Sui campi di Serie A è planato l’avvoltoio: Blaise Matuidi. A mo’ di benvenuto, ci permettiamo qui di assecondare la metafora felice “Matuidi charo”, che intitola una canzone del rapper francese Niska, dove “charo” starebbe appunto per “charognard”, “avvoltoio” (la lingua francese in questo caso è molto più cruda dell’italiano, derivando il termine direttamente da “charogne”, “carogna”). Da qui, se qualcuno ancora non lo sapesse, la danza mimetica semi-tribale che il transalpino inscena quando va in gol. Ci avete mai badato che sta imitando un avvoltoio, mentre esulta a braccia aperte e gambe piegate?



AGGRESSIVO - Non cercherò ora di entrare nella testa di un rapper francese per giustificare un accostamento tanto bizzarro. Tuttavia, un che di goffo e al tempo stesso di rapace Matuidi ce l’ha, quando sta in campo. Nel senso che il nuovo centrocampista della Juventus, ex PSG, fa dell’aggressività e del contatto con l’uomo, nella fase difensiva, le sue qualità migliori. A volte rincorre l’avversario con un’ insistenza e un uso sporco delle braccia tale, che sembra quasi che lo afferri con gli artigli, quel malcapitato, e non si stacchi più. Altre volte è nell’anticipo che mostra tutta la sua rapacità, piombando in picchiata d’improvviso su un centrocampista girato di spalle, e totalmente impreparato al contrasto. Va poi portata in primo piano un’altra virtù di Matuidi, una caratteristica che soprattutto in questo periodo, vista la condizione non ottimale di Khedira, darà una grande mano alla Juventus. Sto parlando della capacità di coprire porzioni di campo in un lampo, di riempire i vuoti tra un reparto e l’altro. Prendiamo questa azione del Genoa.    



Il numero 14 bianconero è capace di uscire in pressione sul regista basso (forse qui addirittura inutilmente, o comunque prendendosi il rischio di ignorare Centurion), per poi andare a recuperare palla in raddoppio, una volta saltato dalla combinazione Biraschi-Veloso-Biraschi, con conseguente infilata per l’argentino. E’ un moto perpetuo, Matuidi, non puoi permetterti di sbagliare lo stop. 



Principalmente per questo, Pjanic ha trovato il compagno di reparto ideale. Inoltre, Matuidi sa gestire il pallone, è abituato a non buttarla mai via. Viene infatti dal PSG, una delle squadre europee più inclini al gioco di posizione, a un calcio ragionato. E si è già visto in queste prime due uscite (in particolare contro il Genoa) con quanta personalità andasse a prendersi il pallone dalla difesa, svariando da sinistra a destra, e viceversa, lungo tutta la mediana. Facendo ciò alleggerisce e facilita molto la manovra, pur non essendo lui un regista vero e proprio. D’altronde sa limitare il suo apporto tecnico, in fase di costruzione, allo stretto indispensabile. Oltre all’esperienza accumulata nel PSG, prevalentemente da mezzala sinistra in un centrocampo a tre, deve avergli molto giovato la Nazionale, da questo punto di vista, dove Deschamps lo schiera spesso nel doble pivote del 4-2-3-1, in coppia con Pogba. Sono queste le due posizioni in cui lo vedremo operare anche alla Juventus.

INSERIMENTO (A TRE) – Contro il Cagliari ha debuttato da mezzala sinistra, forse perché Allegri voleva metterlo il più possibile a suo agio, forse perché serviva superiorità numerica in mezzo al campo. Sta di fatto che Matuidi ha mostrato subito cosa sa far meglio quando attacca: l’inserimento senza palla. Nell’immagine sotto vediamo addirittura le due mezzali (Matuidi e Khedira) intente a buttarsi nello spazio, in contemporanea. Pjanic ha l’imbarazzo della scelta: può aprirla verso Douglas Costa, se il terzino sinistro del Cagliari stringe per ostacolare il movimento di Khedira; può servire Matuidi sopra il terzino destro; può attendere saggiamente (come farà) che le mezzali spingano indietro la linea difensiva avversaria, per servire Dybala tra le linee, rimasto libero al limite dell’area. 



Ma è chiaro che, con il 4-3-3, una delle cinque stelle dovrebbe accomodarsi in panchina. Ecco perché la versione “Matuidi in nazionale” (cioè nel 4-2-3-1, con la Francia) assomiglia di più a quella che vedremo nell’immediato in bianconero. E infatti è quella che si è vista a Genova, dal 58’ in avanti. 

INSERIMENTO (A DUE) – Ma anche in questo caso, non temete, Matuidi trova il tempo e il modo d’inserirsi senza palla. Cosa che, tra parentesi, faceva e sa fare molto bene anche Khedira (quando è in forma). Osserviamo come, indicando due esempi diversi. 



Nel primo caso che prendiamo in considerazione, Matuidi passa dalla gestione del pallone (un semplice appoggio per Alex Sandro), allo smarcamento in avanti,  intenzionato com’è ad andare a rompere la difesa a tre genoana. Il terzino brasiliano lo servirà nello spazio con un lancio morbido. 



Qui sotto invece, nel secondo caso, l’intuizione è ancora più spregiudicata e sensazionale. Senza palla, si stacca dalla mediana a due, salendo addirittura più alto di Higuain, sceso incontro a Bentancur.  



Servito sulla corsa altrettanto intelligentemente dal centrocampista uruguayano, Matuidi con un semplice movimento ha messo in scacco la pressione del Genoa. Non fosse inciampato sul più bello, al momento dello stop, sarebbe stato un 2 vs 1, o al massimo un 2 vs 2 comunque pericolosissimo.