Nel 2017 la Svezia ha battuto Francia e Portogallo, le finaliste dell’ultimo Europeo. Prima è toccato ai lusitani, anche se soltanto in un’amichevole di marzo, poi ai transalpini, il 9 giugno, in una partita che rischiava di compromettere la qualificazione diretta di Pogba e compagni. A dire il vero, la stessa Francia sconfitta allo scadere per quell’ errore di Lloris, a cui seguì la magia da centrocampo di Toivonen, anche nella gara di andata non era riuscita a surclassare gli uomini di Jan Andersson. Anzi, passata in svantaggio, dopo il pareggio ribaltò il risultato con un gol di Payet viziato da un fuorigioco di Griezmann. La verità è dunque molto strana e paradossale: nel Gruppo A, soltanto l’Olanda eliminata e tanto criticata ha messo in crisi questa Svezia. Sia all’andata (1-1) che al ritorno (2-0). Guarda un po’ il calcio! 
Mettiamo poi le cose in chiaro, lasciando in pace Ibra e il suo addio alla nazionale una volta per tutte: gli scandinavi, oltre all’allenatore, hanno cambiato circa sei, sette undicesimi della formazione con cui faticò moltissimo l’Italia di Conte a Euro 2016. Anche allora, tuttavia, fu uno scontro tra il nostro 3-5-2 alla ricerca dell’ampiezza e il 4-4-2 compatto degli svedesi. Venerdì sera, a quanto pare, i due schieramenti assumeranno le stesse forme. Partiamo da qui per analizzare i valori più lampanti e i movimenti più caratteristici della Svezia di Andersson, il  miglior allenatore dell’Allsvenskan 2015.

UN 4-4-2 SCOLASTICO? – Sminuire l’avversario come ho sentito fare da alcuni in questi giorni, credo sia una forma poco elegante di scaramanzia. Il 4-4-2 di Andersson non è affatto scolastico. In fase difensiva tende a compattarsi tutto dietro la linea della palla, nel tentativo di coprire il centro e di ostruire le linee di passaggio interne. L’ampiezza sul lato debole, per scelta e per conseguenza, viene consegnata praticamente agli avversari. Ecco forse uno dei motivi per cui Ventura è ritornato al 3-5-2. Una buona circolazione del pallone con frequenti cambi di gioco e cross sul secondo palo potrebbe dare non pochi fastidi agli svedesi. Specialmente venerdì, in assenza dello squalificato Lustig, il coriaceo terzino destro del Celtic, che tornerà a disposizione di Andersson soltanto a San Siro. Al suo posto, al momento, si parla di una conoscenza italiana, il bolognese Krafth.

 

Ma la modernità del 4-4-2 della Svezia non sta certo nella fase difensiva, che è, come vedete, piuttosto classica che “scolastica”, quando la squadra è compatta. Certe disfunzioni in transizione negativa, d’altro canto, (come quando la squadra si allunga o addirittura si spezza in due tronconi) derivano invece da una fase offensiva molto spregiudicata.

AUGUSTINSSON E FORSBERG – Nel 4-4-2 di Andersson i due esterni alti titolari giocano a piede invertito: sto parlando di Forsberg e Jimmy Durmaz (svedese dal sangue turco che, per questa volta, probabilmente partirà dalla panchina per via di un problema all’inguine da cui è appena uscito). Ma allora sul fondo a crossare chi ci arriva? Come in un 4-3-3, i rispettivi terzini (Augustinsson a sinistra, e di solito Lustig a destra), solo che in questo caso le punte in area sono due, più l’aggiunta dell’esterno opposto. Così ad esempio è nato il primo gol contro la Francia, in Svezia: la rete di Durmaz sul cross dalla sinistra di Augustinsson. 

 

In questo fondamentale, come anche nei calci piazzati (angoli e punizioni), Augustinsson è molto temibile (col Copenhagen nel 2016/2017 collezionò 15 assist tra campionato e Champions). Sulle palle inattive si divide i compiti con Forsberg, ma quando c’è da metterla in corsa, lungo la fascia, lì ci pensa lui. Anche perché Forsberg si accentra spesso e volentieri (come vedremo). Eccoli ancora,  stavolta contro il Lussemburgo, appena prima dell’incornata vincente di Berg, l’attuale capocannoniere della Svezia con 8 reti sulle 26 totali. 

 

CLAESSON O DURMAZ? Al posto di Durmaz, però, dovrebbe giocare Claesson, un altro esterno. Claesson però a piede invertito non potrà tirare, essendo un destro schierato sulla fascia destra. Le mansioni, comunque, restano quelle: venire dentro al campo a caccia di seconde palle. Sotto vediamo Forsberg e Claesson a rimorchio, sullo stacco perentorio di Berg. 

 

L’accentramento degli esterni avviene anche e soprattutto in un’altra zona del campo, quella tra le linee di difesa e centrocampo. Questo può accadere alternativamente o addirittura simultaneamente, come in questo caso specifico contro la Bielorussia. Durmaz e Forsberg galleggiano tra le linee in attesa di un’imbucata. Nel frattempo i due attaccanti della Svezia, con la loro stessa presenza, allungano e preoccupano la difesa avversaria. 

 

OLA RIFINISCE, MARCUS CONCLUDE-Tornando al fatidico 8-0 al Lussemburgo, possiamo osservare un altro bel movimento di Forsberg, innescato da un bel lancio di Lustig proveniente dalla destra. Notate anche il provvisorio scambio di ruolo tra Toivonen e Claesson; il primo incontro, il secondo all’attacco della profondità. 

 

Ola Toivonen è alto 1,91 ma ha classe e tecnica da vendere. Dopo essersi girato, mette in porta di prima Marcus Berg, ricevuta palla da Forsberg. Il movimento a sfondare di Claesson è dunque servito: Toivonen ha ricevuto libero tra le linee. 

 

Infine analizziamo un ultimo taglio, anche questo abbastanza frequente, sempre di Forsberg. Questo giocatore è di una imprevedibilità pazzesca, perché alle volte viene a prendersela dentro, tra centrocampo e difesa (come sopra), altre volte, quando decide lui, si spinge addirittura oltre le due punte, provando a sorprendere i difensori saliti ad accorciare.