“L’unica certezza è che finora non siamo stati neanche lontanamente all’altezza delle aspettative.
Due pareggi, entrambi senza reti ed entrambi tutt’altro che esaltanti.
Non sono certo i risultati che ci si attendono dalla squadra Campione del Mondo !
… ancora meno quando la squadra in questione è il BRASILE.
Quel Brasile che solo 4 anni fa in Messico ha incantato il mondo con il suo calcio offensivo, creativo e spettacolare.
Tanto da far dire a molti “addetti ai lavori” che quel Brasile è stato con ogni probabilità la più forte squadra di tutti i tempi.
Era il Brasile di Pelé.
Pelé che in quel mondiale, alla soglia dei 30 anni, raggiunse probabilmente la vetta più alta della sua meravigliosa e ineguagliabile carriera.
Era il Brasile dei cinque “n° 10” schierati contemporaneamente in campo.
Jairzinho con il 7, Gerson con l’8, Tostao con il n° 9, Pelé (ovviamente !) con il 10 e Rivelino con l’11.
Tutti loro, nelle rispettive squadre di club, giocavano con il n° 10, il numero che in Brasile si da al giocatore più talentuoso della squadra.
Alla faccia di tutte le alchimie tattiche e i discorsi sugli equilibri difensivi e offensivi, su quelli tra la tecnica e la corsa.
Adesso, a distanza di 4 anni, siamo qua in Germania con un titolo da difendere.
Di quel magico quintetto sono rimasti solo Jairzinho e Rivelino.
Ma non sono certo quelli di 4 anni fa.
Jairzinho ha perso quello spunto bruciante del Mondiale messicano e Rivelino è ora in cabina di regia ma anche per lui gli anni iniziano a farsi sentire.
Sono i nostri leaders e sono ancora grandi campioni.
Ma la differenza non la fanno più.
Due pareggi, all’esordio contro la Jugoslavia e poi contro la Scozia.
Due partite giocate sotto una pioggia incessante che non ci ha certo aiutato.
Io gioco in attacco, a fianco di Jairzinho.
E’ su noi due che ricade la responsabilità di fare gol.
E finora abbiamo fallito.
Oddio, non ci sono andato poi così lontano ! Contro la Scozia ho colpito la traversa con un gran tiro al volo … e probabilmente sta ancora vibrando adesso !

Ma di gol … neppure l’ombra.
Mario Zagalo è un grande allenatore, ed una eccellente persona.
Continua a farci coraggio, a dire che il top della forma è vicino, di avere pazienza e i che i gol arriveranno e con loro quella fiducia in noi stessi di cui abbiamo terribilmente bisogno … e che sembra sparita chissà dove dopo le prime due opache prestazioni.
Il problema è che stiamo giocando senza un vero centravanti.
Non lo è Jairzinho e non lo sono neanch’io.
Nel Palmeiras, la mia squadra di Club, gioco alle spalle di un vero centravanti come Ronaldo o Cesar “Maluco”. (e con un genio come Ademir Da Guia in cabina di regia !)
E invece qui in Germania un vero centravanti non l’abbiamo.
E facciamo fatica a creare occasioni.
Una fatica tremenda.
Conquistiamo palla, Rivelino è il catalizzatore del nostro gioco, Jairzinho ed io proviamo ad attaccare gli spazi arrivando da dietro ma … non c’è nessuno a fare da punto di riferimento, capace di farci “salire” o fungere da appoggio.
Ma Zagalo continua a dirci che le cose cambieranno … e presto.
Per fortuna la prossima partita, l’ultima del girone di qualificazione, la giocheremo contro la matricola Zaire, prima rappresentante del calcio africano in un campionato del mondo.
Lo Zaire ne ha presi 9 dalla Jugoslavia !
A noi ne basteranno 3 per passare il turno.
Insomma … proprio la partita di cui abbiamo bisogno per sbloccarci.
E allora basterà aspettare domani, alle ore 16.00 del 22 giugno 1974.
… quando, speriamo, inizierà davvero il nostro mondiale.”
 
