Rafinha non è una garanzia. Tutt'altro: è un grande punto interrogativo. In settimana è rientrato in campo per un quarto d'ora in Coppa del Re, quasi a voler dimostrare che sta in piedi, però non gioca una partita vera dal 2 aprile del 2017, Granada-Barcellona. Perché l'Inter lo ha preso, dunque? Spalletti ha bisogno di giocatori pronti, che possano aiutarlo a inseguire la Champions, e questo ragazzo è infortunato da troppo tempo per assicurare un contributo.

Tutto vero, però bisogna fare i conti con la realtà finanziaria dell'Inter che - benché possa apparire paradossale - non consente investimenti nemmeno a un colosso come Suning (su questo magari potremmo aprire un altro capitolo, ma è una storia differente). Bisogna, dunque, cercare di rafforzarsi a costo zero, o quasi. E l'Inter non si rafforza con un giocatore normale, di qualità media o scadente: di quelli Spalletti ne ha (tranne che in difesa, infatti è arrivato Lisandro Lopez, una riserva del Benfica).

Nell'ottica di una società in questa situazione, Rafinha è un colpo intelligente. Rischi economici: zero. Possibili vantaggi tecnici: notevolissimi. Sì, perché il ragazzo ha qualità eccellenti, può giocare in tanti ruoli, nel Barcellona dei fenomeni fino all'infortunio era spesso titolare (ricordate lo storico 6-1 sul Psg? Ecco, lui c'era).

Okay, è un tentativo, non ci sono garanzie di successo, magari tra quattro mesi ci accorgeremo che non ha mai messo piede in campo, però con lui l'Inter prova a cambiare qualcosa. E anche la clausola rescissoria elevata ha un senso: se torna un campione, si può anche pensare di spendere 35 milioni per acquistarlo; altrimenti, l'Inter non ci avrà rimesso.

@steagresti

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