La sorte può essere spesso beffarda e anche nel calcio una decisione discussa e contestata può rivelarsi un boomerang: lo ha imparato sulla sua pelle Aron Johannsson, attaccante classe '90 del Werder Brema che per un 'tradimento' non disputerà i Mondiali di Russia 2018. Tutto risale al 2013 quando lui, nato in Alabama da genitori islandesi e cresciuto sotto l'egida della federazione islandese, scelse di abbandonare l'isola per rispondere alla chiamata di Klinsmann e vestire la maglia degli USA "per avere più possibilità di giocarsi i Mondiali". Con la nazionale statunitense disputò un buon mondiale in Brasile nel 2014, ma quattro anni dopo quella decisione il karma sembra voler punire Johannsson: l'Islanda è stata la sorpresa degli Europei in Francia l'anno scorso e si è qualificata come prima del girone per i Mondiali di Russia 2018. E gli USA? Eliminati e ko all'ultima giornata contro Trinidad e Tobago. La mente torna a quel 2013, alle preghiere non esaudite da parte della federazione e dei tifosi islandesi ("Ci auguriamo che Aron cambi idea, è un islandese a tutti gli effetti e c’è bisogno di lui per le competizioni internazionali. Speriamo che anche la gente e i media lo sfidino a giocare con l’Islanda, la federazione gli ha già inoltrato la convocazione per la prossima partita. Non c’è logica per cui Aron rinunci alla sua identità calcistica islandese") di cambiare idea: forse qualche rimpianto ora Johannsson comincia ad averlo.