Il resto del campionato sarà Napoli-Juve.

E’ vero che la Roma deve recuperare una partita con la Samp, ma anche se la vincesse, oggi sarebbe a meno quattro dalla capolista e a meno tre dalla squadra che l’ha appena battuta.

La Juve ha preso la vittoria segnando da angolo e difendendo con ferocia, senza vergognarsi, alla fine, di fare bunker e di buttare la palla in tribuna.
Certo, resta una grande squadra ancora imperfetta, ma da otto giornate non subisce gol. E ciò accade perché gioca con il centrocampo a tre, perché la difesa è granatica e perché, se sbaglia, c’è un portiere bravo come Buffon. Anzi, forse, per l’occasione, di più. Si chiama Wojciech Szczesny e giocava nella Roma. Come Benatia che ha deciso la partita.

Chi vince ha quasi sempre ragione, ma se Schick non avesse sbagliato da solo, indisturbato, in area, al terzo minuto di recupero (o meglio se Szczesny non avesse parato con i piedi in maniera straordinaria), adesso scriveremmo di un pareggio sacrosanto.  Perché ci sarebbe stato un gol per parte, una traversa a testa e un paio di occasionissime spartite equamente. 

In verità, se Juve-Roma fosse finita 1-1, in questo momento i tifosi bianconeri avrebbero un solo bersaglio contro cui scaricare rabbia e rimpianto: Gonzalo Higuain. 

Lui, infatti, ha mancato due gol sicuri nel secondo tempo quando ancora la Juve aveva energie e la Roma sembrava alle corde, incapace com’era di trovare un pertugio per essere pericolosa. Ma Higuain, se davvero adesso è diventato più utile in fase di non possesso, ha perso smalto sotto porta. Segna meno dell’anno scorso e, soprattutto, è meno letale. In passato gli bastava un pallone per lasciare il segno, adesso non fa gol nemmeno con il triplo delle possibilità.

Lungi da me decretargli il “de profundis”, tuttavia, anche in occasione del primo gol, nato da un calcio d’angolo, l’argentino, in netto vantaggio sulla linea difensiva, si è fatto rimontare da Fazio che, per l’appunto, ha messo in corner. Sulla parabola di Pjanic, Fazio si è perso Chiellini che, liberissimo, ha colpito di testa a botta sicura. Alisson ha respinto miracolosamente. Sulla palla è piombato Benatia che ha centrato la traversa e, sull’ultima ribattuta, ha messo in rete.

Fino a quel momento e anche dopo, la Juve aveva meritato il vantaggio in ragione di un maggiore possesso palla e del controllo della gara. La Roma, infatti, si era vista solo in occasione di un errore di Barzagli (giustamente preferito a Lichtsteiner) che aveva liberato sulla sinistra Perotti. Il cross basso per El Shaarawy sembrava vincente, ma Szczesny si era opposto con il corpo. Prima parata rilevante.

L’1-1 avrebbe potuto determinare tutta un’altra partita che, invece, è rimasta nelle mani della Juve. Quando la Roma ha cercato di pressare alto, i bianconeri sono usciti bene palla al piede. Quando i giallorossi cercavano l’imbucata per le punte, tutta la squadra di Allegri, corta in meno di diciassette metri, ottundeva ogni spazio.

Non solo questo, però. La Juve bassa ha fatto da preludio alla Juve che in accelerazione ripartiva con l’avversario scoperto.

Higuain avrebbe potuto chiudere la partita già al 9’ della ripresa, quando Khedira, servito da Mandzukic, gli ha messo palla davanti ad Alisson. Anzichè toccare dolcemente in rete, El Pipa ha spropositato alto di forza. 

E mentre Matuidi, al 20’, ha trovato sulla sua strada di nuovo il portiere della Roma (ancora su assist di Mandzukic), Higuain, sempre su servizio di Mandzukic, ha sparato alle nuvole un rigore in movimento (23’)

Di Francesco che, come Allegri, aveva scelto il 4-3-3, non l’ha alterato (4-2-4) se non nel finale convulso. Prima è uscito El Shaarawy per Schick (22’), poi Strootman per Pellegrini (25’). E 4-3-3 è rimasto. 

La Roma ha alzato il ritmo, la Juve è calata anche sul piano fisico. Difesa ad oltranza dei bianconeri nell’ultimo quarto d’ora. Prima Florenzi (35’), approfittando di un’incomprensione tra Chiellini e Alex Sandro, ha colpito la traversa. Poi (43’) Under, subentrato a De Rossi, ha deviato da due passi un pallone allungato da Dzeko (provvidenziale sempre Szczesny, seconda parata di livello).

Infine la super opportunità di Schick, provocata da un errore in nefasta collaborazione, tra Chiellini e Benatia. Szczesny si è superato con un prodigio. Una parata (la terza) che vale più di un gol.

Allegri, che ha lasciato in panchina Dybala per tutta la gara e però non ha sbagliato neanche una scelta, se l’è vista brutta, anche se Pjanic - il migliore in campo per distacco tra i giocatori di movimento - avrebbe potuto regalargli il 2-0 al 47’ quando, intercettato un pallone di Perotti nella propria metacampo, è andato dall’altra parte e ha chiuso con un tiro destinato al sette. Alisson, in volo, glielo ha messo sulla traversa.

Alla fine grande festa, come fosse già scudetto. Ma il Napoli, seppur di un punto, è ancora avanti.