Inter-Torino è una cartina tornasole, un manifesto visibile di tutti i problemi della squadra. L’obbligo alla vittoria è quasi una condanna all’errore, prima o poi il passo falso arriva, ma non è necessario scassinare il sacro forziere della conoscenza per trovare le pene di un gruppo che spesso, sul più bello, si accartoccia su sé stesso. I dubbi non possono essere solo di natura tattica. Pioli ha schierato contro i granata la migliore formazione a propria disposizione, e con il modulo più congeniale, quello che gli stessi calciatori hanno più volte lasciato intendere di preferire. Ma dei tre punti neanche l’ombra. 

TUTTI SOTTO RITMO - E se il blocco fosse mentale? Se il problema principe fosse l’attitudine? Al triplice fischio di Banti si racconta fossero tanti i volti rabbuiati per lo stop inaspettato, ma a dire il vero dal 1’ al 90’ sono stati pochi quelli realmente sul pezzo. Così come era accaduto anche contro la Roma, seppur in quella circostanza Pioli non fosse stato perfetto. Ma contro il Torino non sembravano esserci scuse: Candreva e Perisic non sono stati schierati da fluidificanti a tutta fascia, Banega (descritto come il più in forma) era regolarmente al suo posto, e la coppia Gagliardini-Kondogbia, la più affiatata, era nel cuore del centrocampo. Ma tutti hanno ugualmente giocato al di sotto delle proprie possibilità. E non abbaglino le reti realizzate da Kondogbia e Candreva: il primo ha perso troppi palloni, il secondo, fino al momento del gol, era stato inguardabile. 

IL COMPITO DI AUSILIO - Così l’Inter passa da un 7-1 contro l’Atalanta a un 2-2 contro il Torino, dalla sconfitta per 3-1 subita in casa contro la Roma, al successo per 5-1 sul campo del Cagliari. Un’altalena di risultati che denota discontinuità di rendimento e mancanza di concentrazione, soprattutto nei momenti chiave della stagione. Un campanello d’allarme che obbliga alla massima attenzione per l’incapacità di saper rispondere presente quando conta. Circostanze che invece esaltano i campioni veri, che mettono in luce chi ha fame di vittoria. Sarà forse questa la principale lacuna dell’Inter? I nerazzurri pagano l’eccessiva presenza in rosa di uomini poco educati ai trionfi? Ausilio ha dichiarato che inizia ad essere complicato migliorare il livello qualitativo della rosa a disposizione di Pioli, ma nel corso del prossimo mercato il ds dell’Inter avrà soprattutto un compito: portare a Milano gente con la giusta mentalità, uomini allergici alle sconfitte e che sappiano trascinare, anche con modi bruschi, come faceva Ibrahimovic, i propri compagni al successo. Questa Inter ha ancora paura di assumersi le proprie responsabilità.