Qui non ci mettiamo a ragionare sulla classe (immensa) di Dybala. Semplicemente: non c’è niente da discutere, siamo di fronte ad un regalo celeste. Qui stavolta ci affidiamo ai numeri. E attraverso i numeri vogliamo fotografare il momento che lo sta vedendo protagonista, nel passaggio da campione a fuoriclasse, uno dei pochi degni di entrare nell'élite dei cinque-sei che in questo momento - nel mondo - decidono i destini delle partite. Dunque: in campionato Dybala ha segnato 8 gol in 4 partite, nemmeno giocate per intero. Su 360 minuti disponibili (più recupero), ne ha giocati "solo" 301. Significa che ha saltato un'ora di gioco. È tantissimo. In 301 minuti ha segnato 8 reti, un gol ogni 38 minuti che sta in campo. Se ci allarghiamo alla Supercoppa siamo a 10 gol in 5 partite. Sempre e comunque, la media è quella di due gol a partita. Su sei partite ufficiali giocate, ha timbrato in cinque, solo in Champions a Barcellona è rimasto a secco. Dovesse tenere questo passo, chiuderebbe il campionato a 76 gol. Fantascienza. Roba inimmaginabile. Ma questo è per rendere l’idea.

Torniamo a terra. Con la maglia bianconera Dybala ha segnato 52 reti in 100 presenze. Media comunque straordinaria: un gol ogni due partite. L'anno scorso El Diez (vorranno pur dire qualcosa i numeri che ci si porta addosso…) chiuse il campionato con 11 reti. Bene, ma non benissimo. Doppia cifra, ma avrebbe potuto fare di più. Il primo anno fece meglio: 19 gol in 34 partite, praticamente uno ogni due gare. È la stessa media - uno ogni due - che aveva all’Instituto, in Argentina. A Palermo questo lo score: 3 gol il primo anno di A, 5 tra i cadetti in serie B, 13 nel 2014-15 di nuovo in A, aveva 21 anni, era uno sbarbatello con un repertorio di colpi da urlo. In carriera: 231 partite ufficiali, 90 gol. Un gol ogni due partite e mezzo. Ad abbassargli la media, i primi due anni - di carburazione - a Palermo.

Insomma, finora il Dybala migliore ha segnato un gol ogni due partite. Lo scarto qualitativo - oggi, dopo quattro giornate di campionato - ha visto - letteralmente - raddoppiare la sua produzione. È come se una fabbrica che produce cento scarpe al giorno, di colpo, ne sfornasse duecento. Tutti i santi giorni. Segna d’astuzia, di potenza, affidandosi al suo talento, coronando azioni di squadra. Dybala sta segnando in tutti i modi. È cresciuto fisicamente. È cresciuto tatticamente. È cresciuto mentalmente. Se tutto fila liscio, questo sarà l’anno della definitiva consacrazione. In Europa nessuno sta segnando con la sua frequenza. Nella Liga comanda Messi: 5 gol in 4 gare. In Premier c’è Aguero: 5 gol in 5 partite (a proposito: tre argentini al comando…). In Francia ecco Falcao: 9 gol in 6 gare (media però più bassa di Dybala). In Germania, Lewandowski: 5 gol in 4 partite. Un unico neo, per Paulo: nelle 9 apparizioni con la maglia della nazionale argentina, non ha ancora segnato la miseria di un gol. Arriveranno anche quelli, tranquilli; e saranno il prodotto interno lordo utile al fuoriclasse Dybala per ambire - questa volta davvero - a raccogliere lo scettro di Messi: la sua ombra, il suo modello, la sua stella polare.