Questione di testa. L'aspetto psicologico riveste un aspetto sempre più importante nel calcio moderno. Basti pensare a Inter-Bologna, che propone diversi casi esemplari. 

(DI) NUOVO RANOCCHIA - A poche ore dal calcio d'inizio i nerazzurri perdono per infortunio Joao Mario e Jeison Murillo, rimpiazzati nella formazione titolare da Kondogbia e Ranocchia. Quest'ultimo riceve la solita accoglienza da parte del pubblico di San Siro: già alla lettura delle formazioni si sentono dei mugugni e qualche fischio, ripetuti ai suoi primi interventi. Il difensore nerazzurro ci mette del suo partendo male, ma col passare del tempo prende fiducia e la sua prestazione sale di tono. 

KONDO DALLO PSICOLOGO - La svolta arriva 'grazie' a Kondogbia. Che al minuto 14 perde malamente palla a centrocampo dando il via all'azione del vantaggio del Bologna, per poi essere sostituito 14 minuti più tardi. Dalle tribune piovono fischi, Ranocchia corre a rincuorarlo e i fischi di disapprovazione si trasformano in applausi d'incoraggiamento. Andrea ci è già passato e sa benissimo cosa si prova in certi momenti, come spiega  ai giornalisti nel dopo-gara: "Kondogbia è un ragazzo forte, ha grandi qualità e deve continuare a lavorare sodo. Mi dispiace per lui, gli voglio bene. Se me lo toccate, vi ammazzo". Il centrocampista francese sta sbandando e forse avrebbe bisogno dell'aiuto di un mental-coach per rimettersi in carreggiata. Anche perché, complice l'ansia per riconquistarsi il posto in squadra, paga la voglia di strafare. Invece il difficile nel calcio è proprio giocare semplice, a uno o due tocchi: come ha fatto Gnoukouri, entrando in campo con personalità da vendere. Il lieto fine sarebbe stato il gol della vittoria che Ranocchia avrebbe potuto segnare all'ultima occasione: peccato. 

DE BOER CON LE PALLE - Nella ripresa Frank de Boer le prove tutte per vincere la partita. Inserire un attaccante in più (Eder) per supportare Icardi è una mossa che teoricamente ci può stare, ma che in pratica non dà i frutti sperati. Perché, togliendo Banega, consegna il centrocampo in mano al Bologna, che così può riprendere fiato e metri di campo. In ogni caso l'allenatore olandese (il quale non meriterebbe l'ironia che aleggia in certi studi televisivi per il suo italiano balbettante) dimostra di avere coraggio. Lanciando titolare il terzino Senna Miangue (classe 1997) e inserendo dalla panchina due '96: Gnoukouri e Gabriel Barbosa. 

GABIGOL FENOMENO DA BARACCONE - La chiusura è dedicata proprio al giovane attaccante brasiliano, arrivato dal Santos per una trentina di milioni. Prima di scatenarsi nei commenti accusandomi di remare contro l'Inter, chiedo ai lettori di cercare di comprendere bene il concetto che voglio esprimere. Premessa: non giudico le doti del giocatore, tantomeno il suo esordio in Italia negli ultimi 20 minuti dell'incontro. Ma critico il modo in cui vengono accolti (come dei messia) i giovani talenti stranieri, subito caricati di troppe pressioni. Colpa del marketing, una macchina da soldi che però rischia di investire alcune promesse, rovinando dei potenziali campioni futuri. E' un discorso generale, che non riguarda soltanto l'Inter, ma quasi tutti i grandi club. Gabigol è l'ultimo esempio in ordine di tempo, presentato nel giorno del 40esimo compleanno di Ronaldo (a proposito: chi si azzarda a paragonarli fa solo il male del ragazzo) nel palazzo dello sponsor che contribuì a portare il Fenomeno da Barcellona a Milano nel 1997. Nel mondo sempre più social di oggi, gli effetti si notano subito allo stadio. Dove numerosi tifosi smettono di guardare la partita per seguire il riscaldamento di Gabigol, che li saluta mandando baci alla folla in festa. Il suo ingresso in campo viene accompagnato dagli "ooohhh..." del pubblico, addirittura qualcuno arriva a rimproverare il portatore di palla per non avergliela passata subito e poi lui carica la curva andando a battere un calcio d'angolo. Lo chiediamo per il suo bene: non è esagerato? Il troppo storpia. 

@CriGiudici