 
Joao Leiva Campos Filho “LEIVINHA”  di quel mondiale giocherà ancora la bellezza di un quarto d’ora scarso.
Si, perché nella partita con lo Zaire, una uscita folle e sconsiderata del portiere africano gli costerà un grave infortunio al ginocchio che gli precluderà la possibilità di giocare anche solo un altro minuto di quel Mondiale in cui un Brasile non certo trascendentale finirà la sua corsa in semifinale contro la meravigliosa Olanda di Cruyff e compagni.
Leivinha, che è lo zio di Lucas Leiva della Lazio, è stato un calciatore straordinario.
Purtroppo lo conoscono in pochissimi.
Ed è una grande ingiustizia.
Una tecnica sopraffina, eccellente con entrambi i piedi, veloce ma con due peculiarità assolute; una strabiliante abilità nel gioco aereo ( nonostante con i suoi 176 cm non fosse certo un gigante !) e la sua “bicicleta”, resa famosa diversi anni dopo dal suo connazionale Robinho ma della quale pare che l’inventore o quantomeno il primo vero “utilizzatore seriale” sia proprio stato il biondo rifinitore brasiliano. (vedere nel filmato allegato)




Leivinha inizia nel piccolo Club del Linense prima di passare al Portuguesa, squadra di prima divisione Brasiliana.
L’inizio è folgorante.
Gioca 31 partite e segna la bellezza di 37 gol.
A quel punto tutte le più grandi squadre brasiliane e di mezzo Sudamerica sono sulle sue tracce.
 
Alla fine la scelta cade sui “Verdao” del Palmeiras, anche conosciuti come la “Palestra Italia”, in quanto fondata nel 1914 da emigrati italiani in seguito ad una tourné in Brasile di Torino e Pro Vercelli, squadra emergente del calcio brasiliano che nelle sue fila annovera campioni di assoluto valore come il biondo regista Ademir da Guia (il cui unico difetto è stato quello di essere … il 6° più forte numero 10 dei primi anni ’70 !), il portiere Leao che giocherà con il Brasile i mondiali del 1974 e del 1978 e del fortissimo difensore centrale Luis Pereira che con Leivinha condividerà la fantastica esperienza spagnola nell’Atletico Madrid.
Con il Palmeiras vincerà il campionato nazionale brasiliano del 1972 e del 1973.
Nel 1972 c’è l’esordio in Nazionale.
E’ in un torneo giocato in Brasile in quello stesso anno che Leivinha mostra appieno tutte le sue doti.




