Juve e Napoli sono entrambe in testa al campionato a punteggio pieno, ma in condizioni molto diverse. Gli uomini di Sarri (seconda miglior difesa dietro l’Inter e alla pari dei bianconeri) hanno travolto, all’Olimpico, la Lazio in rimonta. La Juve, al contrario, ha penato contro una Fiorentina molto coriacea, ma che non ha mai tirato una volta nella porta di Szczesny.

Il Napoli vanta il miglior attacco del campionato, mentre la Juve ha Higuain che in cinque gare ha segnato due soli gol e anche contro i viola è stato di nuovo il peggiore in campo, insieme al solito Sturaro, schierato terzino come nella notte di tregenda a Barcellona. Una necessità o una provocazione

Guardando la partita e la progressiva emarginazione di Dybala dal cuore del gioco, mi domandavo chi mai avrebbe potuto segnare nella Juve B che Allegri ha scelto di mettere in campo a meno di quattro giorni dal derby. D’accordo far riposare qualche titolare, ma cambiarne cinque mi è sembrato troppo, perché la Fiorentina è squadra in ripresa. Sorprendente, poi, che fossero tutti difensori (compreso il portiere) e un centrocampista (Bentancur, buona la sua prova) e che neppure questa volta ci fosse spazio per Bernardeschi (ha sostituito Cuadrado negli ultimni dieci minuti) o Douglas Costa, sulla sinistra, con Mandzukic spostato al centro al posto del “pipa”, oggi come oggi sempre l’uomo in meno.

Scrivo di Mandzukic e dello sviluppo laterale della manovra perché proprio così, e solo così, la Juve ha giocato, sfruttando lo strapotere di Cuadrado su Biraghi e le incornate del croato, uno che c’è anche quando si stenta a vederlo. Mandzukic ha segnato al 7’ del secondo tempo, proprio su assist di Cuadrado da destra e pallone fortunatamente mancato da Higuain che, se l’avesse toccato, sarebbe incorso nel fuorigico.

Cuadrado, nonostante qualche intervento grottesco e qualche altro leggero, è stato di gran lunga il migliore in campo. Non solo per quanto ha fatto sul gol, ma anche su tutte le altre potenziali occasioni: 14’, cross basso per Higuain che è indietro di un passo;  20’, ancora traversone da destra con Mandzukic che colpisce e costringe i difensori della Fiorentiona in angolo;  26’, tiro da lontano dello stesso Cuadrado con Sportiello che devia in angolo; infine ancora cross per la testa di Mandzukic con Sportiello che ha bisogno di un doppio intervento.

La gragnuola di occasioni giustifica il risultato sul quale pesa, in  qualche maniera, la decisione presa da Doveri, in collaborazione con Orsato al Var, situata al 18’ della ripresa. Matuidi, uno dei più vivi, sfugge anguillescamente a Badelj lungo la corsia di sinistra, resiste ad uno strattone e, giunto al limite dell’area, viene steso. Doveri indica subito il rigore e Badelj accetta la decisione a testa bassa. Ma dal video parte il richiamo all’arbitro per rivedere l’azione nella sua fase finale. Il fallo è netto, ma fuori dall’area. A quel punto Doveri cambia non solo la decisione tecnica (da rigore a punizione), ma anche quella disciplinare (secondo giallo a Badelj e relativa espulsione).

Tutto giusto anche se sulla panchina della Juve, Allegri sbuffa e freme. Lo farà molto di più nel finale quando affiora la stanchezza e la sua squadra perde lucidità. Inserire Pjanic per Dybala dovrebbe servire a far girare più la palla, ma questo accade sempre meno perché la Fiorentina attacca in massa alla ricerca del pareggio che non arriva perché il pallone capita sui piedi sbagliati. Non quelli di Chiesa, né di Simeone, per capirci.Quando poi, a meno di un minuto dalla fine del recupero, Pjanic, anziché congelare il pallone e giocarlo corto con i compagni, prova l’improbabilissima conclusione da sessanta metri, l’allenatore della Juve vorrebbe mangiarselo.

Turnover o no, la Juve ha sofferto troppo. E mai sarebbe dovuto succedere disponendo di un’almeno teorica superiorità numerica. Il gioco latita, Higuain è un problema e il Napoli corre ad una velocità doppia. Anche se è presto, è ora di cambiare.