Sara Meini è un'eminente giornalista e la terza donna della storia del calcio italiano, dopo Nicoletta Grifoni e Gabriella Fortuna, a fare la radiocronaca di una partita di Serie A su Radio Rai. Ha un passato da calciatrice per l’Acf Fiorentina, con la quale ha esordito anche in serie A, e Sara ha altresì maturato molta esperienza in campo giornalistico. Ha iniziato nel 1997 con calciomercato.com, per poi passare alla Rai, e infine, dopo le gavette in radio, è approdata nel 2012 nel programma che ha sempre sognato: “Tutto il calcio minuto per minuto”. Qui, in occasione di Fiorentina-Cagliari giocata il 12 marzo 2017, ha affrontato la prima radiocronaca in qualità di unica voce: La prima volta che accadeva allo stadio Franchi. Sara Meini è però un fiore raro, una delle poche donne che si sono riuscite a imporre nel panorama del giornalismo calcistico. 

Da quando ha esordito come radiocronista, pensa che in questo campo ci siano stati dei cambiamenti in positivo per le donne?
“Da quello che ho potuto notare, le giornaliste sportive sono aumentate, parimenti alle appassionate di calcio, ma ci sono ancora poche voci femminili nelle radiocronache o telecronache delle partite. Ho avuto la fortuna di trovare persone che mi abbiano dato fiducia, come Riccardo Cucchi, grazie al quale ho esordito in ‘Tutto il calcio minuto per minuto’. Per riuscire a svolgere questo lavoro, bisogna avere competenza e trovare persone che ti diano la possibilità di dimostrarlo. Spero che la tendenza si inverta, perché le donne possono tenere testa (e superare) gli uomini nel giornalismo calcistico”. 

Quali consigli vorrebbe suggerire a chi vuole incominciare il lavoro di radiocronista?
“Io venivo dal giornalismo, ho iniziato a calciomercato.com, ed è un campo che non c’entra nulla con la radiocronaca. Ho 38 anni, e ho iniziato questo nuovo lavoro nel 2012, imparando tutto da zero, dall’esperienza sul campo. Prima di esordire mi sono esercitata in radio, poi ho svolto il ruolo di seconda voce nel commento, e in questo modo ho potuto ammirare i radiocronisti esperti, cercando poi di imitarli. Successivamente mi riascoltavo, per capire gli errori. Non ci sono studi particolari da seguire, è un mestiere che si impara esclusivamente con l’esperienza”. 

Il Giornalismo sportivo è ancora a prevalenza maschile, cosa si può fare per invertire la tendenza? E quali sono le qualità che le hanno permesso di imporsi in questo ambiente?
“Per emergere sono state fondamentali la passione per il calcio e l’essere portata per questo lavoro. E per passione intendo quella vera, viscerale, insieme a tanto sacrificio. Tutto deve nascere dalla passione per il calcio, non per i calciatori, è ben diverso. Seguo i social, e purtroppo sono ancora tanti gli uomini che svalutano l’altro sesso quando si parla di calcio. Le tifose non mancano, ma per cambiare l’idea che l’uomo ha della giornalista donna, le donne non devono aver paura di parlare, dimostrando di conoscere il calcio e di avere un'eguale passione.”

Molte ragazze hanno la percezione che per raggiungere ruoli importanti nel giornalismo calcistico si debba essere come Diletta Leotta, a prescindere dalle competenze in materia, questo a causa dei modelli offertici dalla televisione, cosa ne pensa?
“Faccio una premessa, non mi sono mai messa le scarpe col tacco, piuttosto i tacchetti, quindi è più facile che mi paragonino a un calciatore piuttosto che alla Leotta (ride). L’estetica non riguarda minimamente il campo della radiocronaca, e non è fondamentale nemmeno nel giornalismo sportivo. In televisione, vediamo nei programmi di calcio delle presentatrici piuttosto che delle giornaliste. ‘Arrivare’ si può anche se non si è una modella, l’importante è metterci impegno e passione”. 

Da dove è scaturita questa sua passione per il calcio?
“Io ho sempre seguito la Fiorentina, ma i miei genitori non erano amanti del calcio, così ascoltavo la radiocronaca delle partite su Radio Rai. Il mio colpo di fulmine è stato l’arrivo a Firenze di Carlos Dunga. Mi sono innamorata calcisticamente di lui. Anche prima di Dunga ho sempre amato il calcio, tanto che scappavo da scuola per andare a vedere gli allenamenti della Viola. All’epoca giocavo, e volevo carpire ogni nozione, mi interessava la tecnica, la tattica, il calcio, non i poster con sopra l’idolo di turno”. 

Quali sono i prossimi obiettivi professionali e qual è il sogno che deve ancora realizzare?
“Ho già realizzato il mio sogno, lavorare per il programma ‘Tutto il calcio minuto per minuto’, spero solo di potervi restare il più a lungo il possibile. Ora spero che mia figlia Maddalena, che ha 4 anni, realizzi anche lei i sogni e gli obiettivi che si imporrà in futuro, proprio come è accaduto alla mamma, questo è il mio più grande augurio”.