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  • Juve camaleonte:|Senza cambiare gli equilibri

    Juve camaleonte:|Senza cambiare gli equilibri

    La proprietà commutativa applicata alla Juve: cambiando l’ordine dei giocatori, il risultato sul prato non cambia. Come pure l’idea: gioco organizzato, possesso palla, mentalità offensiva. Il resto è solo questione di targhe, tanto per identificare un modulo. Anche se all’inizio neppure Antonio Conte, che la catalogazione per numeri non ama, mai avrebbe pensato di utilizzarne così tante: dal 4-2-4 avvitato in estate al 4-3-3 che ha messo in discesa la stagione, fino all’evoluzione del 3-5-2 che ha reso normale lo straordinario. Lui si rifà al postulato iniziale, enunciato nei giorni del ritiro di Bardonecchia: «Non importa il modulo, ma come lo interpreti sul campo». Prima le testa, poi le gambe, che pure devono correre. Presentatosi con il manuale del 4-2-4, «giocheremo come ho fatto a Bari e Siena», ha finito per sfogliare tutta la biblioteca: alla grande, se domani contro il Lecce, la Juve può prendersi lo scudetto con due giornate di anticipo.


    L’avvio di Conte fu iperbolico, già nelle parole: «Ho un’idea precisa di calcio - si presentò lasciando la panchina del Siena - anche se molti dicono che la attuo in modo squilibrato. Ma per i numeri abbiamo la miglior difesa». È riuscito a stringere i bulloni anche in bianconero, se Buffon è il meno forato della A: 18 reti in 35 partite. La concorrenza più vicina, il Milan, ne ha beccati dieci di più. Non male per una squadra che tenta sempre l’assalto. E se proprio bisogna trarre ispirazione, perché non guardare al meglio. Difatti, ecco il divino Barça, evocato l’11 luglio:

    «Non vorrei fare un esempio irriverente - esordì Conte - ma se io guardo il Barcellona, vedo che sette giocatori non sanno difendere, eppure vincono e stravincono. Sette giocatori, sette, non uno». Alla fine la trincea era ridotta a tre: «Tre difensori, più il portiere». In fondo, l’arte o è plagio o è rivoluzione. Lui ha scelto la seconda, stravolgendo pure il suo recente curriculum. «Mi avevano dato del talebano», dirà poi, prendendosi la prima rivincita. In effetti, fino alla Juve, il suo 4-2-4 era stata una fede piuttosto solida. Così sarà anche nell’avvio bianconero: dura sei partite, Coppa Italia compresa. Urge arruolare Vidal tra i titolari, insieme a Pirlo e Marchisio: sarà la plancia di comando. Per la difesa e per l’attacco, visti i ventotto gol del centrocampo, anche meglio dell’attacco.

    Dall’officina esce altro: a Napoli, per la prima volta senza un pezzo (Marchisio), s’avvista il 3-5-2. Tiene anche nella tempesta, strappando il tre pari al San Paolo. Bravura e intuito: «Penso che questo modulo permetta di sfruttare al meglio le caratteristiche dei giocatori che abbiamo», spiegherà poi l’allenatore bianconero. Barzagli, Bonucci, Chiellini: dopo le infiltrazioni, e le critiche, di inizio stagione, da lì non passerà nemmeno una goccia. Di immutato, e immutabile, rimane l’atteggiamento, l’indole: «feroce». Tutto il resto, viene ormai in maniera quasi automatica, tanto da poter cambiare modulo in corsa, o appena prima del via, come contro la Lazio. Con perfida annotazione verso il nemico: «Noi sappiamo giocare in modi diversi, e gli altri?» La stessa cosa che, in molti, avrebbero detto della Juve, e di Conte, a settembre. Aver smentito tutti, è stata la sua grandezza.


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