Ci voleva la squadra più vecchia d’Europa (e le sue riserve) per rianimare il Milan dal torpore che gli era calato addosso come una cappa e lo aveva dirottato a nove punti dal quarto posto, ma soprattutto nella seconda metà della classifica. I tre punti conquistati a Verona (4-1 sul Chievo), ben lungi da avviare una rimonta (i punti di distacco restano nove) restituiscono molta fiducia alla squadra e un po’ di sollievo a Montella. I problemi non possono essere magicamente risolti, ma molte cose - a partire dal sistema di gioco - sembrano ora andare nella direzione giusta.

Il 3-4-2-1 ha funzionato non solo perché il Milan ha vinto e vinto largo, ma anche perché finalmente quel sistema di gioco ha prodotto un doppio effetto: Suso si è esaltato segnando il primo gol e provocando il raddoppio. Calhanoglu (autore del 3-0) può convivere con lo spagnolo senza togliere o togliersi prerogative e caratteristiche di gioco. Sabato la Juve dirà se e quanto il Milan abbia intrapreso una nuova strada. Per ora i segnali, oltre a esserci, sono decisamente incoraggianti e il fatto che in difesa mancasse Bonucci non può che rafforzarli. 

Sarebbe facile, in questo momento, stabilire che senza il suo capitano il Milan ha giocato meglio ed è tornato a vincere. Tuttavia non sarebbe un discorso serio, né onesto. Bonucci, che non ci sarà neppure con la Juve, è un campione. Ha avuto il torto di sopravvalutarsi o di credersi indispensabile, ma non è regredito nell’interpretazione del ruolo, né nelle singole giocate. Il fatto che Montella insista sulla difesa a tre significa che pensa a lui come ad una presenza fondamentale. Nel frattempo, contro l’attacco di scorta del Chievo (Pucciarelli-Pellissier), Musacchio, Romagnoli e Rodriguez hanno giocato in tutta sicurezza. Quando rientrerà Bonucci, sarà Rodriguez a tornare a fare l’esterno di centrocampo a sinistra, con Romagnoli terzo di difesa.

Piuttosto - ammesso che non cambi più - Montella dovrà gestire l’esclusione di André Silva. Nel 3-4-2-1 l’attaccante è uno solo e a Verona è stato Kalinic. Il quale non ha fatto esattamente una grande partita, ma è tornato al gol su assist proprio di Suso. Personalmente non credo che il portoghese sia inferiore al croato, anche se in proposito Montella ha idee diverse dalle mie e sono le sue a contare di più. Il punto è che non esiste un sistema di gioco che possa contemplare Kalinic e André Silva, Calhanoglu e Suso. Qualcuno deve stare fuori e l’unico a cui non si può rinunciare mai è lo spagnolo. Non è una questione di riconoscenza o gratitudine (nella stagione scorsa risolse molti problemi alla squadra proprio con giocate individuali), ma di rendimento oggettivo.

Suso segna (35’, sinistro dal centro-destra con palla all’angolo opposto) e fa segnare. Prima provocando l’autorete di Cesar (42’, colpo di testa su invito dalla medesima posizione), poi servendo l’assist a Kalinic (18’ della ripresa, tiro di esterno destro) che ha chiuso una partita, mai davvero aperta. In mezzo altri due gol: quello di Calhanoglu in contropiede (55’) e quello clivense di Birsa (60’). In entrambe le circostanze l’assist è stato di Kessie che, se nel primo caso, è risultato abile, svelto, efficace, nel secondo è apparso incauto e distratto. Giocare palla all’indietro con tanta leggerezza (ha servito di precisione l’avversario) ha macchiato, in parte, una prestazione lodevole sia sul piano dell’impegno che del dinamismo. A conferma di qualche leggerezza del Milan nel finale, anche una traversa, colpita da Tomovic (73’) con leggera e provvidenziale deviazione di Donnarumma. Ma non sarebbe cambiato nulla e il Milan - avesse tenuto in campo Biglia e Suso, risparmiati per la Juve - avrebbe potuto segnare ancora.

@gia_pad