E’ il momento del “passaggio generazionale”.
Pelè e Tostao sono ormai al tramonto e Leivinha si sta affermando come quel calciatore moderno e completo che pare perfetto per restare ai vertici di un calcio che in Europa vede il calcio rivoluzionato dal meraviglioso Ajax di Cruyff, Neeskens, Krol e Rep e di li a poco dalla Nazionale Olandese, con Rinus Michels profeta della più grande trasformazione nel modo di interpretare il calcio dai tempi della grande Ungheria del 1958 di Puskas e Hidegkuti.
Arrivano i mondiali del 1974 in cui Leivinha pare pronto a recitare una parte da prim’attore.
E’ uno dei pochissimi che si salva nella fase iniziale.
L’altro è il brillante terzino Francisco Marinho, autentica rivelazione di quel Mondiale, che con le sue scorribande sulla fascia sinistra e la sua zazzera bionda fece innamorare rispettivamente addetti ai lavori e migliaia di teenagers.
Ma la sfortuna, che accompagnerà la carriera di Leivinha per tutto il resto della carriera, manda i suoi primi segnali proprio in quell’edizione dei Mondiali.
Con lo Zaire arriva il primo brutto infortunio che gli impedirà di giocare il resto di quell’edizione dei Mondiali e lo terrà ai box per diversi mesi.
L’anno successivo, nel 1975, arriva la svolta della sua carriera; al termine dell’allora prestigiosissimo torneo precampionato “”Ramon Carranza” che si disputa a Cadice e che soprattutto allora vedeva la partecipazione delle più grandi squadre di Club del Mondo, dove Leivinha giocò a livelli sublimi (e segna un memorabile gol al Real Madrid).
In Spagna, a differenza dell’Italia, le frontiere sono già aperte e in quel momento nella Liga ci sono tanti tra i più grandi giocatori del Mondo.
C’è il Barcellona “Olandese” di Sua Maestà Johann Cruyff con il fedele scudiero Neeskens, c’è il Real Madrid (che vincerà il campionato in quella stagione) dei tedeschi Netzer e Breitner.
La risposta della terza forza del campionato spagnolo, l’Atletico Madrid allenato da un giovanissimo Luis Aragones, non si fa attendere; i “Materassai” della capitale decidono di far spesa in Brasile: arrivano il difensore centrale Luis Pereira e proprio Leivinha.
L’acquisto di Luis Pereira e di Leivinha è rocambolesco.
Si era appena concluso il famoso torneo Carranza, vinto dal Palmeiras e con Leivinha sugli scudi per le sue prestazioni e per il fantastico gol al Real Madrid.
Sull’aereo che riporta i giocatori “Verdao” a San Paolo ci sono anche il vice-presidente dell’Atletico Madrid Santos Campano e il medico sociale Dr. Ibanez che stanno andando in Brasile a verificare le condizioni del probabile neo-acquisto dei Colchoneros, il centrocampista brasiliano Ivo Ardais.
Si accorgono allora che sull’aereo con loro ci sono anche Luis Pereira e Leivinha.
A quel punto Santos Campano si avvicina ai due e a bruciapelo butta lì un “ma a voi due piacerebbe giocare nell’Atletico Madrid ? Il si di Pereira e Leivinha è perentorio. I tre, insieme al Dr. Ibanez scendono dall’aereo, trovano a San Paolo un laboratorio dove improvvisare una estemporanea visita medica.
Dopo poche ore i 4 sono su un altro aereo … quello che però sta facendo il tragitto inverso, da San Paolo a Madrid dove, di li a pochi minuti dalla chiusura delle registrazioni per l’imminente campionato spagnolo, i due firmeranno per l’Atletico.
L’impatto alla prima apparizione in campionato, è devastante; un 4 a 1 al Salamanca con un tripletta di Leivinha.




