La Juve (2-0 allo Stadium) va in semifinale di Coppa Italia (affronterà l’Atalanta in gara di andata e ritorno), ma il Toro ringhia per la genesi del secondo gol (fallo di Khedira su Acquah) che Doveri non ha annullato nemmeno dopo aver rivisto l’azione al Var. Sinceramente, a me, l’intervento scorretto dello juventino è sembrato evidente, considerato che Acquah è in vantaggio e gli sposta la palla. Sulla prosecuzione dell’azione (palla a Dybala che colpisce Baselli sulle terga e sfera che corre verso l’area del Torino), Mandzukic è il più lesto di tutti a mettere in rete.
   
Ribadito che, a mio giudizio, il gol è viziato da un fallo, la Juve ha tritato il Torino sul piano del gioco, dell’intensità, della voglia e, soprattutto, delle occasioni. Anzi, il 2-0 non è adeguato allo svolgimento della partita e al divario tecnico-agonistico tra le due squadre. Se la Juve avesse potuto contare su un Dybala più in palla le dimensioni della vittoria avrebbero ripetuto il 4-0 in campionato.
   
Il prossimo avversario della Juventus in Coppa sarà l’Atalanta (andata il 31 gennaio, ritorno il 28 febbraio), cioè la squadra che ha eliminato il Napoli con un clamoroso successo al San Paolo. Ricordando come è andata alla Juve sul campo di Bergamo in campionato (2-2 e rigore sbagliato da Dybala), sarà bene che gli uomini di Allegri non sottovalutino l’antagonista. In questo momento la Juve sta bene e potrebbe battere chiunque, ma non è detto che dopo la mini-sosta le condizioni generali siano le stesse. L’importante, comunque, è non mancare sul piano della determinazione e della mentalità. Quando la Juve gioca senza economie diventa anche più bella sul piano della manovra corale.
   
Contro il Toro, dopo appena 15 minuti, era già in vantaggio senza che l’avversario avesse quasi passato la metacampo. Il merito è stato di Douglas Costa che ha trasformato in un millimetrico sinistro all’incrocio dei pali, una sorta di flipper messo in atto da un cattivo controllo di Dybala, servito da Asamoah al limite dell’area. Neanche il tempo di respirare (16’) e, forse nella migliore azione in ripartenza, Dybala ha avuto la palla del raddoppio. Pjanic - ancora una volta tra i migliori - ha innescato Douglas Costa, il quale ha servito Dybala a sinistra che galoppava tutto solo. Giustamente l’argentino è entrato in area e, però, ha affrettato il tiro spedendolo alto.
   
Il Torino, fino a quel momento (e anche dopo) non pervenuto, si è fatto vivo attraverso un chilometrico rilancio del portiere Milinkovic Savic (17’). La parabola ha messo in difficoltà sia Sturaro (schierato a terzino destro), sia Rugani. Niang ha calciato di sinistro in diagonale dall’interno dell’area. Sulla conclusione - destinata quasi sicuramente in gol - è riuscito a metterci il piede Sturaro e la palla ha toccato il palo esterno finendo fuori.
   
Di Dybala ho accennato. Non gli è mancata la volontà, ma la precisione anche nei controlli più semplici. Di sicuro, però, se fosse stato in vena, un gol come quello fallito al 27’, lo avrebbe realizzato di certo. Pregevole l’azione. Cambio di gioco di Chiellini che pesca Douglas Costa sul lato lungo dell’area. Il brasiliano controlla benissimo, prima con il petto e poi con la testa, eludendo il diretto avversario, guadagna il fondo e serve un assist radente a Dybala. Il sinistro sembra a botta sicura, invece è centrale.
    
Fuori Sturaro per Lichtsteiner nella ripresa e da destra, subito, un invito dello svizzero. Prima, Mandzukic è anticipato di testa da N’Koulou, poi, su azione sempre iniziata da Lichtsteiner e rifinita da Douglas Costa, il croato sbaglia il tocco di destro da due passi. Errore clamoroso che, nel calcio, evoca la beffa. Invece la Juve segna con Mandzukic (67’), ma il Toro si scatena nelle proteste. Più di tutti il solito MIhajlovic che viene espulso. Il resto sono cambi, un paio di cartellini gialli e una partita che svapora con la Juve sempre padrona.