Non c'è due senza tre. Come già successo a Roma e Crotone, l'Inter torna dalla trasferta di Bologna con più di quanto avrebbe meritato. Il pareggio è un punto guadagnato, perché la squadra di Donadoni ha creato più difficoltà ai nerazzurri che viceversa. 

FATTORE C... E ANIMA - Tre indizi fanno una prova. La fortuna è una componente, ma da sola non basta a spiegare il rendimento fuori casa dell'Inter. Che soffre ma, rispetto alla scorsa stagione, lo fa insieme. Da squadra, senza disunirsi o smettere di lottare alle prime difficoltà. Spalletti è già riuscito a dare un po' d'anima, che prima non c'era. 

I CROSS DI CANDREVA - Per andare avanti, oltre a migliorare l'organizzazione e gli automatismi di gioco, bisogna tirare fuori le doti invocate dall'allenatore: più cattiveria, più velocità, più qualità e più intensità oltre alla capacità di prendersi responsabilità in momenti decisivi del match e in zone calde del campo. Ieri sera l'Inter ha giocato molto sulla fascia destra, dove Candreva (il più attivo) ha giocato una quantità industriale di palloni (ben 74 in 81 minuti, 30 persi), senza però riuscire a fare la differenza con 13 cross tentati e zero riusciti. Anche se da un suo traversone nasce l'episodio che causa il rigore dell'1-1. 

JOAO 'MOLLO' - Al Dall'Ara non c'è stato un nerazzurro che abbia spiccato sugli altri in positivo (tant'è che Sky inserisce D'Ambrosio tra i votabili per la palma di migliore in campo...) come dall'altra parte Verdi, autore di 9 (7 nel primo tempo!) dei 14 tiri effettuati da tutta la propria squadra. Invece il peggiore è stato Joao Mario. Non per l'occasione sprecata a inizio partita su assist di Candreva, ma per la sufficienza con cui ha giocato nel resto della gara, fino a quando Spalletti l'ha sostituito nella ripresa con Eder. Il quale ha dato la scossa e si è guadagnato il rigore (giusto, checché ne dica Donadoni) dell'1-1 trasformato da Icardi (per lui la miseria di 18 palloni toccati contro i 47 di Petkovic), non più biondo ma rasato a zero. Il trequartista portoghese è lontano parente del calciatore di qualità e quantità visto all'Europeo vinto l'anno scorso in Francia. Gioca senza grinta e dà l'idea di essere "mollo", prendendo in prestito l'espressione utilizzata da Malesani in una memorabile conferenza stampa ai tempi del Genoa. Prossimo avversario dell'Inter domenica pomeriggio a San Siro. Dove speriamo di rivedere il vero Joao Mario e non il Joao "Mollo" che ha perso le palle: 17 a Crotone e 11 (su 30 possessi) a Bologna. Sempre che Spalletti gli dia subito un'altra chance da titolare: le alternative nel suo ruolo sono Eder e Brozovic, un altro elemento da recuperare. L'allenatore riuscirà nella doppia impresa di far diventare Joao Mario cattivo e trasformare il centrocampista croato da anarchico e sregolato a ordinato e continuo? Questione di testa. Non della classifica, dove l'Inter resta almeno per qualche altra ora. 

@CriGiudici