Il repertorio è quello dei grandi attaccanti; stacco imperioso e zuccata vincente, azione di rimessa palla al piede dopo aver saltato il portiere in dribbling palla in rete da un angolo quasi impossibile. Il terzo è il classico gol di opportunismo da navigato attaccante.
La stagione di Leivinha è da incorniciare; 18 gol in 31 partite e il secondo posto nella classifica marcatori, dietro il bomber Quini (famoso anni dopo per essere stato vittima di un rapimento mentre giocava nelle file del Barcellona).
Leivinha gioca nel suo ruolo preferito, da trequartista con libertà di muoversi su tutto il fronte di attacco inserendosi da dietro con il suo eccellente tempismo.
La stagione successiva arriva all’Atletico Madrid il forte centravanti argentino Ruben Cano, che poi prenderà la nazionalità spagnola e contenderà per qualche anno il posto di n° 9 delle furie rosse al grande Santillana, centravanti del Real Madrid, che i tifosi interisti con le tempie grigie ricorderanno sicuramente.
Con una coppia del valore di Ruben Cano e Leivinha, più “El Raton” Ayala in appoggio l’Atletico diventa ancora più temibile.
Le avversarie sono agguerritissime ma l’Atletico Madrid alla fine della stagione metterà in fila tutti, vincendo una storica Liga.
Leivinha però inizierà proprio in quella stagione, a soli 27 anni, la sua terribile via crucis, fatta di incidenti, fratture, recuperi e poi di nuovo infortuni in serie.
In Spagna il calcio è violento in quel periodo e per i giocatori di classe sono tempi durissimi.
Leivinha in quella stagione giocherà solo 15 partite, segnando comunque 8 reti.
La svolta, forse decisiva per la sua carriera, avviene alla seconda giornata.
L’Atletico Madrid gioca fuori casa, a Vigo, contro il Celta.
L’entrata di un difensore del Celta è di quelle da codice penale; i legamenti crociati di Leivinha saltano.
Passeranno 7 mesi prima di rivederlo in campo.
Nella sua terza stagione in Spagna le cose non cambiano; 18 partite e 7 reti tra le quali spicca un’altra tripletta, proprio al Celta di Vigo.
Ma non riesce più a giocare con continuità.
Il suo eccellente spunto in velocità non è più lo stesso.
L’Atletico però continua a credere in lui.
I tifosi adorano il loro “Principe” e la dirigenza gli offre un altro anno di contratto.
Lo score è identico alla stagione precedente; 18 presenze e 7 reti.
Un altro infortunio, ancora al ginocchio e un lungo periodo fuori dal campo.
E’ evidente che un calcio così competitivo non è più adatto alle ginocchia martoriate di Leivinha.
Arriva però una proposta stimolante e soprattutto allettante dal punto di vista economico; i COSMOS di New York lo vogliono nelle proprie fila.
Proprio li dove hanno giocato Pelè, Beckenbauer e il nostro Giorgio Chinaglia fra gli altri.
C’è un contratto faraonico per quattro stagioni, a partire dall’aprile del 1980.
Per restare in forma, terminato il contratto con i Colchoneros nel giugno del 1979, Leivinha accetta l’offerta del San Paolo, gli acerrimi rivali del “suo” Palmeiras.
Si tratta di giocare qualche mese, mantenere un buon livello fisico, e poi andare a chiudere la carriera con le tasche piene dei dollari dei Cosmos.
Ovviamente però la dea bendata non ne vuole sapere di concedere tregua al biondo talento brasiliano …
Altro infortunio.
E questo sarà l’ultimo.
A soli 29 anni Leivinha dovrà lasciare il calcio.
Ora fa il commentatore televisivo, sempre pacato, bonario, mai sopra le righe.
Come era in campo, dove sapeva farsi amare dai suoi compagni non solo per l’enorme talento, ma anche per il suo spiccato altruismo.
Di lui restano i commenti dei vecchi compagni di squadra di quel meraviglioso Atletico Madrid.
Chi, come il terzino Marcelino, lo descrive come colui che “Rivoluzionò il calcio spagnolo. Quello che sapeva fare lui non l’avevo mai visto fare da nessun altro giocatore. Era di una qualità tecnica impressionante. Era incredibile vedere come saltava con facilità irrisoria i difensori con la sua “bicicleta” che nessuno allora faceva e che soprattutto nessuno riusciva a fermare. Aveva una visione di gioco straordinaria e di lui colpiva il fatto in un solo giocatore c’erano tecnica, velocità, dribbling e anche un’impressionante abilità nel gioco aereo”
Garate, storico centravanti dell’Atletico Madrid che, ormai al crepuscolo quando Leivinha arrivò all’Atletico, lo ricorda così “Leivinha era un autentico spettacolo per gli occhi. Un giocatore straordinario. Tutti parlano delle sue “bicicletas” o della sua abilità nel gioco aereo … a me colpirono due cose ben distinte; una, la sua straordinaria abilità nel controllare il pallone con il petto e l’altra il suo incredibile altruismo. Credo che nei suoi anni all’Atletico abbia forse fatto più assists che reti.”
Ma, forse ancora più degni di nota, i commenti sulle sue qualità umane.
Garate lo ricorda come “una persona di grande spessore umano. Umile, attento e sempre gentilissimo e disponibile, senza nessuna mania di protagonismo”.
Rubio fu l’attaccante che nell’ultima stagione di Leivinha nell’Atletico contese e alla fine fece il suo il posto di attaccante al fianco di Ruben Cano e dell’altro argentino, il “capellone” Ruben Hugo Ayala.
Ebbene, proprio Rubio afferma che “nessuno mi è stato più vicino e mi ha insegnato più cose di Leivinha. Per me è stato il giocatore più forte che sia mai passato dall’Atletico Madrid.”
Joao Leiva Campos Filho “LEIVINHA” … Il più forte giocatore che (quasi) nessuno conosce.

 
 
 

(Remo Gandolfi è anche su www.storiemaledette.com)