Per commentare la partita di ieri della Juventus a Barcellona bisogna partire da un presupposto che deve essere ben chiaro: i bianconeri hanno comunque perso, male per la verità, in uno degli stadi più insidiosi d'Europa, contro colui che è probabilmente il calciatore più forte del mondo nel suo massimo momento di forma, al debutto stagionale in Champions, privi di diversi potenziali titolari. Niente drammi eccessivi dunque, in vista di una stagione che si preannuncia lunga e complicata, ma che certamente poteva partire con un piede migliore, in Europa: anche se in molti ricordano di come l'Inter di Mourinho, a fine stagione campione di tutto con il mitico Triplete conquistato, cominciò la sua campagna di Champions proprio con una sconfitta in territorio catalano.

Certo, anche far finta di niente dopo l'ennesima batosta europea, ad alti livelli, non farebbe assolutamente il bene del club bianconero: perché quando l'avversario è di livello, la Juve dura solo un tempo? Perché Dybala e Higuain spariscono? Perché i nuovi acquisti non sembrano aver migliorato la squadra, fino ad ora? Allegri ha bisogno di tempo per lavorare, questo è pacifico. Ma anche il tecnico toscano, quando i livelli si alzano, sembra patire qualche difficoltà emozionale, forse dettata dalla troppa convinzione in sé stesso o dalla volontà di mostrare di essere capace di poter risolvere tutto a proprio modo. Mi spiego meglio: inappuntabile la scelta di puntare sul modulo collaudato, eccessiva la pretesa di presentarsi al Camp Nou con due deb, uno con la maglia della Juve in Champions (De Sciglio), l'altro addirittura nella massima competzione europea (Bentancur). Le assenze hanno sicuramente pesato, ma la scelta della formazione iniziale presenta queste due lacune.

Assurda poi la scelta di non portare terzini destri di ruolo in panchina, per avere la possibilità di dare il cambio proprio allo sfortunato De Sciglio, in realtà non malvagio fino al cambio: il fato ha voluto infatti che proprio l'ex Milan sia stato costretto ad abbandonare, per una distorsione alla caviglia, quando l'arbitro non aveva ancora mandato le squadre al riposo. Vero è che in panchina era presente Asamoah, terzino però mancino, e che Howedes, nuovo acquisto che può ricoprire quel ruolo, era infortunato: incredibile però lasciare fuori dalla lista Champions un terzino di esperienza come Stephan Lichsteiner, seppur i rapporti siano tesi a causa del mercato (ma non così tanto, visto che lo svizzero ha giocato con la fascia da capitano l'ultimo match di campionato contro il Chievo), ancora più strano inserire uno Sturaro palesemente fuori ruolo e infatti buggerato da Messi, senza inserire Rugani e spostatare Barzagli sulla fascia destra. Seppur a 36 primavere, il difensore azzurro avrebbe certamente interpretato meglio il ruolo, e probabilmente anche concesso meno alla scatenata Pulga. 

Un errore che un tecnico top non può permettersi, un errore non da Allegri, anzi: la memoria è subito corsa alla stagione 2011/2012 quando il livornese sedeva sulla panchina del Milan e, dopo aver battuto per 4-0 l'Arsenal nei quarti di finale di Champions League a San Siro, si presentò a Londra con due portieri di riserva in panchina (Amelia e Roma), sicuro di portare a casa la qualificazione. Il problema inverso, dunque, non penuria che porta a schierare un calciatore fuori ruolo ma abbondanza non richiesta, comunque dettata dalla stessa sicumera che a volte caratterizza l'allenatore ora alla Juventus: il resto è storia nota, 3-0 per l'Arsenal, Milan a un passo dall'eliminazione e Zlatan Ibrahimovic furioso con il tecnico (si parlò addirittura di contatto tra i due sfiorato). Fu probabilmente la partita che ruppe il giocattolo rossonero, in maniera definitiva: ieri Ibra non c'era, ma qualora ci fosse stato, cosa avrebbe pensato al momento dell'ingresso di Sturaro?

@AleDigio89