Sia chiaro, qui non è in discussione la classe di Ever Banega: ai nerazzurri mancava da tempo un uomo d'ordine di questo livello, capace di chiamare a sé i palloni provenienti dalla difesa e di disegnare calcio con rara intelligenza. Tuttavia, non è ingeneroso ipotizzare che il Tanguito stia soffrendo il campionato italiano: questione di ritmi, viaggi transoceanici per la nazionale e gabbie sapienti come quella costruita intorno a lui dal Cagliari di Rastelli domenica; il risultato è l'impressione di un giocatore frenato, afflitto dalla sindrome del "vorrei ma non posso"

PALLE PERSE - A prima vista, i palloni regalati al contropiede avversario rappresentano uno dei più vistosi difetti visti sin qui nelle partite di Banega. Il caso più eclatante, occorso nella trasferta di Pescara dell'11 settembre scorso, ha fornito ai ragazzi di Oddo l'occasione di andare in gol con Bahebeck; nelle gare seguenti, non di rado il 19 nerazzurro ha perso il controllo della sfera o, più semplicemente, ha sbagliato mira, finendo per lanciare l'azione offensiva degli avversari di turno. Va sottolineato come l'ex Siviglia goda di molte attenuanti a questo proposito: il suo calcio non è mai scontato e le sue invenzioni procurano, in media, molti più danni agli avversari che alla retroguardia nerazzurra. Il problema, però, diventa molto più ampio se si considerano i palesi imbarazzi difensivi dell'Inter: quando un centrocampista sbaglia e la palla sfugge al frangiflutti Medel, i terzini sono spesso ancora oltre metà campo e i due centrali, altissimi anche loro, vanno inevitabilmente in affanno sulla ripartenza avversaria. Ecco, dunque, perché i normali errori di Banega non potranno mai passare inosservati in questa Inter, mentre il suo gioco veniva letteralmente esaltato dal roccioso Siviglia di Emery. 

ECLETTICO O EQUIVOCO? - Proprio per evitare questo rischio e aumentarne la pericolosità sottoporta, Banega ha chiesto a gran voce a de Boer di schierare la squadra con un 4-2-3-1, che collocasse l'argentino su quella stessa zolla da lui occupata in Spagna: le prestazioni di Banega sono certamente migliorate, raggiungendo picchi di livello assoluto nei big match contro Juventus e Roma. Tuttavia, se si considera che l'Inter pare incapace di andare in gol senza i colpi di Icardi, Banega, che gioca immediatamente dietro il 9, non può essere estraneo a questo problema: il trequartista, in Italia, è sempre più un uomo dinamico, che punta la porta, si muove in verticale e va a concludere, contribuendo in buona quantità al fabbisogno di gol della squadra; basti pensare alla particolare interpretazione di quel ruolo che chiede Allegri o, magari, a Spalletti, che ha schierato da "dieci" anche Nainggolan. Banega, invece, ha segnato solo 12 gol in 94 gare col Siviglia, e assomiglia più che altro a un classico centrocampista anni '80, caduto per sbaglio sul prato di San Siro nei nostri giorni. È roba per palati fini e, soprattutto, pazienti. I tifosi dell'Inter sapranno esserlo?