L’Inter perde due punti, ma il Torino ne avrebbe potuti far tre, anziché solo uno. Per la prima volta in stagione, Mihajlovic azzecca tutte le mosse e costringe l’avversario a preoccuparsi dei suoi esterni di fascia (non solo Iago Falque e Ljajic, ma anche De Silvestri e Ansaldi), bravi ad alzarsi, a crossare e a creare la superiorità nuimerica. 

Complimenti all’allenatore serbo per il quale non nutro una particolare ammirazione né tecnica, né umana. Tuttavia onestà intellettuale impone di scrivere che lo stop all’Inter (terzo pareggio, dopo Napoli e Bologna), lo impone una squadra (il Toro) completamente rinnovata nello spirito, negli atteggiamenti e nella qualità complessiva. Se prima le colpe erano di Mihajlovic, ora non si può non lodarne la sagacia tattica: anche la scelta di “marcare” Borja Valero con Rincon ha avuto un peso determinante.

L’Inter non è stata molto diversa dalle partite precedenti. Ha avuto più occasioni del Torino e ha colpito una traversa con Vecino che le avrebbe potuto consegnare un’altra vittoria. Tuttavia, almeno a mio giudizio, è stata meno spietata in zona gol e meno attenta in fase difensiva. Non posso dire che è mancato Icardi (suo l’assit del pareggio), ma sotto porta ha sbagliato qualcosa di troppo. Chi si è visto poco (in pratica solo sul gol) è stato Perisic, incostante e improduttivo, anche per merito di De Silvestri.

Il Torino ha giocato con coraggio e, se solo avesse avuto Belotti in condizione accettabile (ha lotttato, rincorso e sgomitato, ma mai è stato veramente pericoloso), avrebbe potuto sfruttare ripartenze e contropiede in un’altra maniera.

La partita - bellissima - è sempre stata aperta. Spalletti ha evitato di perderla (e avrebbe potuto anche vincerla con Vecino), quando (era il 31’ della ripresa e l’Inter era sotto di un gol) ha inserito Brozovic per Nagatomo, passando alla difesa a tre e rischiando il tutto per tutto. 

L’azzardo ha pagato perché il Toro ha dovuto concentrare le proprie attenzioni centralmente liberando, ancorché in modo relativo, gli esterni nerazzurri.

Nonostante le opportunità create dall’Inter, penso che il pareggio sia giusto in ragione del fatto che il Torino, già in vantaggio per 1-0, non ha sfruttato un’occasione colossale discesa direttamente da una punizione di Ljajic e procurata da Belotti (fallo con ammonizione di Skriniar). Sulla battuta magica, tutta da sinistra, Handanovic non è potuto intervenire, mentre Obi - a venti centimetri dalla porta - ha messo fuori sull’altro palo.

Tutto questo è accaduto sette minuti dopo il vantaggio di Iago Falque (14’). L’azione, certamente personale, ha tratto linfa e vantaggio anche dal movimento di De Silvestri che ha assistito il movimento del compagno. Il resto è riassumibile in una staffilata di sinistro ottimamente preparata ed eseguita.

L’Inter ha pareggiato a dodici minuti dalla fine. Il marcatore è stato Eder (subentrato a Gagliardini), ma a congegnare l’azione sono stati Perisic (cross da sinistra) e Icardi (assist di destro). Manovra bellissima e tipica dell’Inter spallettiana.

Non è stata l’unica della partita, ma - lo ripeto - ci sarebbe voluto un altro Icardi.

Il finale, nonostante la spinta degli oltre 70 mila di San Siro, ha prodotto la traversa di Vecino, non il gol che avrebbe inficiato la parità. Va detto che il tiro da fuori era a quel punto una delle poche soluzioni residue per l’Inter, non foss’altro per la prova esemplare dei marcatori granata. Tra essi, allo stesso livello degli altri, si è distinto Burdisso, che non giocava da sei mesi. Un’altra idea di Mihajlovic che questa volta non ha sbagliato nulla.