario rimangono irrisolte. Soprattutto, c'è che finalmente prendono a essere ascoltate le voci di chi sa leggere i conti e le carte societarie.

Quelle letture raccontano di una situazione dell'Hellas che, nella più ottimistica delle ipotesi, è stagnante. Al di là di ciò che Setti possa raccontare, se anche si mettesse a cavallo della sua Vespa del 1951 e avviasse un road show della trasparenza per le vie della città. Ché di leggende metropolitane da dissipare ce ne sono ancora parecchie. Se ne darà conto nei prossimi articoli. Perché il racconto di questa lunga storia è appena iniziato.

(Capitolo 1. continua).

@pippoevai