La Lazio vince la Supercoppa italiana al 93’, dopo che la Juve, sotto di due gol, l’aveva raggiunta tra l’84’ e 89’ con Dybala (un prodigio su punizione e un rigore) e deve ringraziare, oltre che se stessa, due dei suoi avversari: Massimiliano Allegri che ha messo in campo la squadra dell’anno scorso con almeno quattro fantasmi e Mattia De Sciglio, voluto fortemente dal tecnico e autore dell’errore che ha liberato Lukaku per l’assist vincente di Murgia. Senza il meritatissimo gol in extremis, la Lazio avrebbe presumibilmente perso ai supplementari perché Simone Inzaghi aveva in campo uomini stanchissimi e semi-acciaccati. Su tutti Ciro Immobile, autore dei primi due gol (rigore procurato e trasformato, colpo di testa vincente tra Benatia e Barzagli), che letteralmente non si reggeva in piedi. 
   
La Juve non solo ha perso, ma ha subìto tre gol che sono tanti contro una squadra che aveva una sola punta (Immobile) ed era piena di centrocampisti e difensori. Chissà cosa sarebbe accaduto se a Keita fosse stato permesso di giocare, anziché escluderlo per “scarsa serenità”. Dico questo scorrendo le note e gli appunti per scoprire che il giocatore con maggiore rendimento e continuità tra i bianconeri è stato Buffon. Decisivo su Basta e Lucas Leiva nel primo tempo (subito dopo il rigore della Lazio) e addirittura fondamentale per evitare il tris di Immobile e un altro allungo di Luis Alberto. 

Allegri ha sbagliato quasi tutto, dimostrando di essere rimasto a Cardiff. Sbagliato, prima di tutto, riproporre la Juve dello scorso anno senza Douglas Costa e Bernardeschi. Sbagliato scegliere Khedira anziché Marchisio. Sbagliato insistere con Cuadrado e non toglierlo già alla fine del primo tempo. Sbagliato inserire De Sciglio, sbagliato aspettare tanto per sostituire Mandzukic. Tra i giocatori male tutti, ma Higuain è stato nettamente il peggiore fino alla fine, partecipando mai alla manovra e non risultando decisivo nemmeno negli assist a Dybala (clamoroso errore all’inizio della ripresa).
  
Per contro la Lazio, nettamente inferiore alla Juve per qualità individuale, non ha sbagliato quasi nulla. Né quanto ad organizzazione, né quanto ad intensità. E’ stato il pressing, infatti, lo strumento che ha messo in difficoltà la Juve con il passare del tempo, costringendola a tutta una serie di errori sia in fase di costruzione, sia in fase di rilancio. Ripeto: a sbagliare era la Juve, ma a farla sbagliare è stata la Lazio. Naturalmente i biancocelesti hanno speso molto e da trequarti di partita in avanti hanno agito solo di contropiede.
    
E’ stata una gara avvincente, strana, dall’epilogo rocambolesco. Un po’ come l’inizio quando la Juve, in meno di cinque minuti, ha avuto tre occasioni (clamoroso il salvataggio di Strakosha su conclusione ravvicinata di Cuadrado) senza centrare il bersaglio. Se fosse accaduto, probabilmente avremmo assistito ad un’altra partita. Tuttavia non credo che la Lazio non sarebbe stata comunque aggressiva nella riconquista della palla e nella capacità di ribaltare l’azione, agevolata in questo da una Juve sbilanciata in almeno tre elementi: Cuadrado, Mandzukic e Alex Sandro. 

Non è solo una questione di marcature preventive, come ha sottolineato Alberto Zaccheroni, nella telecronaca per la Rai. Si tratta, piuttosto, di stabilire chi avesse più energia, più reattività, più gamba. Nella Juve nessuno tra i giocatori di movimento, almeno fino all’intervallo. Douglas Costa, entrato al 10’ della ripresa insieme a De Sciglio, ha cercato di cambiare il ritmo, riuscendovi in parte. Dybala, nullo nel primo tempo, si è riscattato con i tiri da fermo. De Sciglio, che ha rilevato Benatia (un altro che ha fallito), ha concesso il lasciapassare a Lukaku per l’ultima, e decisiva, azione della partita.
  
Per una volta, bene l’arbitro Massa. C’erano entrambi i rigori, nonostante a Roma qualche esaltato si aspetti modifiche in corsa al regolamento, c’erano i cartellini gialli. In ritardo solo quello per Pjanic (lo meritava già nel primo tempo). Sabato è già campionato e esordisce il Var. Nel domandarsi se sarà un aiuto o un intralcio, resta da ribadire che per la prima volta negli ultimi cinque anni la Juve fa meno paura a tutti.