Un giocatore nato per il gol, lo hanno sempre definito così in Argentina, dove con la maglia dell'Estuadiantes è andato a bersaglio 36 volte in 131 partite prima di spiccare il volo con destinazione Europa. Guido Carrillo non ha avuto vita facile da subito al Monaco, condizionato dalla pressione di essere stato pagato ben 9 milioni di euro nell'estate 2015 senza aver ancora dimostrato pienamente di valerli e responsabilizzato dall'idea di dover far dimenticare in fretta un giocatore di sicuro talento come Anthony Martial, venduto a peso d'oro al Manchester United. Ma è difficile che un attaccante, descritto come bomber implacabile dal suo ex compagno di squadra Mariano Gonzalez (passato in Italia con le maglie di Palermo e Inter) e dal suo ex presidente Juan Sebastian Veron, potesse dimenticarsi come fare centro. La stagione passata non è stata semplice, solo 15 presenze da titolare in campionato e 4 gol, con tutte le difficoltà di adattarsi a ritmi e un approccio tattico differenti rispetto a quelli del campionato argentino. Poteva partire, col Boca Juniors pronto a riaccoglierlo in patria e altre opzioni come i messicani del Tigres e il Montreal Impact in MLS che lo avrebbero però fatto uscire troppo in fretta dal calcio che conta.

LA RIVINCITA E... L'INTER - Ha tenuto duro Carrillo, è cresciuto insieme ad una squadra tra le più giovani in ambito europeo (migliore attacco dei 5 principali campionati con 44 gol) e, grazie agli insegnamenti di un tecnico preparato com Jardim e di un bomber esperto che lo ha preso sotto la sua ala protettiva come Falcao, la musica è cambiata. Facendosi largo partendo soprattutto dalla panchina e sfruttando le occasioni che di volta in volta gli venivano concesse, l'argentino classe '91 ha segnato ben 3 gol a gara in corso (nessuno come lui in Ligue 1) e con la rete col Dijon è diventato il cannoniere principe della sua squadra, meglio anche di Falcao, a quota 6, una ogni 88 minuti (meglio di lui solo Cavani, Lacazerre e Balotelli). Mariano Gonzalez vedeva in lui una punta con caratteristiche fisiche e tecniche simili a quelle di un certo Hernan Crespo, un altro che non è riuscito ad avere un impatto immediato in Italia e che ha vissuto anche momenti meno positivi nella sua carriera, come al Chelsea, ma il cui valore assoluto non può essere discusso. Un giudizio condiviso anche da Veron, che ne parlò a più riprese con Roberto Mancini, nel 2015 tecnico dell'Inter, proponendolo come alter ego di Icardi. Poteva andare anche al Palermo, che cercava dopo Pastore e Cavani un altro talento sudamericano da lanciare sul grande palcoscenico. Oggi, con un anno di ritardo, Carrillo sta iniziando a ripagare l'investimento di un Monaco tornato protagonista nelle zone altissime della classifica e in Champions League e chissà che le porte del nostro Paese e della Serie A non possano riaprirsi.